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Marianna Madia

Chi è Marianna Madia e perché lascia il Pd per Italia Viva

Marianna Madia, figura di riferimento dell’area riformista dei dem, lascia il Pd per Italia Viva: cosa si sta muovendo nel partito e il profilo dell’ex ministra

L’uscita dell’ex portavoce e ministra Marianna Madia racconta molto dei riposizionamenti in corso nella galassia dem, ora che il voto è più vicino. Sarà il preludio a una più ampia diaspora verso il centro degli scontenti e degli sconfitti nel braccio di ferro tra riformisti e schleiniani?

VERSO UNA DIASPORA DEI RIFORMISTI?

La deputata, che siede ininterrottamente a Montecitorio dal 2008, era rimasta nel Pd perfino dopo la scissione renziana del 2019, ma di fronte alla svolta impressa da Schlein alla fine ha mollato: passa ora nelle fila di Italia Viva come indipendente.

Segno di un cambio radicale impresso dalla segretaria, che ha già spinto Elisabetta Gualmini tra le braccia di Azione e potrebbe portare ad altri addii tra quanti hanno alle spalle diverse legislature. Si fa il nome, per esempio, di Graziano Delrio, autore di quel ddl antisemitismo che ha creato forti tensioni dentro al partito, il quale potrebbe trovare posto a un’eventuale nuova formazione d’ispirazione cattolica e riformista.

PERCHÉ MADIA LASCIA IL PD PER ITALIA VIVA

I punti di frattura tra l’area riformista e gli schleininani sono del resto innumerevoli, dai diritti alla politica estera, dal referendum alla scelta delle alleanze. L’ultimo riguardante Madia risale allo scorso marzo, quando la deputata aveva sottoscritto una risoluzione sull’Iran insieme a Italia Viva, Azione e Più Europa, smarcandosi dalla linea ufficiale del suo ormai ex partito. Per chi, come lei, spinge per un atteggiamento più dialogante con il centro, gli spazi di manovra si sono ridotti al lumicino, e il rischio di non essere ricandidati alle prossime politiche è ora molto concreto.

L’INERZIA VERSO IL CENTRO

Fallita l’opposizione a Schlein dall’interno, tanto vale allora tornare alle origini, e nello specifico a Matteo Renzi, anche perché dal punto di vista dello schieramento cambia poco (Italia Viva è dentro il campo largo). Certo, il seggio non è assicurato: Italia Viva ha percentuali ben inferiori a quelle del Pd e per il momento è dato sotto la soglia di sbarramento. Ma l’inerzia politica è cambiata e c’è chi si prepara già allo scenario di un sostanziale pareggio: meglio farsi trovare in quegli interstizi che potrebbero decidere la partita, piuttosto che giocare una partita marginale in un partito ormai estraneo.

Fuori dagli steccati, i riformisti potrebbero unirsi per un costituire un fronte più ampio. Madia se ne mostra ben consapevole nella sua intervista a Repubblica: “vado dove si determinerà lo scontro elettorale: non in Italia viva, bensì in qualcosa di più grande e diverso, dove certo Matteo Renzi giocherà un ruolo importante, ma che sarà utile allo scopo solo se ci saranno anche altre e altri (…)  lascio il primo partito di opposizione per andare in una nuova formazione ancora tutta da fare? Credo che la risposta possa darsela da sola”.

CHI È MARIANNA MADIA

Romana classe 1980, laureata in Scienze politiche con una tesi in economia del lavoro, Marianna Madia ha iniziato la carriera politica all’Arel, l’agenzia fondata da Nino Andreatta e promossa da Enrico Letta, ex Presidente del Consiglio. Nel 2008 viene indicata come capolista del neonato Pd da Walter Veltroni, allora segretario del Pd, e approda alla Camera. Da quel momento, scala rapidamente le gerarchie del partito fino a diventare responsabile Lavoro nella segreteria di Matteo Renzi e infine Ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, dal 2014 al 2018 nei governi presieduti dallo stesso Matteo Renzi e successivamente da Paolo Gentiloni. Da ministra promuove una vasta riforma della macchina pubblica, introducendo misure per la digitalizzazione dei servizi, il polo unico per le visite fiscali e sanzioni contro l’assenteismo – le norme contro i “furbetti del cartellino”. Dopo una parentesi come portavoce nazionale del partito, nel 2023 sostiene Stefano Bonaccini alle primarie del Pd, per poi iscriversi stabilmente nell’opposizione interna. Molto attiva ultimamente sul fronte dell’età minima per l’accesso ai social

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