Da ieri alle 13 è disponibile online la puntata del podcast Pulp condotto da Fedez e Mister Marra dedicata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ecco un piccolo sunto di com’è andata
Nell’attesa intervista resa al podcast di Fedez e Mr. Marra, la premier Giorgia Meloni ha affrontato i nodi cruciali dell’attualità politica ed economica, partendo dalla guerra in Iran e dalla vulnerabilità strategica dell’Italia fino ad arrivare al tema caldo del referendum. I due conduttori si sono alternati nelle domande, con Marra che s’è incaricato di porre i quesiti più scomodi (e in alcuni casi contrariarla) e Fedez perlopiù nelle vesti del moderatore.
Una puntata senza particolari scosse, sostanzialmente in linea con le recenti uscite della premier, che ha potuto contare su quasi 50 minuti — domande escluse — per esporre le proprie ragioni. Nel complesso, un’operazione efficace dal punto di vista comunicativo e a basso coefficiente di rischio, complice l’assenza di un reale contraddittorio, come d’altronde accade in molte puntate del podcast. Alla fine, la sensazione è che il vero valore dell’intervista risieda più nel suo compiersi che nei contenuti.
SULLA GUERRA IN IRAN
In merito alle tensioni in Medio Oriente, la Presidente Giorgia Meloni ha espresso forte preoccupazione per le capacità tecnologiche raggiunte da Teheran, citando dati di “esperti indipendenti che dicono che l’Iran è arrivato a una capacità di arricchimento dell’uranio che viaggia intorno al 60 per cento”, un livello definito “molto superiore a quello che serve per l’uranio a scopi civili, molto vicino a quello che serve per produrre una bomba nucleare”.
Rispetto all’attacco statunitense, la premier ribadisce che “l’Italia non partecipa a questo attacco nei confronti dell’Iran e non intende partecipare. Il nostro lavoro è favorire una de-escalation“. Incalzata dai conduttori, aggiunge “il punto non è se ti piace la guerra o la pace, siamo seri”, sottolineando che condannare l’attacco statunitense senza certezze sarebbe uno scenario pericoloso per la sicurezza nazionale: “Se non ho queste certezze, ed essendo la sicurezza degli italiani a repentaglio, non è perché sono vigliacca o non lucida. Ma devo fare valutazioni più complesse e sapendo che avranno conseguenze per gli altri”. La premier ha infine chiarito che il ruolo dell’Italia resta diplomatico, pur dichiarandosi più ambiziosa del Ministro della Difesa Guido Crosetto su tale posizionamento.
SULLA SUBALTERNITÀ DELL’ITALIA
Un passaggio centrale dell’intervista è dedicato alla sovranità nazionale e al tentativo di svincolare l’Italia dalle dipendenze esterne. Sul punto dice che per anni “abbiamo dormito (…) Noi in questi anni siamo stati felici di dipendere sul piano militare dagli americani, sul piano energetico dai russi e sul piano delle materie prime dai cinesi. Poi sono arrivati gli shock: la pandemia, la guerra in Ucraina, adesso la guerra in Iran (…) abbiamo accettato di dipendere dagli Stati Uniti per la difesa, dalla Russia per l’energia e dalla Cina per le materie prime”, riconoscendo tuttavia gli sforzi del precedente governo per rendere più autonoma l’Italia sul piano dell’approvviggionamento.
Meloni rivendica di essere stata l’unico leader ad aver avuto il coraggio di dire che l’Italia deve investire nella propria difesa, poiché “se chiedi a qualcuno di farsi carico della tua sicurezza, non lo fa gratis”. Ha poi ricordato la vulnerabilità energetica pre-conflitto ucraino, quando il Paese dipendeva per il 40 per cento dal gas russo, una risorsa svanita “da un giorno all’altro”. Sui rincari energetici e dei carburanti, sottolinea che “nella stragrande maggioranza dei Paesi europei l’aumento dei prezzi della benzina è stato maggiore di quello che c’è stato da noi”, spiegando il contenuto dei recenti provvedimenti presi dal governo sulle accise. Nella sua prospettiva, oggi c’è “la necessità di costruire una maggiore capacità di autonomia economica e strategica dell’Europa” che sia ancorata al concetto di “neutralità tecnologica” e aggiunge che la virata sul “tutto elettrico” non contribuirebbe alla riduzione delle emissioni globali, dal momento che il principale fornitore, in quel caso, sarebbe “una delle nazioni più inquinanti al mondo”, la Cina.
SUL DECRETO SICUREZZA
Sollecitata da Fedez sull’articolo 31 del decreto “Sicurezza” la premier ha difeso le nuove norme riguardanti le attività dei servizi segreti e respinto ha respinto l’idea che tali provvedimenti conferiscano poteri illimitati agli apparati di sicurezza, spiegando che “l’intelligence non può autonomamente prendere queste decisioni, sono tutte attività che devono essere autorizzate dall’autorità delegata”. Secondo la Presidente, non si tratta di un “super potere” ma di una “necessità operativa” volta ad aggiornare strumenti già esistenti a fronte di un terrorismo in continua evoluzione.
SUL REFERENDUM
La Presidente ritiene la riforma Nordio “volutamente semplice perché i cittadini la possano capire”, contesta l’attuale sistema di nomina del CSM – affermando che “i partiti politici e i segretari dei partiti politici si mettono d’accordo e nominano ciascuno il proprio o i propri rappresentanti del CSM in base a quanto pesano”- e dichiara che il futuro meccanismo di sorteggio si baserà su una lista approvata con una maggioranza dei tre quinti del Parlamento, costringendo il governo a costruire un accordo con l’opposizione. Dal suo punto di vista, “separare le carriere significa rafforzare il principio costituzionale del giudice terzo e imparziale”. Cita inoltre statistiche sul rapporto tra magistratura inquirente e giudicante, riferendo che il giudice accoglie le richieste del pubblico ministero nel 95 per cento dei casi di convalida di decreti d’urgenza e nel 99 per cento dei casi di proroga di intercettazioni. “Il voto – sostiene – non è Meloni sì o Meloni no, ma è ‘vuoi più merito sì o no? ‘Vuoi liberare il Csm dal condizionamento della politica sì o no? Vuoi più efficienza sì o no’?”.
SUI TONI DELLA CAMPAGNA
In varie occasioni, Marra prova a portare l’intervista sulla questione dei toni assunti durante la campagna referendaria da ambo i fronti, obiettando che il risultato è portare l’elettorato verso un voto di pancia, ma la premier minimizza: “Non si può continuare a dire che i cittadini votano emotivamente perché ‘state sbagliando la campagna elettorale’. Per carità, in questa campagna si è detto di tutto e mi pare più dall’altra parte che dalla nostra. Ci sono stati errori, sono volate cose del tutto surreali, per carità”.
SULLE DIMISSIONI IN CASO DI SCONFITTA AL REFERENDUM
La premier conferma infine che non intende dimettersi in caso di sconfitta: “Non mi dimetterei perché è mia intenzione terminare il mandato. Quindi, se tu oggi voti No solo per mandare a casa la Meloni, potrebbe esserci il rischio che ti tieni sia la Meloni sia una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone”.


