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Lovaglio Delfin

Perché Delfin può cambiare le sorti di Lovaglio a Monte dei Paschi

All’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena fissata per 15 aprile sarà decisivo il ruolo della holding Delfin, prima azionista: Milleri appoggerà Lovaglio o deciderà di astenersi?

Finora il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi ha fatto tutto il possibile per escludere dalla corsa per il rinnovo dei vertici l’ex amministratore delegato Luigi Lovaglio. Dopo avergli ritirato le deleghe e averlo sospeso dall’incarico di direttore generale, ieri è arrivata anche la notizia della risoluzione del rapporto di lavoro per “giusta causa”.

Lovaglio può però ancora sperare nell’appoggio di Francesco Milleri, ad di Delfin: holding della famiglia Del Vecchio, primo azionista della banca senese, ha sciolto le riserve confermando che parteciperà all’assemblea del 15 aprile con tutte le sue quote, smentendo le ipotesi di un possibile disimpegno.

PERCHÉ LOVAGLIO È STATO LICENZIATO

Secondo la banca di Siena, il licenziamento di Lovaglio si è reso necessario perché il banchiere avrebbe comunicato sul gong e senza preavviso la propria adesione alla lista di minoranza presentata da Plt Holding, tornando così in pista come candidato al ruolo di CEO, in contrasto con l’indicazione del cda uscente, che lo vorrebbe fuori dai giochi. La mossa segna la frattura definitiva tra il manager che ha risanato Mps e l’ha guidata nell’offerta di acquisto su Mediobanca e il consiglio uscente, che intende invece affidare il comando a Fabrizio Palermo, attuale amministratore delegato di Acea ed ex vertice di Cassa Depositi e Prestiti.

DELFIN AGO DELLA BILANCIA

In soccorso di Lovaglio arriva la notizia, circolata ieri, che Delfin ha deposito tutte le sue quote per partecipare all’assemblea del 15 aprile. Le opzioni per l’ad Milleri sono diverse e spaziano dal sostegno esplicito a Lovaglio, che gode della sua stima, a una più cauta astensione strategica. Quest’ultima ipotesi permetterebbe a Delfin di non votare le liste per poi pesare in modo decisivo nella seconda votazione sui singoli nomi, influenzando così la composizione finale del nuovo CdA.

Difficile prevedere come andrà, di sicuro però “la presenza di Delfin in assemblea”, scrive il Sole 24 Ore, “apre nuovi scenari. E preannuncia così un’affluenza piena a Siena, probabilmente vicina se non superiore al 70%, con il suo primo azionista destinato a divenire, insieme al mercato, l’ago della bilancia nella partita che ridisegnerà la governance della banca”.

L’OMBRA DELLA BCE

Mentre Lovaglio cerca di riconquistare la banca facendo leva sul mercato, un alleato inaspettato potrebbe arrivare da Bruxelles. La BCE ha infatti espresso perplessità sulla figura di Fabrizio Palermo, poiché il timore della Vigilanza riguarderebbe la sua esperienza specifica nel settore bancario, giudicata potenzialmente insufficiente per guidare un istituto complesso come MPS. Un rischio concreto, dato che la BCE ha il potere di bloccare una nomina anche dopo l’assegnazione dell’incarico, e uno spettro che aleggia pesantemente sulla candidatura sostenuta dal board e gradita a Caltagirone, che pure difende la sua scelta.

IL PARERE POSITIVO DEI PROXY ADVISOR

Sul fronte dei consulenti istituzionali, il quadro appare contrastante. ISS e Glass Lewis hanno espresso parere favorevole sulla lista presentata dal CdA uscente, ma sollevano dubbi sulla trasparenza dei processi di selezione. Peraltro ISS consigliava agli investitori di bocciare la candidatura di Nicola Maione alla presidenza durante la seconda fase del voto, elemento non confermato nel report Glass Lewis.

La partita di Siena resta dunque apertissima: tra veti incrociati, tecnicismi statutari e il peso dei grandi azionisti, il 15 aprile si scriverà un capitolo decisivo e ancora incerto per la banca più antica del mondo.

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