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Venezi

Gaffe o strategia? Perché Beatrice Venezi è stata licenziata dal Teatro La Fenice

È un’intervista a segnare la fine del rapporto tra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice: l’attacco della direttrice agli orchestrali segna il punto di non ritorno. Il sospetto di un’exit strategy per salvare il sovrintendente

Dopo mesi di tensioni e proteste sindacali, l’intervista al quotidiano argentino La Nación scrive il capitolo definitivo della travagliata direzione di Beatrice Venezi al Teatro La Fenice di Venezia, prima ancora che l’incarico diventasse effettivo.

Tramite una nota del sovrintendente Nicola Colabianchi diffusa ieri, la Fondazione ha infatti annullato ogni collaborazione con la direttrice d’orchestra “a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del Maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra”.

CHE COSA HA DETTO BEATRICE VENEZI A LA NACIÓN

La nota della Fondazione si riferisce all’intervista del 23 aprile resa al quotidiano argentino La Nación. Interpellata anche in forza del suo ruolo di direttrice ospite del Teatro Colòn di Buenos Aires, Venezi rivolgeva accuse pesanti all’orchestra de La Fenice, puntando il dito contro il nepotismo che caratterizzerebbe la selezione dei musicisti. “Io non ho padrini, questa è la differenza. Non vengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra nella quale i posti si passano praticamente di padre in figlio”. Alla base delle contestazioni contro la sua nomina, ci sarebbe un pregiudizio di genere e una “paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile rimanere ancorati alle vecchie abitudini. Ma è così che muore un teatro”.

AUTOGOL O MOSSA STUDIATA?

Nella sua gravità, l’intervista argentina non lasciava margini di confronto ulteriore, mettendo il sovrintendente di fronte a una scelta obbligata. Per questo, sono in molti a sospettare che si tratti di una mossa strategica per forzare un licenziamento in una situazione ormai professionalmente insostenibile. Tanto più che, per esempio, Venezi aveva già detto che non avrebbe guidato l’orchestra nell’appuntamento più prestigioso, il concerto di Capodanno.

Di fatto, le dichiarazioni di Venezi permettono a lei di uscire dall’angolo, confermandosi nel ruolo di vittima di un attacco politico mirato, e al contempo sciolgono il nodo politico che legava il destino di Colabianchi a quello della direttrice da lui nominata su input del ministero.

Tanto che, subito dopo la nota diffusa dalla Fondazione, sul punto è intervenuto da Roma anche Alessandro Giuli, il quale ha espresso pieno sostegno al sovrintendente, sottolineando che la scelta è stata assunta in totale autonomia e indipendenza.

CRONISTORIA DI UNA NOMINA CONTESA

Il turbolento rapporto tra Beatrice Venezi e La Fenice era iniziato nel settembre 2025, quando la sua designazione come direttore musicale fino al 2030 aveva generato una lunga scia di proteste.

L’orchestra e il coro avevano reagito con scioperi alla prima del Wozzeck, con volantini di protesta e lettere infuocate indirizzate al sovrintendente e al sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. Critiche rivolte al profilo politico della direttrice, ma soprattutto a un curriculum giudicato non all’altezza del prestigio del teatro.

Un clima di tensione che aveva già portato a dimissioni eccellenti, come quelle del consulente Domenico Muti e del consigliere d’indirizzo Alessandro Tortato. Ora che la pietra dello scandalo è stata rimossa, resta l’incognita sul successore, con i sindacati che chiedono un nome di profilo inattaccabile per ripristinare l’armonia perduta.

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