Al via le manovre per la successione al vertice delle Nazioni Unite in un clima di profonda crisi diplomatica. Finora sono quattro i profili emersi nella corsa alla poltrona di Segretario Generale: ecco chi sono
Chi sarà il nuovo inquilino del Palazzo di Vetro? A fine anno scade il mandato di António Guterres come Segretario Generale delle Nazioni Unite. Per questo motivo, ieri si sono aperte le consultazioni di fronte all’Assemblea Generale in cui ciascun candidato presenta il proprio programma e inizia a pesare i propri voti.
Il prossimo segretario dovrà affrontare un passaggio delicatissimo per il futuro dell’ONU. Ostaggio delle tensioni tra Washington, Pechino e Mosca, negli ultimi anni l’Organizzazione ha visto ridursi drasticamente il proprio ruolo di arbitro nelle controversie internazionali, al punto che è oramai pratica diffusa tra i governi mondiali metterne in dubbio la legittimità e la terzietà.
CHI SI CANDIDA COME PROSSIMO SEGRETARIO ONU
Secondo una prassi di rotazione geografica, la scelta dovrebbe ricadere su un candidato dell’area latina. Il profilo in pole è quello di Rafael Mariano Grossi, diplomatico argentino e attuale Direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Grossi ha un profilo tecnico e relazioni consolidate, grazie al suo ruolo centrale nei delicati negoziati sul nucleare iraniano e in Ucraina intorno alla Centrale nucleare di Zaporizhzhia. Oltre l’Argentina, la sua discendenza italiana potrebbe tramutarsi in un doppio endorsement scontato.
Tra i nomi in corsa c’è anche quello Michelle Bachelet Jeria, figlia del generale perseguitato da Pinochet, già due volte Presidentessa del Cile e precedentemente Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Bachelet ha dalla sua un curriculum di prim’ordine e potrebbe rappresentare la prima scelta femminile per il vertice ONU, ma sconta l’avversione sul piano interno del presidente Kast, che non intende appoggiarne la candidatura, oltre a essersi anche inimicata la Cina per via del suo report sulle persecuzioni degli uiguri e gli Usa per le sue posizioni pro-aborto.
La soluzione di compromesso sarebbe Rebeca Grynspan Mayufis, attuale Segretaria generale della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) ed ex Vicepresidente del Costa Rica, distintasi durante i negoziati per la Black Sea Grain Initiative, l’accordo che ha permesso il passaggio del grano ucraino nel Mar Nero. Viene dalla tradizione socialdemocratica e sul suo nome non ci sono controindicazioni di ordine geopolitico.
Più defilata la candidatura Macky Sall, ex Presidente del Senegal. Proposto dal Burundi, non gode però del sostegno compatto dell’Unione Africana, il che ne pregiudica la corsa in partenza. Restano sullo sfondo i nomi di Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, e di Amina Mohammed, attuale vicesegretaria generale, pronte a subentrare qualora i principali nomi dell’area latinoamericana venissero bloccati dal Consiglio di Sicurezza.
IL PROCESSO DI SELEZIONE E IL PESO DEI VETI
Il meccanismo che porterà all’elezione del nuovo Segretario Generale segue un protocollo piuttosto complesso, in gran parte orientato dal Consiglio di Sicurezza. Chiuse le consultazioni con l’Assemblea Generale per esporre le proprie visioni programmatiche, la palla passa infatti ai membri del Consiglio che attraverso una serie di votazioni segrete esprimono giudizi di incoraggiamento o scoraggiamento sui singoli profili. Peraltro, i cinque membri permanenti – Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito – hanno anche potere di veto. Una volta che il consenso si sarà orientato su un unico nome, il Consiglio lo raccomanderà formalmente all’Assemblea Generale per la votazione definitiva.


