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Giorgia Meloni

Chi vuole lo Stabilicum e chi il pareggio

La via verso la nuova legge elettorale è piena di ostacoli: mentre si riflette sulla costituzionalità dello Stabilicum, è chiaro ormai come non si tratti di una battaglia che scalda i cuori dell’elettorato. E intanto inizia a delinearsi un fronte trasversale che non sarebbe poi così scontento di un pareggio alle prossime politiche

Lo Stabilicum è approdato in Parlamento, ma il suo percorso potrebbe presto arenarsi. La proposta di legge elettorale, pensata per rafforzare la coalizione più votata e garantire la governabilità dovrà essere approvata da Camera e Senato entro la fine della legislatura (autunno 2027). Nonostante la maggioranza disponga dei numeri per l’approvazione, gli intrecci politici ne minano l’approvazione. C’è infatti chi punta, più o meno apertamente, al pareggio.

CHI VUOLE DAVVERO LA NUOVA LEGGE ELETTORALE?

La domanda a questo punto sorge spontanea: chi è che vuole veramente la nuova legge elettorale? Dopo la sconfitta al referendum costituzionale, lo Stabilicum è l’altra grande missione della maggioranza. Attualmente la legge è all’esame a Montecitorio: FdI non vuole accelerare troppo, per non sobbarcarsi il peso di una battaglia logorante e soprattutto per evitare l’errore di mostrarsi poco dialogante sui correttivi.

Frena però il Pd, lasciando intendere che ci sarà un muro contro muro sulla proposta e annunciando che nei prossimi giorni potrebbero istituire un tavolo per coordinarsi nei lavori, sottolineando che nessuno ha aperto a confronti prima dell’approvazione della proposta di legge.

FORZA ITALIA PUNTA AL PAREGGIO?

Ma il vero problema per Meloni potrebbe venire dalla sua stessa coalizione. Per Marina e Pier Silvio Berlusconi potrebbe essere infatti preferibile un pareggio a una sconfitta. Tant’è che sul punto Forza Italia non si mostra convintissima, mentre infuria il dibattito interno, tra cambi ai vertici e congressi in pausa.

Intanto la famiglia Berlusconi analizza gli scenari in vista delle elezioni del 2027, attraverso sondaggi commissionati da Arcore per valutare i futuri equilibri politici. Secondo le prime valutazioni, emergerebbe il timore che la riforma della legge elettorale possa produrre un effetto opposto a quello auspicato da Meloni: assicurare sì una maggioranza stabile, ma a vantaggio del centrosinistra.

I BERLUSCONI STRIZZANO L’OCCHIOLINO AI CENTRISTI?

In questo contesto, di fatto, la famiglia Berlusconi potrebbe non disprezzare un possibile dialogo che potrebbe aprirsi con l’area del centrosinistra distante da Elly Schlein, come scrive anche Marco Follini: “Si muove con passo felpato, la famiglia Berlusconi. Qualche apertura inattesa sui temi dei diritti civili. Qualche punzecchiatura garbata al governo, subito seguita dalle più canoniche rassicurazioni sulla lealtà al centrodestra. Una manifestazione per la Resistenza condivisa con il Pd. E soprattutto una discreta ma inequivocabile presa di possesso del partito di Forza Italia. Cambiando per ora i due capigruppo. Ma con l’aria di voler cambiare molte altre cose”.

L’ex vicepresidente del Consiglio nel Berlusconi II aggiunge: “Quello che è evidente però è che all’indomani del referendum sembra essersi riaperta nel nostro sistema politico l’antica e mai risolta disputa tra l’idea di una democrazia conflittuale e l’idea opposta di una democrazia più consensuale. Da un lato sta la nitidezza degli schieramenti: destra contro sinistra, governo contro opposizione. Dall’altro stanno tutte le variazioni in corso d’opera. E cioè quel continuo negoziato tra i partiti, e al loro interno, che mette in movimento dinamiche meno canoniche. E meno plebiscitarie, soprattutto.”

QUELLA VOGLIA DI PAREGGIO AL CENTRO

Non è un caso che, mentre il Partito Democratico di Elly Schlein si prepara allo scontro e Fratelli d’Italia difende la riforma, nel mezzo si muovano con maggiore cautela attori come Forza Italia e le forze centriste. Le valutazioni attribuite all’ambiente vicino a Marina Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi vanno in questa direzione: una legge pensata per rafforzare la maggioranza potrebbe, in realtà, ridurre lo spazio politico di Forza Italia e del centro, oppure addirittura favorire l’avversario. In assenza della riforma, invece, quel ruolo di “cerniera” tra gli schieramenti resterebbe intatto.

Lo stesso vale per leader come Carlo Calendache si è apertamente schierato per il pareggio – e Matteo Renzi – che serba nella manica l’asso Silvia Salis, da pescare rigorosamente a urne chiuse. I due ex sodali hanno interesse a mantenere un sistema in cui nessuno vince da solo. In uno scenario proporzionale, infatti, le loro forze politiche possono diventare determinanti per costruire una maggioranza, aumentando il proprio peso negoziale.

UNO SCENARO SENZA VINCITORI CERTI

In questo senso, il possibile fallimento dello Stabilicum non sarebbe solo il risultato di un conflitto tra destra e sinistra, ma anche l’effetto di un equilibrio più sottile: quello di un centro che, senza esporsi troppo, potrebbe trarre vantaggio dal mantenimento dello status quo. Perché, in un sistema senza vincitori certi, sono proprio gli attori intermedi a decidere chi governa.

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