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decreti correttivi

Decreti correttivi: tutti i precedenti

Il governo ricorre a una manovra legislativa d’urgenza per modificare il decreto Sicurezza appena approvato. Una prassi rara nella storia repubblicana: i quattro precedenti

Dopo una maratona parlamentare di due giorni alla Camera, il Parlamento ha convertito in legge il quinto Decreto Sicurezza del Governo Meloni. Il provvedimento andava però immediatamente corretto sulla base dei rilievi sollevati dal Quirinale.

Per questo stamane, immediatamente dopo il via libera dell’Aula, si è tenuta una riunione lampo del Consiglio dei ministri che ha varato un ulteriore decreto-legge per rettificare il punto più critico della norma, quello relativo ai cosiddetti rimpatri volontari assistiti. Pasticcio o no, nella storia repubblicana sono pochi i casi di correzioni in corsa di un decreto appena approvato. Ecco i precedenti.

QUALI SONO I PRECEDENTI DI DECRETI CORRETTIVI

L’utilizzo di un decreto per emendare una norma non ancora in vigore, o entrata in vigore contestualmente alla correzione, è un evento raro nella prassi legislativa italiana. Si contano infatti solo quattro precedenti significativi, quasi tutti a ridosso dell’approvazione della legge di bilancio a fine anno. Il primo risale al 29 dicembre 2003, durante il Berlusconi II; in quel caso, si dovette correggere la legge finanziaria per eliminare una norma sul pubblico impiego ritenuta lesiva della contrattazione.
Un caso analogo si verificò nel 2007, quando l’esecutivo era presieduto da Romano Prodi: il cosiddetto “comma Fuda” fu abrogato poco prima dell’entrata in vigore della finanziaria per questioni legate alla prescrizione della responsabilità amministrativa.

Più recentemente, il 31 dicembre 2020, il governo di Giuseppe Conte, avvocato civilista e docente universitario, intervenne sulle detrazioni fiscali della legge di bilancio 2021.

L’unico precedente di reale contestualità risale invece al 2009, ancora con Silvio Berlusconi, quando il decreto “anticrisi” fu modificato lo stesso giorno della sua conversione in legge, nonostante il parere critico del Comitato per la legislazione.

LE RAGIONI DELLA PREMIER E IL NODO DEI TEMPI

A chiarire la linea politica dietro la scelta è stata la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Intervenendo a margine del vertice di Cipro, la premier ha difeso la legittimità della procedura: “Ci sono dei precedenti, non è un caso pericoloso”. La Premier ha spiegato che intervenire direttamente sul testo in discussione alla Camera avrebbe rischiato di far decadere il decreto originario per decorrenza dei termini, creando un vuoto normativo critico.

COSA CAMBIA SUI RIMPATRI ASSISTITI

Il decreto correttivo interviene in particolare sul contributo di 615 euro agli avvocati per l’assistenza alle procedure di rimpatrio, che non sarà più legato all’effettiva partenza del migrante, ma alla conclusione del procedimento amministrativo.
Inoltre, Palazzo Chigi ha rimosso l’esclusività del ruolo dell’avvocato e i riferimenti al Consiglio Nazionale Forense, demandando a un futuro decreto ministeriale l’individuazione dei soggetti idonei a svolgere tale attività.

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