Quanto è credibile la proposta di Putin che vede l’ex cancelliere tedesco Schröder come negoziatore ideale per la fine del conflitto tra Russia e Ucraina?
La buona notizia è che Vladimir Putin suggerisca all’Ue di dotarsi di un mediatore, il che equivale a includerla al tavolo dei negoziati per la pace in Ucraina, punto mai scontato, soprattutto da quando alla Casa Bianca è tornato Donald Trump. La cattiva è che Gerhard Schröder, smessi i panni del cancelliere tedesco, è diventato un fedelissimo dello zar e oggi è trattato come un paria nel suo paese proprio per i suoi controversi legami con la Russia.
DA PUTIN UNA PROPOSTA SERIA O UN BLUFF?
Putin ha indicato esplicitamente Gerhard Schröder come mediatore preferito, citando la necessità di un interlocutore che non abbia espresso giudizi negativi sulla Russia. In effetti, se pure Schröder ha definito la guerra a Kiev “un errore”, non ha mai condannato le azioni dell’esercito di Mosca e, come ricorda Paolo Valentino sul Corriere, si mostrò dubbioso sulle responsabilità russe nei massacri di Bucha.
Un profilo che di certo non può piacere a Bruxelles. Si tratta quindi dell’ennesimo bluff di Mosca? Forse, anche se l’apertura nei confronti dell’Europa non è una notizia da poco. Probabilmente Putin sente il logorio di una guerra che conta ormai oltre 350mila morti tra i soldati russi, secondo una stima pubblicata negli ultimi giorni da due media indipendenti, Mediazona e Meduza. Dall’altra parte, il blocco di Hormuz spinge i governi europei a riallacciare i rapporti con la Russia per proteggersi dai danni economici della crisi nel Golfo Persico. Un’opportunità che il Cremlino non vuole ignorare: non a caso il mediatore proposto è il volto simbolo dei legami mai veramente interrotti tra i paesi dell’Eurozona e i fornitori russi.
CHI È GERHARD SCHRÖDER
Eletto deputato al Bundestag nel 1980 e cancelliere nel 1998 dopo aver sconfitto Helmut Kohl, Gerhard Schröder ha guidato la Germania per sette anni alla testa di una coalizione con i Verdi di Joschka Fischer. Durante il suo mandato ha promosso riforme radicali dello Stato sociale e ha gestito le prime missioni militari tedesche del dopoguerra in Kosovo e Afghanistan, pur opponendosi all’intervento in Iraq voluto da George W. Bush. La sua parabola politica è tuttavia mutata radicalmente nel 2005 quando, poco dopo aver ceduto il passo ad Angela Merkel, accettò l’offerta di Vladimir Putin per diventare un lobbista dei colossi energetici russi.
L’ex cancelliere, che in gioventù aveva scalato le gerarchie della Spd partendo da origini umilissime divenne così il volto dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2. La sua attività nei board di Rosneft, remunerata con 600 mila euro l’anno, e la vicinanza personale allo zar del Cremlino lo hanno portato all’isolamento totale in patria. Oggi Gerhard Schröder è privo dello staff e dell’ufficio spettanti agli ex capi di governo e ha subito l’allontanamento dalla sua squadra del cuore, il Borussia Dortmund.
CHI PUÒ ESSERE IL MEDIATORE GIUSTO
La ricerca di una figura diplomatica di alto livello restringe il campo a ex presidenti o ex premier con una dedizione totale alla causa. Tra i nomi circolati con insistenza compare quello di Sauli Niinistö, ex presidente finlandese che parla russo e ha mantenuto un dialogo diretto con Vladimir Putin in passato, sebbene l’ingresso della Finlandia nella Nato abbia mutato gli equilibri. Resta attuale anche la figura di Alexander Stubb, attuale presidente finlandese, apprezzato per la sua capacità di interlocuzione con l’amministrazione statunitense.
Le piste alternative portano all’ex cancelliera Angela Merkel, che parla russo e soprattutto ha una vasta conoscenza della questione energetica, dal momento che fu lei a imprimere una svolta decisiva nei rapporti tra Berlino e Mosca, cresciuti a dismisura fino all’aggressione nei confronti dell’Ucraina nel 2022. Sullo sfondo rimane la figura di Emmanuel Macron, che potrebbe assumere un ruolo centrale al termine della sua presidenza.


