I risultati del referendum sulla giustizia aprono a numerose riflessioni. Il centrodestra non ha ancora familiarizzato con il garantismo, il centrosinistra appare stretto tra la rivolta “anticasta” e il massimalismo. Intervista al prof. Stefano Ceccanti, già parlamentare per il PD, costituzionalista di area dem e tra i promotori del “Sì” al referendum
Il referendum sulla giustizia ha segnato la prima, importate, battuta d’arresto della maggioranza governativa. Un risultato, che per ampiezza e connotazione politica, apre una riflessione ampia sulle dinamiche che hanno orientato il voto. Il quesito referendario, tecnico e non immediatamente calato nella quotidianità dei cittadini, ha reso facile uno slittamento dal merito della riforma a uno scontro tra diverse fazioni politiche.
Ne abbiamo parlato con il prof. Stefano Ceccanti, tra i promotori della campagna per il “Sì” al referendum sulla giustizia da una posizione di sinistra riformista.
Secondo lei quali sono le principali ragioni per le quali si è imposto il “No”?
La campagna è stata deviata, anche per responsabilità decisiva di una parte della maggioranza e del Governo, dall’oggetto vero, un giudice sempre più terzo a favore dei diritti dei cittadini, a un oggetto inesistente, una presunta rivalsa del potere politico su quello giudiziario. Generando quindi paure per uno squilibrio tra poteri. Su questa base prevalente si sono poi innestati altri fattori, compreso il fatto che era la prima possibilità di poter chiamare in causa il Governo dopo tre anni e mezzo.
Il “No” ha vinto anche in territori attualmente amministrati dal centro destra, penso alle regioni di Abruzzo, Marche, Calabria, Sicilia o alle città di Lecce, Catania, L’Aquila e Trieste. Quale messaggio arriva?
Non c’è necessariamente un legame tra il colore politico di un’amministrazione regionale o locale e voto referendario, che caso mai tende a rispecchiare di più il voto politico. Ogni elezione ha la sua specificità e il suo livello di partecipazione. Quella delle amministrative vede meno partecipanti e maggiore peso di fattori locali.
Il “No” è arrivato in maniera molto massiccia dal Sud dell’Italia che ha anche partecipato meno alla consultazione elettorale. Come possiamo leggere questo dato?
Qui c’è il dato molto pesante della mancata mobilitazione del centrodestra che può avere cause molto diverse. Bisogna però tenere conto che la posizione garantista, che era in sostanza espressa dalla riforma, non era fino a poco fa tipica della maggioranza delle forze di centrodestra, alcune delle quali sono cresciute elettoralmente sulle rovine, anche giudiziarie, dei partiti della prima Repubblica. Questo spiega anche la confusione di parte della campagna della maggioranza e una parte dei problemi di mancata mobilitazione.
Secondo l’analisi dell’Istituto Cattaneo a pesare, tra gli altri aspetti, sono stati la mobilitazione dell’elettorato del M5S (rispetto alle elezioni europee del 2024) e, al contrario, la fatica a portare alle urne l’elettorato di centro destra. Come possiamo interpretare questi due movimenti contrari?
Del centro-destra ho detto, quanto al M5S il suo è un elettorato che comprende una quota di astensionisti intermittenti, che possono essere sollecitati al voto anche da argomenti anticasta. Se la riforma è presentata come la rivincita della casta della politica sulla magistratura è un buon propellente per il voto.
Lei è stato uno dei promotori della campagna per il “Sì” al referendum da una posizione riformista di sinistra. Oggi il centro sinistra si ritrova compattato, invece, grazie al “No”. Crede che vi sia una frattura interna allo schieramento progressista e, se sì, come ritroverà l’unità?
Temo purtroppo che in entrambi gli schieramenti possa scattare una deriva estremista. La maggioranza ha visto sconfessata una riforma garantista e sarà portata ad andare nel senso opposto del populismo penale, l’opposizione che ha vinto nel formato ristretto Pd, M5s, Avs sembra in queste prime ore presa da hybris da vittoria con tentazioni di delimitare lo schieramento a quei confini, senza bisogno di recuperare fratture e di espandere la rappresentatività della coalizione. Speriamo si tratti solo di effetti momentanei…


