I vertici dell’Antitrust scadono il 4 maggio: possibile intreccio con la partita della Consob, ecco perché
Chiuso il dossier sottosegretari, il governo deve ancora trovare la quadra per la presidenza della Consob. L’ipotesi circolata nei giorni scorsi è che l’ingresso del forzista Paolo Barelli nell’esecutivo avrebbe sbloccato in cambio la nomina di Federico Freni alla presidenza dell’authority, eppure il veto di Tajani fin qui resiste.
La Consob però non è l’unico nodo da sciogliere e il suo destino potrebbe essere intrecciato a quello di un’altra importante authority: il 4 maggio scadranno infatti i vertici dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l’Antitrust, con l’attuale guida Roberto Rustichelli in uscita.
L’INTRECCIO CONSOB-ANTITRUST
All’ultimo giro di giostra, ai tempi del governo gialloverde, il presidente fu indicato dalla Lega. Per questo in vista della scadenza Forza Italia potrebbe tirare dentro la partita Consob anche l’Antitrust. Una strategia indirettamente confermata da fonti parlamentari a Repubblica: “Non si può scambiare il presidente di un’importante authority con un sottosegretario. Casomai il presidente della Consob si scambia con quello dell’Antitrust”. Frase che, unita al nesso tra le due authority stabilito dallo stesso Giorgetti ieri in conferenza stampa, fornisce qualcosa di più di un indizio.
LA CONSOB UNA PEDINA DI SCAMBIO PER FORZA ITALIA?
Gli scenari a questo punto sono diversi. O si va per compensazione, e allora Forza Italia dà il via libera su Consob puntando a prendersi una poltrona altrettanto pesante come quella dell’Antitrust. Oppure permane il veto e Freni viene dirottato sull’Antitrust, con l’attuale commissario Federico Cornelli che rimarrebbe silenziosamente in pole per la Consob.
IL TOTONOMI ANTITRUST
Se anche il Foglio oggi rende conto dell’ingresso di Freni nel totonomi Antitrust, è vero però che per l’authority ci sono già in corsa due nomi interni e un altro proveniente direttamente da Palazzo Chigi.
Si tratterebbe dell’attuale segretario Guido Stazi – che potrebbe essere la scelta di Forza Italia e di Tajani -, di Saverio Valentino, anche lui nel collegio, e infine di Carlo Deodato, segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri.


