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Tajani

Gasparri, Barelli, Martusciello: come Marina Berlusconi commissaria Tajani

Si prepara uno tsunami post-referendario anche dentro Forza Italia? Dopo il referendum sulla Giustizia, vinto dallo schieramento del No, la situazione per Antonio Tajani si sta complicando, e non poco.

In Forza Italia c’era chi aspettava al varco Antonio Tajani. In questi mesi il segretario ha pensato anche a coprirsi dall’area liberal che si sta venendo a creare sotto l’egida di Roberto Occhiuto, politico molto stimato dalla figlia del fondatore del partito, Marina Berlusconi.

La quale, adesso, non vuole apparire meno risoluta di Giorgia Meloni che, pur con qualche difficoltà, ha chiesto e ottenuto le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè.

LA DISFATTA DEL REFERENDUM PER FORZA ITALIA

Ma Tajani è arrivato stanco alla grande prova. Le ultime settimane sono state particolarmente ostiche per il vicepremier e Ministro degli Esteri, visibilmente in difficoltà in una dinamica internazionale sempre più imprevedibile e ingovernabile.

Poteva giovargli la ventata fresca del referendum, che invece si è abbattuta sul partito come un tifone. Un voto che proprio per Forza Italia doveva avere un valore simbolico e serrare i ranghi, ma non ha portato nulla di buono. Gli azzurri sono infatti i grandi sconfitti nel centrodestra: il risultato nelle regioni che governano al Sud – su tutte Calabria, Sicilia, Basilicata – è una figuraccia che non è passata inosservata.

LE MOSSE DI MARINA: GASPARRI, BARELLI E TAJANI NEL MIRINO

Così anche Marina Berlusconi potrebbe muovere le sue pedine. Nel mirino ci finiscono tre pilastri del partito guidato da Tajani: i due capigruppo alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, da tempo nel mirino di chi chiede uno scarto generazionale all’interno del partito, e il capo delegazione all’Europarlamento Fulvio Martusciello, azzoppato dall’inchiesta Huawei. Intanto Barelli, intervistato oggi da Repubblica, svicola: “non so niente”, “a me non hanno detto niente”.

La strategia di sostituire i capigruppo delle Camere mira a Tajani per almeno due motivi: il primo è quello di colpirlo sul versante economico, dal momento che i gruppi delle Camere sono anche dei centri amministrativi; il secondo è che verranno meno alcuni degli uomini che allo stato attuale si occupano dell’organizzazione del partito anche sul territorio. Di fatto si va verso un commissariamento di Tajani.

DENTRO MULÈ E CRAXI?

Al posto di Maurizio Gasparri si fa il nome di Stefania Craxi e per Barelli qualcuno fa il nome di Giorgio Mulè, che ha lavorato molto in questi mesi sia all’esterno che anche all’interno del partito come oppositore per esempio del governatore siciliano Renato Schifani. Molto più complicato il ricambio all’Europarlamento, ma la vicenda giudiziaria imporrà in ogni caso il cambio di passo.

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