Il MiC e quella maledetta voglia di Salone: le speranze di Giuli, la sponda della Regione Piemonte e del Circolo dei Lettori, il gelo di Comune e privati
Dopo il niet di Silvio Viale, rappresentante dei privati, la vexata quaestio dell’ingresso del MiC nella cabina di regia del Salone Internazionale del Libro di Torino sembrava definitivamente archiviata. E invece ci risiamo: alla vigilia riattacca il tormentone e torna la maledetta voglia.
“È un rito collettivo e partecipato dove non si avverte né barriera di ingresso né inviti all’uscita, è uno dei valori principali del Salone”: chissà se alludeva a quello Alessandro Giuli, salutando con queste parole la 38esima edizione del più importante evento editoriale italiano. Di certo c’è che le posizioni, da quando l’argomento è sul tavolo, non sono cambiate. Rimangono favorevoli la Regione e ovviamente il ministero, contrari il Comune e i privati, e intanto al Lingotto la macchina è partita con lo stesso assetto di sempre. Eppure c’è chi vorrebbe riesumare il braccio di ferro, anche se senza l’entusiasmo d’un tempo.
COME FUNZIONA LA GOVERNANCE DEL SALONE DEL LIBRO
Iniziamo dalle basi. La governance del Salone si regge su un complesso accordo di partenariato pubblico-privato che coinvolge Regione, Comune e i soggetti privati che detengono il marchio.
La convenzione rinnovata fin qui,perlopiù su base annuale, viene stipulata tra la Fondazione Circolo dei lettori (di cui è socio unico la Regione Piemonte), la Fondazione per la Cultura (100% del Comune) e l’Associazione Torino, la città del libro, ossia la componente privata.
COSA OFFRE IL MIC
L’ingresso formale del Ministero della Cultura nella macchina del Salone segnerebbe una svolta storica, trasformando il MiC da semplice finanziatore esterno a partner strategico. Si tratta di prestigio, ma anche e soprattutto di risorse: l’ipotesi sul tavolo è un incremento del contributo statale fino a 1,5 milioni di euro, a fronte dei circa 250.000 euro attuali.
CHI VUOLE IL MINISTERO DENTRO E CHI NO
In prima fila tra i favorevoli all’ingresso del MiC c’è, naturalmente, lo stesso Alessandro Giuli. Sulla stessa linea la Regione Piemonte, che ha dato mandato al presidente del Circolo dei Lettori Giulio Biino di favorire i rapporti con Roma. Alla vigilia dell’inaugurazione sul punto è tornato il numero 2 di Grattacielo Piemonte, Maurizio Marrone, che ha definito la proposta avanzata dal MiC una “opportunità amichevole” da cogliere per il bene della kermesse, criticando implicitamente la freddezza mostrata dall’amministrazione comunale, che teme di trarne uno svantaggio politico (l’anno prossimo si vota). Altrettanto glaciale è stato, fin qui, Silvio Viale, presidente di Torino Città del Libro, che già l’anno scorso aveva rispedito al mittente l’offerta, ribadendo che qualsiasi variazione della governance implicherebbe una proposta di acquisto delle quote e sottolineando che il Salone appartiene ai privati.
IL NODO DEL COME
“La partita non è chiusa”, assicura l’assessora regionale Marina Chiarelli, che ci tiene a sottolineare come l’ingresso del pubblico non prefiguri un’ingerenza: “la partecipazione delle istituzioni alla governance culturale dovrebbe anzi garantire imparzialità e una visione super partes. Trasformare la cultura in terreno di scontro ideologico è invece profondamente anticulturale”, sostiene. Eppure, dopo i casi Biennale e Fenice a Venezia, difficile biasimare gli organizzatori privati del Salone se non vogliono stringersi per far posto ai referenti del MiC.
Intanto Biino, ben più rassegnato che in passato, mantiene acceso il lumicino della speranza, facendo sapere che le interlocuzioni sono ancora in corso. Su quali basi, è dura da intuire e gli stessi attori in causa non aiutano a chiarire. Ad esempio, una delle vie ipotizzate era quella di imbarcare il MiC dentro il Circolo dei Lettori. Lo aveva promesso l’anno scorso il governatore piemontese Alberto Cirio. Ma pochi giorni fa è stato lo stesso Biino a smentirlo: “Questo è un equivoco, nato non so bene come. L’ingresso del ministero sarebbe rivolto alla macchina Salone: con quali modalità è uno dei punti delle interlocuzioni in atto. Il ministero avrebbe piacere di essere parte della progettazione, in una prospettiva dove la macchina del Salone collabori attivamente con il ministero”.
INTANTO TUTTO RESTA COM’È
Nonostante il tentativo di riesumare il dibattito, anche quest’anno nulla di nuovo all’ombra del Lingotto, almeno sul piano della governance. I finanziamenti seguono il consueto assetto: l’Associazione Torino, la Città del libro mette tra i 10 e gli 11 milioni di euro, la Regione 1,3 milioni veicolati attraverso la Fondazione Circolo dei Lettori, il Comune 750.000 euro attraverso la Fondazione per la Cultura, il Mic 250.000 euro. Tutti presenti coi propri spazi, ma guai a chi voglia appropriarsi della fetta più grande.
Mentre la politica discute, sotto la direzione editoriale di Annalena Benini la manifestazione si allarga, nonostante gli spazi le stiano sempre più stretti. La novità dell’anno è l’apertura del Padiglione 5, dedicato al business durante la settimana e agli eventi live nel weekend. Per il resto si vedrà, forse l’anno prossimo: ammesso che al ministero rimanga tutto com’è.


