Lo stallo su Federico Freni alla Consob perdura. Forza Italia rinnoverà il suo veto al Consiglio dei ministri di domani? Tutti gli ostacoli alla nomina e l’incrocio con il rimpasto del sottogoverno
L’esecutivo è a lavoro da settimane per risolvere il puzzle del sottogoverno. Uno dei nodi più spinosi riguarda la nomina di Federico Freni alla guida della Consob, dove il leghista raccoglierebbe il testimone di Paolo Savona, il cui mandato è scaduto a marzo.
Sull’ufficialità pesa però il veto di Antonio Tajani, nel frattempo alle prese con le beghe interne a Forza Italia. La situazione
IL VETO DI TAJANI E L’IPOTESI CORNELLI
La posizione del segretario azzurro su Freni non è una novità. Già a gennaio, quando Tajani si oppose al primo tentativo di nomina, il suo portavoce Raffaele Nevi chiarì che la designazione di un profilo prettamente politico alla guida della Consob “non ha mai convinto” il partito. Come alternativa, i forzisti avevano messo sul tavolo il profilo tecnico di Federico Cornelli, attuale commissario dell’Authority e tuttora virtualmente in corsa, sebbene la Lega non sembri incline a rinunciare al proprio nome.
IL NODO TECNICO: PORTE GIREVOLI E DECRETO CAPITALI
Oltre alla natura politica della nomina, su Freni pesano anche rilievi di carattere istituzionale. Il punto critico riguarda il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli”. Freni, nel suo ruolo al Mef, è stato l’architetto del decreto Capitali, la riforma che ha ridisegnato gli equilibri dei consigli di amministrazione, impattando direttamente su partite finanziarie di primissimo piano, come quella di Mediobanca.
Il dubbio, attualmente al vaglio dell’Avvocatura dello Stato, è se chi ha materialmente redatto le norme possa poi passare a vigilarne l’applicazione. Un dossier che scotta, anche perché — come sottolineato dal Fatto Quotidiano — potrebbe finire sotto la lente delle authority europee (Eba, Esma ed Eiopa), pronte ad avviare verifiche sull’indipendenza dei garanti nazionali dal potere esecutivo entro il prossimo anno.
FORZA ITALIA DIVISA: LA FRONDA PRO-FRENI E I PRECEDENTI
Nonostante la fermezza di Tajani, Forza Italia non sembra del tutto compatta sulla linea del segretario. La vicepresidente del Senato Licia Ronzulli ieri ha rilanciato la nomina di Freni, mentre alla stampa venivano suggeriti precedenti illustri di nomine politiche per la Consob: lo stesso Paolo Savona e prima di lui Giuseppe Vegas – il quale, peraltro, deteneva le stesse deleghe di Freni – passarono direttamente dal governo alla Consob. In entrambi i casi, l’Antitrust non riscontrò impedimenti oggettivi, un argomento che i sostenitori del sottosegretario leghista – tra cui ci sarebbero anche esponenti azzurri, si legge – intendono far pesare al tavolo delle trattative.
Gli azzurri si vedranno oggi per trovare la quadra in vista del Consiglio dei ministri di domani. Tajani dovrà guardarsi anche da un possibile blitz dei suoi sul capo delegazione a Bruxelles, Fulvio Martusciello, finito nel mirino dei Berlusconi dopo Gasparri e lo stesso Barelli. Al suo posto, secondo il Corriere, l’ala del rinnovamento potrebbe puntare su Massimiliano Salini, che godrebbe del sostegno dei ministri Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo.
L’INCROCIO CON BARELLI, DURIGON, TENERINI
Peraltro, la partita Consob è solo un tassello di un effetto domino che coinvolge diversi ministeri. La poltrona di via Pola ha un peso specifico enorme, equivalente a due sottosegretari, e la sua assegnazione è un punto importante nell’economia del rimpasto in programma. Gli alleati si aspettano un via libera per la Consob come contropartita per il nuovo ruolo di sottosegretario al ministero dei Rapporti con il Parlamento approntato per Paolo Barelli. Al posto di Freni al al Mef sarebbe dovrebbe poi andare Claudio Durigon, che lascerebbe così il Lavoro. Casella in cui Forza Italia punta a inserire la deputata Chiara Tenerini.


