Skip to content

Msc Hormuz

Perché Msc è nel mirino dell’Iran a Hormuz

Teheran sequestra due navi Msc nello stretto di Hormuz: ecco perché

Le navi della Mediterranean Shipping Company (Msc) sono diventate uno degli obiettivi primari delle Guardie rivoluzionarie islamiche iraniane. Tra le tre sequestrate ieri dalle forze di Teheran, due portacontainer – Francesca ed Epaminondas – appartengono proprio alla flotta del colosso marittimo fondato da Gianluigi Aponte e passato di recente nelle mani dei figli Alexa e Diego.

Nel braccio di ferro per il controllo dei traffici nello Stretto di Hormuz tra Washington e Teheran, il gruppo elvetico-italiano rappresenta una preda particolarmente prelibata: colpire il primo operatore mondiale nel trasporto container significa colpire un ingranaggio vitale del commercio mondiale.

QUALI NAVI MSC SONO STATE SEQUESTRATE DALL’IRAN

La prima imbarcazione coinvolta è la portacontainer Msc Francesca, una nave di oltre 360 metri di lunghezza battente bandiera panamense, finita sotto il controllo dei pasdaran con l’accusa politica di essere collegata a Israele. Contemporaneamente, i militari iraniani hanno intercettato la Epaminondas, una nave di proprietà del gruppo greco Technomar Shipping ma gestita commercialmente da Msc.

Nonostante la smentita ufficiale del ministro degli Esteri greco Giorgos Gerapetritis, le autorità iraniane insistono sulla violazione delle norme di navigazione. A queste si aggiunge una terza unità, la Euphoria, battente bandiera panamense e legata agli Emirati Arabi Uniti, segnalata in avaria al largo delle coste iraniane in circostanze ancora da chiarire.

PERCHÉ COLPIRE MSC

Non è la prima volta dall’inizio della crisi che Msc viene coinvolta nell’instabilità dello Stretto di Hormuz. Solo pochi giorni fa la nave da crociera Euribia, sfruttando una brevissima sospensione del doppio blocco statnitense e iraniano, è riuscita ad attraversare il braccio di mare, un passaggio che le era rimasto precluso fin dallo scoppio della guerra il 28 febbraio scorso.

Come ricostruisce oggi il Corriere della Sera, per comprendere l’esposizione di Msc occorre analizzare la struttura della compagnia fondata negli anni Settanta dall’armatore sorrentino Gianluigi Aponte, che ha iniziato la sua carriera come capitano prima di costruire un impero da mille navi. Insieme alla moglie Rafaela Diamant, co-fondatrice di origine israeliana che ha affiancato il marito nella gestione finanziaria del gruppo, Gianluigi Aponte ha trasformato una piccola impresa familiare con sede a Ginevra nel leader assoluto dello shipping mondiale. La natura globale della società la porta a toccare 520 porti in 155 Paesi, incluse le tratte israeliane. Questa capillarità, se da un lato garantisce il successo commerciale, dall’altro espone i mezzi a rischi geopolitici. La narrativa di Teheran utilizza le origini familiari e le rotte commerciali della compagnia per giustificare attacchi che hanno già visto coinvolte altre unità del gruppo nel Mar Rosso per mano degli Houthi, dimostrando come la Msc sia percepita come un bersaglio simbolico del sistema economico occidentale.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su