S’avvicina il fatidico giorno dell’apertura della Biennale della discordia: la situazione a Venezia, tra padiglioni chiusi, ispezioni, richieste di chiarimenti da Bruxelles e un braccio di ferro tra il governo e la Fondazione presieduta da Buttafuoco che non accenna a placarsi
Inizia oggi la settimana d’inaugurazione della 61ma Biennale di Venezia, da mesi al centro di un caso politico e diplomatico per la riapertura del padiglione della Federazione Russa, cui poi s’è aggiunto il corollario dei casi Israele e Iran: l’unico Paese, alla fine, a non esserci per davvero.
UNA NUOVA LETTERA DA BRUXELLES
La situazione resta rovente: ieri la Commissione Ue, che minaccia di tagliare i finanziamenti, ha recapitato al governo italiano una nuova richiesta di chiarimenti in merito alla partecipazione di Mosca: in particolare, i riflettori sono puntati sui costi sostenuti dalla delegazione russa per partecipare alla Biennale, il che secondo Bruxelles potrebbe costituire una forma di violazione del Regolamento Sanzioni. L’esecutivo europeo non è soddisfatto delle valutazioni fatte finora e chiede ulteriori risposte in merito alla possibilità di sostegno economico indiretto.
IL PADIGLIONE SOCCHIUSO
Intanto il padiglione russo sarà oggetto di un singolare trattamento. Parzialmente coperto e inaccessibile, al suo interno verrà comunque registrata la performance “The Tree is Routed in the Sky” in concorso, che sarà però visibile soltanto tramite proiezione in loop fino al 22 sui maxischermi che coprono le finestre della struttura. Un modo questo per evitare le sanzioni dell’Ue.
LA RELAZIONE DEGLI ISPETTORI DEL MIC
Anche la tempesta tra il Presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco e il ministro Alessandro Giuli non accenna a placarsi. I due ex amici sul caso sono in rotta da tempo, ma l’invio degli ispettori del MiC ha proiettato la vicenda in una nuova fase. Gli uomini inviati da Giuli cercavano un cavillo di bilancio per commissariare la Fondazione: la relazione, ora nelle mani di Palazzo Chigi, evidenzierebbe come la Russia non sia mai stata formalmente invitata a partecipare e non avrebbe completato l’iter previsto per fare domanda, sebbene si escludano violazioni sul fronte delle sanzioni europee.
LE DIMISSIONI DELLA GIURIA E I LEONI DEI VISITATORI
Mentre gli ispettori erano ancora al lavoro, si dimetteva intanto la Giuria Internazionale per il pressing della delegazione israeliana, in un primo momento esclusa dai premi al fianco della Russia perché Paese accusato di crimini contro l’umanità
Per ovviare all’assenza della giuria, la Fondazione ha quindi annunciato l’istituzione dei Leoni dei visitatori, che verranno assegnati dal pubblico stesso, e colto l’occasione per ribadire “lo spirito fondativo della Biennale stessa basato sull’apertura, sul dialogo e sul rifiuto di ogni forma di chiusura e censura”.
LA VERSIONE DI GIULI E DEL GOVERNO
A sua volta il ministro ha rilasciato un’intervista a fuoco e fiamme a Repubblica, in cui assesta nuovi colpi a Buttafuoco – “È stato vittima di una fantasia pacificatoria, voleva l’Onu dell’arte, ha finito per illudersi di poter fare politica estera. Ma questa spetta al governo e al Parlamento”.
Al netto del surplus di conoscenza personale, la versione di Giuli è una traduzione abbastanza fedele del giudizio di Palazzo Chigi, da dove, pur senza mai scaricare formalmente il presidente della Fondazione, trapela forte irritazione per l’eccessiva autonomia di Ca’ Giustinian. La quota di supporto a Buttafuoco la garantiscono invece Matteo Salvini, che ha già annunciato la sua presenza senza distinzioni di padiglione nei prossimi giorni, oltre agli altri componenti della Fondazione, che difendono l’autonomia dell’istituzione.
UNA SETTIMANA ROVENTE
Oggi aprono i cancelli per i giornalisti su invito, mentre il 9 maggio saranno dischiuse le porte al grande pubblico. La cerimonia d’inaugurazione è stata cancellata.
L’attenzione è tutta sul 6 maggio, quando si terrà la conferenza stampa al Teatro Piccolo Arsenale del presidente Pietrangelo Buttafuoco. In serata partirà anche la Biennale della Parola, ciclo di incontri su dissenso e pace con cui la Fondazione intende rispondere a quanti chiedevano di aprire le porte ai “veri dissidenti”. Previsti anche diversi momenti di protesta: c’è attesa per la presenza di una delle Pussy Riot, il gruppo di musiciste dissidenti e invise a Putin, mentre venerdì si terrà una contestazione contro Israele.
Fonte immagine: www.labiennale.org


