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Oltreconfine

Il nuovo presidente dell’Iraq, l’erede di Kim Jong-un, Xi incontra i nazionalisti di Taiwan. Che si dice Oltreconfine

Oltreconfine, la rassegna stampa internazionale di Policy Maker

OLTRECONFINE: NIZAR AMIDI ELETTO PRESIDENTE DELL’IRAQ: SBLOCCATO LO STALLO POLITICO

Il Parlamento iracheno ha eletto sabato scorso Nizar Amidi nuovo presidente della Repubblica. Lo riferisce l’Associated Press, secondo cui l’ingegnere curdo, membro del bureau politico dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), ha ottenuto 227 voti al secondo turno di votazione, superando nettamente l’avversario Muthanna Amin Nader (15 voti).

Al primo turno Amidi aveva già raccolto 208 preferenze, senza però raggiungere la maggioranza dei due terzi necessaria. L’elezione arriva con oltre cinque mesi di ritardo rispetto alle elezioni parlamentari del novembre 2025, che non avevano prodotto una maggioranza chiara, e con più di due mesi di sforamento della scadenza costituzionale (30 giorni dalla prima seduta del nuovo Parlamento). Amidi, originario della provincia di Dohuk, ha precedentemente lavorato come consigliere di due presidenti curdi: Jalal Talabani e Fouad Massoum. Succede ad Abdul Latif Rashid. Secondo la convenzione politica irachena, la presidenza spetta sempre a un curdo, la carica di primo ministro a uno sciita e quella di speaker del Parlamento a un sunnita. Amidi ha battuto anche il ministro degli Esteri Fuad Hussein, candidato del rivale Partito Democratico del Kurdistan (KDP), confermando la storica competizione tra le due principali forze curde per questa posizione.

Il voto si svolge in un contesto estremamente delicato. L’Iraq è ancora scosso dalle conseguenze della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Le milizie filoiraniane hanno attaccato basi e installazioni americane sul territorio iracheno, oltre a infrastrutture energetiche critiche. In risposta, Washington e Tel Aviv hanno condotto raid aerei contro queste milizie, causando anche vittime tra i militari iracheni regolari. La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran ha inoltre paralizzato gran parte delle esportazioni di petrolio, da cui dipende l’economia irachena. Il Paese si trova così schiacciato tra le pressioni iraniane (attraverso le milizie della Mobilizzazione Popolare, PMF) e quelle americane, con il rischio di essere trascinato ulteriormente nel conflitto regionale.

Una volta insediato, il nuovo presidente ha 15 giorni di tempo per incaricare il candidato del blocco parlamentare più grande di formare il governo. Il principale schieramento sciita, il Coordination Framework (vicino all’Iran), aveva annunciato a gennaio la candidatura dell’ex premier Nouri al-Maliki, nonostante le forti obiezioni di Washington. Ora dovrà decidere se confermare Maliki o optare per un altro nome. Il premier uscente ad interim, Mohammed Shia al-Sudani, si era inizialmente fatto da parte proprio per favorire Maliki. L’elezione di Amidi rappresenta un passo importante per sbloccare l’impasse politica, ma non risolve le profonde divisioni interne né le tensioni regionali. L’Iraq deve ora trovare un equilibrio fragile tra sovranità nazionale, rapporti con Washington e influenze iraniane, mentre cerca di rilanciare un’economia colpita duramente dalla crisi energetica.

KIM JONG-UN PRESENTA LA FIGLIA JU-AE AL COMANDO DI UN CARRO ARMATO: LA COREA DEL SUD LA INDICA COME EREDE UFFICIALE

Kim Jong-un ha fatto pubblicare lo scorso mese, attraverso i media di Stato nordcoreani, un video e delle fotografie che mostrano sua figlia, Kim Ju-ae, che ha circa 13 anni, alla guida di un pesante carro armato durante un’esercitazione militare. Lo riferisce il New York Times, che spiega come nel filmato la ragazza sporga la testa dal portello del guidatore mentre il padre, il leader nordcoreano, è sdraiato sullo scafo dietro di lei, sorridente, e si china di tanto in tanto per parlarle. Si tratta dell’ultima di una serie di apparizioni pubbliche che hanno alimentato le speculazioni su un possibile ruolo di successione.

L’agenzia di spionaggio nazionale della Corea del Sud (NIS) ritiene ora che Kim Ju-ae sia stata ufficialmente scelta come erede del padre. L’analisi non si basa su indizi circostanziali, ma su “intelligenza credibile” raccolta dall’agenzia. Gli esperti interpretano l’immagine della ragazza al comando di un veicolo da combattimento come un messaggio deliberato: evidenziare le sue “eccezionali” qualità militari e ridurre lo scetticismo verso un’erede donna in un sistema politico profondamente patriarcale.

Dalla fondazione della Corea del Nord nel 1948, tutti i leader supremi – nonno, padre e ora Kim Jong-un – sono stati uomini. L’esperto Lim Eul-chul, dell’Istituto per gli Studi sull’Estremo Oriente di Seoul, spiega che esporre Ju-ae fin da giovane a un’immagine marziale è una strategia calcolata per costruirle la legittimità necessaria a governare. “Per una donna che aspira al ruolo di leader supremo è fondamentale dimostrare di possedere esperienza e conoscenze militari pari a quelle degli uomini”, ha detto. “Costruire una narrazione di coraggio è molto importante”.

Kim Ju-ae è stata rivelata per la prima volta al mondo nel 2013 da Dennis Rodman. La sua prima apparizione pubblica risale al 2022, durante un test di lancio di un missile balistico intercontinentale. Nel 2026 ha accompagnato il padre in numerose occasioni: ispezioni di fabbriche di armi, lanci di missili, esercitazioni con pistole e fucili di precisione insieme a generali dell’esercito. Secondo gli analisti, Kim Jong-un starebbe preparando la successione con largo anticipo, mentre è ancora giovane, per smorzare sul nascere possibili obiezioni interne. Nel tempo, Ju-ae verrà mostrata mentre condivide gioie e dolori del popolo nordcoreano, trasformando eventuali resistenze iniziali in una rassegnata accettazione.

L’agenzia sudcoreana aveva in passato indicato che Kim Jong-un potrebbe avere fino a tre figli, con ipotesi su un figlio maschio maggiore. Tuttavia, Lim Eul-chul si dice scettico sull’eventualità che un figlio “nascosto” possa improvvisamente emergere: Kim Jong-un ha sempre mostrato maggiore trasparenza sulla propria famiglia rispetto al padre e al nonno, come dimostra il ruolo pubblico della moglie Ri Sol-ju e della sorella Kim Yo-jong (anch’essa in passato considerata possibile erede). Ju-ae è stata ritratta non solo come figlia devota, ma anche come figura in erba diplomatica: nel 2024 ha incontrato l’allora ambasciatore russo in Corea del Nord. In alcune fotografie ha persino avuto la precedenza sul padre – decisione che, secondo gli osservatori, non sarebbe stata possibile senza l’approvazione esplicita di Kim Jong-un. Pyongyang sta insomma già lavorando per preparare una transizione dinastica al femminile, la quarta generazione della famiglia Kim, superando le barriere di genere attraverso un’esposizione precoce al mondo militare e il culto della personalità.

XI A CHENG LI-WUN: L’UNIFICAZIONE CON TAIWAN È UNA “INELUTTABILITÀ STORICA”

Il cinese Xi Jinping ha incontrato venerdì Cheng Li-wun, presidente del Kuomintang (KMT), principale partito di opposizione taiwanese. Come spiega il Financial Times, si tratta del primo faccia a faccia tra un leader del KMT e Xi dopo dieci anni. Nel corso del colloquio, avvenuto nella Grande Sala del Popolo a Pechino alla presenza dell’intera Commissione permanente del Politburo, Xi ha ribadito con forza la posizione di Pechino: l’unificazione con Taiwan rappresenta una “ineluttabilità storica” e il “grande trend” di riavvicinamento tra i compatrioti delle due sponde dello Stretto non cambierà, indipendentemente dalle trasformazioni internazionali. “L’indipendenza di Taiwan è il principale responsabile della distruzione della pace nello Stretto e noi non la tollereremo né la permetteremo in alcun modo”, ha avvertito il leader cinese.

Cheng Li-wun ha definito il proprio viaggio una “missione storica per la pace”, sottolineando la volontà del KMT di favorire dialogo e scambi. Il partito nazionalista, tradizionalmente favorevole a rapporti più stretti con la Cina continentale, si contrappone al Partito Progressista Democratico (DPP) del presidente Lai Ching-te, che governa Taiwan dal 2024 e rifiuta di riconoscere la sovranità di Pechino.

Al termine dell’incontro, riferisce il Financial Times in un altro articolo, l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha annunciato un piano in 10 punti per rafforzare i legami reciproci: ripresa di più voli diretti attraverso lo Stretto, maggiore importazione di prodotti agricoli e ittici taiwanesi e facilitazioni per la diffusione di drammi televisivi taiwanesi sul mercato continentale. La visita di Cheng ha suscitato polemiche a Taipei: il DPP teme che l’opposizione possa indebolire la posizione di fermezza del governo e offrire a Pechino uno strumento per dividere l’opinione pubblica taiwanese. Il KMT, invece, sostiene che solo attraverso il dialogo si possa evitare il rischio di conflitto. L’incontro arriva in un momento delicato per le relazioni internazionali, con Washington che osserva con attenzione gli sviluppi nello Stretto di Taiwan. Xi ha ribadito la disponibilità di Pechino a cooperare con tutte le forze politiche taiwanesi che condividano il principio di opposizione all’indipendenza formale.

In sintesi, il vertice Xi-Cheng rafforza la strategia cinese di “unificazione pacifica” combinata a pressioni militari e incentivi economici, mentre evidenzia la profonda spaccatura interna a Taiwan tra chi spinge per maggiori legami con la Cina e chi difende strenuamente l’attuale status di indipendenza de facto.

 

 

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