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Perché l’Italia ha negato l’uso della base di Sigonella agli Usa

Il no di Crosetto ai bombardieri USA impiegati nella guerra in Medio Oriente e il precedente tra Craxi e Reagan

Secondo il Corriere della Sera, venerdì l’Italia avrebbe negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base aerea di Sigonella per il transito di alcuni bombardieri diretti verso il Medio Oriente.

La decisione, rimasta inizialmente riservata, è stata assunta dal ministro della Difesa Guido Crosetto a seguito di una comunicazione d’urgenza ricevuta dai vertici militari americani. Il diniego di Roma si fonda sul mancato rispetto dei protocolli di consultazione preventiva e sulla natura delle operazioni, che non rientrerebbero nel perimetro dei trattati bilaterali che regolano l’uso delle basi militari nel territorio nazionale.

IL CASO DIPLOMATICO E LA CATENA DI COMANDO

L’allerta è scattata quando lo Stato maggiore dell’Aeronautica ha rilevato che i piani di volo di alcuni velivoli strategici statunitensi prevedevano lo scalo nell’hub siciliano senza che fosse stata presentata alcuna richiesta formale di autorizzazione.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, attuale vertice operativo delle Forze Armate, è stato informato della situazione mentre i bombardieri americani erano già in volo. Portolano ha immediatamente contattato il ministro della Difesa Guido Crosetto per riferire che i vertici militari italiani non erano stati consultati preventivamente. Su mandato diretto dell’autorità politica, è stato lo stesso generale a comunicare al Comando statunitense il divieto di atterraggio.

IL NODO TECNICO DEI TRATTATI E IL “CAVEAT”

Le verifiche condotte dalle autorità italiane hanno accertato che i voli in questione non avevano natura logistica o ordinaria, requisiti necessari per l’attivazione automatica delle procedure previste dagli accordi in vigore. Gli aerei indicati nel piano di volo risulterebbero inoltre gravati dal cosiddetto “caveat”, una clausola che ne impedisce l’atterraggio in basi nazionali senza un’esplicita autorizzazione politica, salvo casi di estrema emergenza.

La scelta di Guido Crosetto riflette la linea già espressa in sede parlamentare, dove il ministro ha ribadito l’impegno a sottoporre alle Camere ogni operazione militare che ecceda i trattati vigenti.

IL PRECEDENTE STORICO E LA SVOLTA DI ROMA

L’episodio richiama inevitabilmente alla memoria la crisi diplomatica del 1985, quando il Presidente del Consiglio Bettino Craxi si oppose fermamente alle pretese del Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan di prelevare i terroristi palestinesi responsabili dell’attentato alla nave Achille Lauro proprio dalla base di Sigonella. Nonostante le profonde divergenze di contesto, il fermo di Roma ripropone la questione della sovranità nazionale dinanzi ad azioni non contemplate dalle intese bilaterali di difesa.

L’IMPATTO DIPLOMATICO E IL PARALLELO CON LA SPAGNA

Resta ora da valutare l’impatto diplomatico sulle relazioni con l’amministrazione Trump e se l’esecutivo intenda così formalizzare un inasprimento del giudizio sull’offensiva statunitense in Medio Oriente.

La postura italiana sembra infatti avvicinarsi alla linea assunta ieri da Madrid, sebbene il governo spagnolo abbia adottato misure ancor più restrittive, estendendo l’interdizione non solo agli scali nelle basi ma anche al sorvolo dell’intero spazio aereo nazionale.

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