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Mps Mediobanca

La settimana in Mediobanca ed Mps. La fusione, le nomine, i conti e tutti i nodi da sciogliere

Settimana cruciale per gli equilibri di Piazza Affari, focalizzata sull’asse Siena-Milano. Oggi L’Economia del Corriere della Sera mette in fila i principali appuntamenti sulla via dell’integrazione Mediobanca in Mps

Il Monte dei Paschi di Siena è chiamato a definire la composizione dei propri comitati interni per avviare una possibile gestione condivisa tra le diverse anime del consiglio, mentre Mediobanca si prepara a mostrare al mercato lo stato di salute dei propri conti. Il punto sulle prossime tappe del piano industriale che prevede l’incorporazione della storica banca d’affari milanese all’interno del polo guidato da Rocca Salimbeni

LE NOMINE E LE SFIDE DELLA GOVERNANCE DI MPS

La settimana si apre con la riunione del consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, convocato per deliberare sulla composizione di quattro comitati endoconsiliari fondamentali: rischi, parti correlate, sostenibilità e digitalizzazione.

Quest’ultimo settore rappresenta un pilastro strategico per il futuro dell’istituto, con investimenti previsti per un miliardo di euro nell’arco del piano industriale. Il clima della riunione odierna serve a misurare la tenuta del board dopo gli scontri assembleari, verificando se i rappresentanti della lista dell’ex consiglio, sconfitta nell’ultima assise, accetteranno di partecipare alla co-gestione delle partite più delicate. L’esito determinerà la stabilità operativa del gruppo in vista della presentazione dei risultati consolidati prevista per lunedì 11 maggio, la prima occasione in cui i conti verranno esposti secondo l’attuale conformazione del gruppo.

I CONTI DI MEDIOBANCA: L’ESAME DI MELZI D’ERIL

Giovedì 7 maggio l’attenzione si sposterà su Mediobanca, che presenterà i risultati del primo trimestre seguendo per la prima volta la scadenza dell’anno solare, abbandonando la storica chiusura al 30 giugno mantenuta fin dalla fondazione.
L’amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril, insediatosi al vertice lo scorso 28 ottobre, affronterà l’esame del mercato in un clima di forte pressione esterna. Il comparto del Corporate and investment banking, storicamente fiore all’occhiello di Piazzetta Cuccia, continua ad attrarre l’interesse di competitor internazionali, tra cui il gruppo americano Evercore, guidato in Europa da Luigi de Vecchi, già ai vertici di istituzioni globali quali Citigroup, Credit Suisse, Goldman Sachs e Kleinwort Benson.

La qualità dei risultati economici sarà l’indicatore principale per valutare l’efficacia dell’ad e la capacità della banca di resistere alle recenti fughe di capitali e risorse umane.

IL PIANO DI FUSIONE E IL NUOVO ASSETTO SOCIETARIO

Il progetto di integrazione delineato da Luigi Lovaglio – riconfermato amministratore delegato di Mps, che controlla l’86 per cento di Mediobanca – prevede una netta distinzione delle attività operative.

Sotto lo storico marchio milanese rimarranno esclusivamente le funzioni ad alto valore aggiunto come il private, il corporate e l’investment banking. La società di credito al consumo Compass manterrà la propria identità separata sotto l’ombrello di Siena, mentre le attività di Mediobanca Premier confluiranno con Widiba, la banca digitale guidata da Marco Marazia, per dare vita a Mediobanca Financial Advisor. Il rapporto di concambio per l’operazione è già stato fissato a 2,45 azioni Mps per ogni titolo Mediobanca. Questo processo di trasformazione ha però generato turbolenze interne, portando manager di peso come il direttore generale di Mediobanca Premier Lorenzo Bassani e il vicedirettore generale Gianluca Talato a lasciare il gruppo per approdare in Banca Cesare Ponti, del gruppo Bper.

Ci sarà anche da capire se col futuro delisting ci sarà spazio per un consiglio di amministrazione a 11 membri e se il ruolo da presidente di Vittorio Grilli rimanga la collocazione adeguata al suo standing.

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