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Oltreconfine

L’Iron Dome negli Emirati, il ritiro Usa dalla Germania, le nuove sanzioni a Cuba: che si dice Oltreconfine

Oltreconfine: tre notizie dalla stampa internazionale

ISRAELE INVIA IRON DOME NEGLI UAE: ALLEANZA RAFFORZATA

Durante la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, gli Emirati Arabi Uniti sono stati oggetto di intensi attacchi iraniani. Come racconta la CNN, in un gesto senza precedenti, il premier israeliano Netanyahu ha ordinato segretamente l’invio negli UAE di una batteria di Iron Dome e dei relativi operatori militari, su richiesta diretta del presidente Mohammed bin Zayed Al Nahyan.

Questa mossa sottolinea il profondo consolidamento dei rapporti tra i due Paesi dopo gli Accordi di Abramo del 2020. Mentre gli Emirati prendono le distanze dai tradizionali alleati arabi e del Golfo – accusati di averli lasciati soli di fronte all’Iran – Abu Dhabi sta rafforzando legami con Israele, Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Funzionari israeliani e fonti vicine alle relazioni bilaterali parlano di un “nuovo livello” di cooperazione, anche a livello di leadership. “Entrambi i Paesi sono stati attaccati dallo stesso nemico”, ha sottolineato una fonte israeliana, definendo il legame come un “destino condiviso”. Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino, ha criticato duramente la debolezza degli altri Stati del Golfo e della Lega Araba, affermando che la guerra spingerà Israele a diventare più influente nella regione.

Un segnale concreto di questo spostamento strategico è stata l’uscita degli UAE dall’OPEC dopo quasi 60 anni, decisione definita “sovrana” e interpretata da Israele come un allontanamento dalla linea saudita.

La cooperazione militare è arrivata a livelli mai visti. Non è la prima volta che Israele ha schierato volta negli UAE i propri sistemi: già nel 2022, dopo l’attacco Houthi ad Abu Dhabi, gli israeliani avevano fornito un sistema Barak-8. Fonti israeliane confermano anche uno scambio di intelligence a favore di Israele. Secondo Yoel Guzansky dell’Institute for National Security Studies, gli Emirati rappresentano oggi uno dei partner più stretti di Israele a livello globale, non solo in ambito di sicurezza ma anche in campi come il turismo, la scienza, gli investimenti e il commercio. Abu Dhabi ha mantenuto l’ambasciatore a Tel Aviv e i collegamenti aerei aperti anche durante la guerra a Gaza.

Tuttavia, la relazione mostra anche i suoi limiti. Israele ha dovuto respingere richieste emiratine di ulteriori batterie Iron Dome per non indebolire la propria difesa aerea. “Ogni batteria inviata lì significa una in meno per noi”, ha ammesso una fonte israeliana di sicurezza.

TRUMP ORDINA IL RITIRO DI 5.000 SOLDATI DALLA GERMANIA

Come riferisce Bloomberg, gli Stati Uniti hanno ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania, dando seguito alle minacce del presidente Trump di ridurre la presenza militare americana nel Paese in un momento di forti tensioni legate alla guerra con l’Iran. Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha annunciato venerdì scorso che il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha disposto il ritiro dopo una revisione della postura delle forze Usa in Europa. L’operazione dovrebbe completarsi nei prossimi 6-12 mesi. Il Pentagono non ha chiarito se i militari saranno riposizionati altrove in Europa né se riguardi truppe permanenti o rotazionali.

La decisione riflette la frustrazione di Trump verso gli alleati europei che si sono mostrati riluttanti a sostenere Stati Uniti e Israele nel conflitto con l’Iran. Mercoledì Trump aveva annunciato una revisione dei contingenti in Germania, pochi giorni dopo le dure critiche del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che aveva definito “umiliante” la gestione americana della guerra.

La Germania ospita attualmente circa 35.000 soldati americani, quasi la metà delle forze Usa in Europa, e rappresenta un hub logistico fondamentale grazie alle basi ereditate dalla Guerra Fredda (Ramstein, Landstuhl, Grafenwoehr), peraltro utilizzate per le operazioni contro l’Iran.

La mossa rischia di incontrare forte opposizione al Congresso. Il senatore democratico Jack Reed l’ha definita “una decisione sciocca” e “un grave errore strategico” in piena guerra, chiedendone l’immediato annullamento. La decisione ricorda il fallito tentativo di Trump nel 2020, bloccato dal Congresso. Si tratta dell’ultima sfida del presidente Usa alla Nato, accusata da anni di non spendere abbastanza per la propria difesa. Nonostante Merz abbia fortemente aumentato la spesa militare tedesca – ricevendo apprezzamenti da Washington – i suoi commenti sull’assenza di una strategia americana hanno irritato Trump. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha minimizzato le minacce, affermando che Berlino guarderà con “calma” alla questione e ricordando che gli Stati Uniti hanno bisogno di quelle basi, concesse gratuitamente dalla Germania insieme al supporto logistico.

TRUMP INTENSIFICA LE SANZIONI SU CUBA

Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez ha condannato come “illegali e abusive” le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Lo riporta la BBC, che ricorda come venerdì scorso il presidente Trump abbia firmato un ordine esecutivo che colpisce funzionari cubani nei settori energetici, della difesa, finanziario e della sicurezza, oltre a coloro che sono accusati di violazioni dei diritti umani e corruzione.

Le misure sono state annunciate mentre a L’Avana centinaia di migliaia di manifestanti, in occasione della Festa dei Lavoratori, protestavano davanti all’ambasciata americana contro il blocco statunitense delle forniture di petrolio, che ha provocato blackout diffusi e gravi carenze di carburante nel paese. Trump ha intensificato la pressione su Cuba con l’obiettivo dichiarato di cambiare la dirigenza comunista dell’isola. In un discorso in Florida ha affermato che gli Stati Uniti stanno per “prendere il controllo” di Cuba “quasi immediatamente”, arrivando a scherzare sull’invio della portaerei USS Abraham Lincoln a poche centinaia di metri dalle coste cubane.

Il ministro Rodriguez ha definito le nuove misure  di Washington “coercitive e unilaterali” in violazione della Carta delle Nazioni Unite e ha parlato di “punizione collettiva” contro il popolo cubano. Ha condiviso video delle manifestazioni di piazza, presentandole come difesa della patria e sottolineando che “il nostro popolo non si piega”.

Le nuove sanzioni arrivano nonostante il presidente cubano Miguel Díaz-Canel avesse confermato a marzo l’avvio di negoziati con l’America. Díaz-Canel ha accusato gli Stati Uniti di usare il proprio potere militare per intimidire l’isola, aggravando una situazione già critica: ospedali, trasporti pubblici e scuole sono fortemente colpiti dai blackout. Da quando è stato imposto il blocco petrolifero, è arrivato a Cuba un solo tanker russo. Trump ha inoltre minacciato dazi su tutti i paesi che forniranno petrolio all’Avana, alzando ulteriormente la tensione tra i due Paesi.

 

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