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Diritti Serie A: ecco perché Sky chiede i danni a Tim e Dazn

La pay-tv si rivolge al Tribunale di Milano per reclamare un risarcimento da 1,9 miliardi di euro complessivi, in seguito alla conferma dell’intesa restrittiva della concorrenza nell’accordo per la trasmissione del massimo campionato nel triennio 2021-2024.

Sky ha avviato un’imponente azione legale contro Tim e Dazn, richiedendo un indennizzo miliardario per i danni subiti a causa dell’accordo sui diritti televisivi della Serie A relativi al ciclo 2021-2024.

L’iniziativa giudiziaria fa seguito alla definitiva conferma, giunta lo scorso gennaio da parte dell’Antitrust, di una grave intesa anticoncorrenziale che ha caratterizzato la partnership tra l’operatore telefonico e la piattaforma di streaming.

LA MAXI RICHIESTA DI RISARCIMENTO AL TRIBUNALE DI MILANO

La domanda di risarcimento, presentata presso il Tribunale di Milano, ammonta a un totale di 1,9 miliardi di euro. Secondo quanto ricostruito dall’agenzia di stampa Reuters, la pretesa di Sky si fonda su un miliardo di euro richiesto a titolo di mancato guadagno, a cui si sommano circa 900 milioni di euro per interessi e per la svalutazione del marchio aziendale.

La tesi sostenuta dalla media company è che l’accordo tra Tim e Dazn fosse stato esplicitamente concepito per escludere Sky dal mercato di riferimento.

IL CONTESTO DELL’ACCORDO E LE SANZIONI DELL’ANTITRUST

La vicenda trae origine dal memorandum d’intesa sottoscritto nel 2021, in occasione della gara indetta dalla Lega Calcio per l’assegnazione dei diritti televisivi (vinta da Dazn con un’offerta di 2,5 miliardi di euro). Tale patto garantiva a Tim un’esclusiva tecnologica e impediva la stipula di partnership con altri concorrenti nel settore delle telecomunicazioni. Secondo l’Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) questa struttura contrattuale ha impedito ai competitor di Tim di abbinare ai propri servizi di connettività contenuti sportivi di alto pregio, limitando di fatto la pressione competitiva sul mercato.

Sebbene gli effetti dell’esclusiva siano durati circa un mese — poiché nell’agosto 2021 le clausole furono sospese e l’anno successivo rimosse definitivamente con un nuovo contratto — il lungo iter procedurale è proseguito attraverso i ricorsi al Tar nel 2024 e al Consiglio di Stato nel 2025. Il processo si è concluso lo scorso dicembre con una rideterminazione delle sanzioni pecuniarie da parte dell’Autorità: Dazn è stata condannata al pagamento di 3,6 milioni di euro, mentre per Tim la sanzione è stata fissata a 760.776 euro, importi sensibilmente ridotti rispetto alle cifre inizialmente ipotizzate nel 2023.

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