Fratelli d’Italia accelera sulla riforma elettorale: si cerca la sintesi con gli alleati su preferenze, premio e listone per portare alla sinistra una proposta condivisa. Al via le audizioni in Parlamento, mentre inizia a delinearsi il fronte dei contrari alla riforma
Settimana decisiva per il dibattito parlamentare e politico sulla nuova legge elettorale. Il vertice di maggioranza svoltosi ieri ha confermato la volontà del centrodestra di procedere , puntando a un modello di impianto proporzionale corretto da un premio di maggioranza. L’obiettivo iniziale era chiudere la prima lettura del testo per la fine di giugno, per poi calendarizzare una votazione entro luglio. Secondo quanto riporta Repubblica, però, il voto potrebbe slittare addirittura a settembre.
Intanto, da oggi e fino a giovedì, la commissione Affari costituzionali alla Camera audirà tecnici ed esperti per entrare nel merito delle soluzioni e fornire una base di confronto con l’opposizione più ampia.
LA SETTIMANA TRA AUDIZIONI E IL VERTICE DI IERI
Al vertice di ieri hanno preso parte i leader delle forze di maggioranza – Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi – con gli sherpa e i capigruppo. Al di là dei singoli aspetti tecnici, si è ragionato di come trovare la migliore convergenza tra le forze politiche, così da mostrarsi compatti nella trattativa con l’opposizione. Passaggio questo particolarmente delicato: le divergenze esistono, ma vanno appianate in modo da costringere il centrosinistra a scoprire le carte.
Quanto al merito della riforma, il calendario della settimana è fittissimo: alla Camera verranno auditi gli esperti. Sia quelli considerati “di parte”, ossia il costituzionalista e già vicepresidente della Corte Costituzionale Nicolò Zanon da un lato, e il professore di diritto costituzionale all’Università di Pisa Andrea Pertici per la controparte, ma anche il politologo della Luiss Roberto D’Alimonte, l’ex presidente della Camera Luciano Violante, i professori Stefano Ceccanti e Fulco Lanchester, il presidente emerito della Consulta Antonio Baldassarre.
I NODI DA SCIOGLIERE
Si va avanti dunque, anche se permangono divergenze significative all’interno della coalizione di governo, tra chi vorrebbe modifiche sostanziali e chi, sotto sotto, rema contro lo Stabilicum e preferirebbe il pareggio.
Ufficialmente, a dividere è il tema delle preferenze: se Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati si dicono favorevoli, la Lega continua a nicchiare, anche perché qualora Salvini non potesse scegliere i suoi, finirebbe per perdere il partito.
C’è poi la questione della costituzionalità del premio di maggioranza. Sul punto, i rilievi non provengono solo dall’opposizione: sia Igor Iezzi, relatore del testo per conto del Carroccio, sia gli sherpa azzurri Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni suggeriscono un ridimensionamento dell’entità del premio. Resta poi da definire la struttura del cosiddetto listone nazionale di eletti che scatterebbe con il premio: nel caso passasse, Fratelli d’Italia promette di essere generosa verso gli alleati.
L’OPPOSIZIONE PARTECIPA?
Fratelli d’Italia confida nel fatto che il sistema proposto potrebbe paradossalmente favorire anche i leader del centrosinistra. Alla segretaria dem Elly Schlein non dispiace infatti il ritorno delle preferenze, che le permetterebbe di sfruttare il consenso locale dei sindaci e dei presidenti di Regione del suo partito. E per il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte l’indicazione del premier è un’opportunità per competere alla pari all’interno del campo largo.
Non solo: anche le forze minori come i Verdi, la Sinistra e il partito guidato da Matteo Renzi potrebbero appoggiare la riforma, dal momento che la legge prevederebbe meccanismi di recupero per le liste coalizzate che non superano il 3% o un diritto di tribuna per chi corre in autonomia.
L’APPELLO DEI COSTITUZIONALISTI CONTRARI
Parallelamente al dibattito politico, si sta formando un fronte di opposizione alla riforma nel mondo accademico e giuridico. Oltre centoventi costituzionalisti hanno sottoscritto un appello per esprimere profonda preoccupazione verso una legge ritenuta non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa.
Tra i primi firmatari figurano esperti di chiara fama come Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Enrico Grosso, Gaetano Azzariti, Massimo Villone e Roberto Zaccaria. Secondo i firmatari, l’impianto della riforma rischierebbe di distorcere eccessivamente la rappresentanza parlamentare in favore della governabilità, creando uno squilibrio istituzionale difficilmente sanabile.
Una base su cui le opposizioni potranno certamente appoggiarsi qualora saltasse la trattativa con la maggioranza, ma che rischia anche di indurre una frammentazione di posizioni nel campo largo.


