Bulgaria, vittoria storica di Rumen Radev. L’ex pilota militare apre una nuova era politica per Sofia: cosa cambia per l’Europa e perché a Bruxelles si teme un nuovo fronte filorusso
La Bulgaria sembra aver trovato finalmente trovato la quadra rispetto all’instabilità politica degli ultimi cinque anni. Rumen Radev, ex generale dell’aeronautica ed ex capo dello Stato, ha ottenuto una vittoria schiacciante nelle ottave elezioni anticipate dal 2021, conquistando una maggioranza che gli consentirà, con ogni probabilità, di governare senza la necessità di coalizioni fragili: un dettaglio non da poco per un Paese povero e instabile, che dal 2021 ha visto succedersi sette diversi primi ministri.
A Bruxelles intanto ci si chiede se a Sofia sta nascendo un nuovo governo filorusso, proprio nel momento in cui il modello di Viktor Orbán in Ungheria sembrava al tramonto.
LA BULGARIA TORNA ALLA STABILITÀ
Con oltre il 60% delle schede scrutinate, il movimento Bulgaria Progressista guidato da Rumen Radev ha ottenuto circa il 45% dei consensi, garantendosi una maggioranza assoluta stimata tra i 131 e i 134 seggi sui 240 totali dell’Assemblea nazionale.
Un risultato che segna il crollo dei partiti tradizionali: i conservatori di Gerb-Sds, guidati dall’ex primo ministro Boyko Borissov, si sono fermati al 13,1%, perdendo undici punti rispetto alle precedenti consultazioni. Anche il partito Dps del leader e oligarca Delyan Peevski ha registrato una contrazione, attestandosi intorno al 5-6%.
L’affluenza alle urne ha superato il 50%, dato più alto dal 2021, un segnale di superamento dell’apatia politica che aveva caratterizzato la nazione balcanica negli anni della pandemia e delle crisi di governo.
DA PRESIDENTE A PRIMO MINISTRO
Il cammino verso le elezioni era iniziato a gennaio, quando lo stesso Radev aveva rassegnato le dimissioni anticipate dalla carica di presidente della Repubblica per fondare il progetto politico Bulgaria Progressista.
Durante la campagna, l’ex top gun ha sfruttato il proprio background militare per consolidare l’immagine di patriota incorruttibile sceso in campo per smantellare uno stato mafioso. La sua promessa elettorale principale si è infatti concentrata sulla lotta contro l’oligarchia che controlla istituzioni, media e imprese.
RADEV FILORUSSO ALLA ORBAN?
Dal punto di vista dell’Europa, la questione politica della vittoria di Rumen Radev è la futura postura internazionale della Bulgaria. Si teme infatti che il Paese possa trasformarsi in un nuovo cavallo di Troia russo all’interno dell’Unione Europea, sul modello dell’Ungheria di Viktor Orbán.
Il neo-premier rifiuta l’etichetta di “filorusso”, proclamandosi piuttosto “filobulgaro”. Di certo c’è che Radev non è un’entusiasta dell’ingresso di Sofia nei Ventisette – pochi mesi fa tentava di bloccarne l’adesione con un referendum – ed è contrario all’invio di aiuti militari a Kiev, posizione che lo ha portato nel 2023 a scontrarsi apertamente con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante la sua visita a Sofia.
Il neo-vincitore ha già annunciato che la Bulgaria, in quanto Paese più povero dell’Ue, non trarrebbe beneficio dal finanziamento del conflitto e ha manifestato l’intenzione di riaprire i canali con il Cremlino per l’importazione di petrolio e gas, pur precisando di non voler porre veti alle decisioni comuni di Bruxelles. Il rischio sembra comunque contenuto: il mandato di Radev è forte, ma un allineamento radicale a Mosca gli costerebbe nuove tensioni che potrebbero rivelarsi fatali, oltre al fatto che il Paese non vuole rinunciare ai finanziamenti dell’Ue.
CHI È RUMEN RADEV
Nato a Dimitrovgrad il 18 giugno 1963, Rumen Radev è un ex generale ed esperto pilota militare di 62 anni. La sua formazione si è svolta nell’Aeronautica militare bulgara, con un perfezionamento negli Stati Uniti presso l’Accademia di guerra aerea di Maxwell.
Ha ricoperto incarichi di vertice come vicecomandante tra il 2009 e il 2014 e successivamente come comandante in capo dell’Aeronautica bulgara dal 2014 al 2016. È entrato in politica nel 2016 come candidato indipendente sostenuto dal Partito Socialista, vincendo le elezioni presidenziali contro Tsetska Tsacheva, candidata del premier uscente Boyko Borissov.
Nel 2021 è stato riconfermato alla presidenza con il 66,7% dei voti al ballottaggio contro Anastas Gerdjikov. Durante i suoi mandati presidenziali si è distinto per posizioni euroscettiche “soft”, chiedendo tra l’altro un referendum sull’entrata della Bulgaria nell’euro, da lui ritenuta prematura. Nel gennaio 2026, a seguito delle dimissioni del premier Rossen Zhelyazkov e delle proteste di piazza, ha lasciato la presidenza per guidare direttamente la sfida governativa.


