Da settimane a Roma si parla del progetto per ampliare la celebre Galleria Borghese. Sacrilegio o occasione? Il punto sul caso intorno al celebre museo
Un nuovo edificio alle spalle della Galleria Borghese? Per alcuni si tratta di un’idea scriteriata, lesiva del patrimonio artistico della Capitale, di cui il museo è una delle perle più rifulgenti. Per altri è la chance di dare nuovo slancio a una struttura poco accessibile a causa della grande mole di visite.
La polemica infuria da ben prima del 18 maggio, quando il progetto è stato presentato in conferenza stampa: mentre la direzione del museo e il Comune sostengono l’iniziativa, una nutrita schiera di accademici e associazioni per la tutela del paesaggio minaccia azioni legali per bloccare ogni tentativo di edificazione all’interno del parco storico. Ecco in cosa consiste il progetto, chi c’è dietro l’idea e chi la osteggia
IN COSA CONSISTE IL PROGETTO DI AMPLIAMENTO DI GALLERIA BORGHESE
L’iniziativa prevede la realizzazione di un nuovo volume edilizio all’interno dei confini di Villa Borghese, uno spazio contermine all’attuale sede della Galleria. L’idea è quella di aggiungere una superficie stimata tra i 2500 e i 3000 mq metri quadrati per ospitare nuovi ambienti destinati alla didattica, alle conferenze e al miglioramento dell’accoglienza, trasformando la struttura in un vero e proprio polo culturale e formativo attivo.
L’iter amministrativo ha preso il via con una memoria approvata all’inizio di maggio dalla Giunta Capitolina, la quale ha riconosciuto la rilevanza istituzionale dell’intervento. Dal punto di vista tecnico, il procedimento prevede un concorso internazionale di idee articolato in due fasi. La prima fase vedrà una preselezione globale, seguita dalla scelta di cinque finalisti che parteciperanno in forma anonima attraverso la piattaforma dell’Ordine degli Architetti di Roma, con l’obiettivo di individuare un vincitore entro la fine dell’anno. Tutto il percorso resta comunque vincolato all’approvazione delle autorità competenti in materia urbanistica, ambientale e culturale.
QUAL È IL RUOLO DI PROGER E FRANCESCO RUTELLI
Il motore tecnico ed economico della fase preliminare del progetto è la società indipendente di ingegneria Proger Spa, guidata dall’amministratore delegato Marco Lombardi. L’azienda si è aggiudicata in via esclusiva il bando pubblico per fornire, in regime di sponsorizzazione tecnica gratuita e per un valore di oltre 875mila euro, il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica e la gestione del concorso internazionale. Altro discorso è invece la realizzazione concreta del nuovo edificio, che avrebbe invece un costo compreso tra i 9 e i 10 milioni di euro, che Proger non intende versare.
La divisione dell’azienda dedicata ad arte e cultura è presieduta dall’ex sindaco Francesco Rutelli, già promotore a suo tempo della teca di Meier all’Ara Pacis. Rutelli sostiene di aver parlato del progetto anche con il ministro Giuli. Il quale, però, ha mantenuto fin qui il massimo riserbo, anche per non inimicarsi il partito: sulla vicenda è infatti entrato a gamba tesa il “gabbiano” Fabio Rampelli, che ha chiesto le dimissioni dei vertici del Museo e ha provato a sollevare un caso politico.
Quanto all’azienda, il portfolio di interventi è di prestigio, dal sistema di condizionamento della Cappella Sistina, al restauro di Palazzo Massari-Cavalieri di Malta a Ferrara, dalla grande esposizione Riyadh Art in Arabia Saudita fino al Ponte sullo Stretto.
A CHI PIACE IL PROGETTO E A CHI NO
La sensazione, scriveva il Foglio pochi giorni fa che è che “alla fine questo progetto si farà perché ha dalla sua un pezzo importante della sinistra. Rutelli, ma anche il sindaco Roberto Gualtieri e la presidente del consiglio comunale Svetlana Celli“. Grazie all’asse con Proger, la Giunta Capitolina spinge forte per il riammoderamento. Schieratissime anche l’assessora alle politiche Culturali del Municipio I Giulia Silvia Ghia e la direttrice del Museo, Francesca Cappelletti, che respinge le accuse di voler snaturare il sito.
Eppure, sul fronte opposto, accanto a Rampelli, si trovano anche realtà vicine ad Avs e un fronte compatto di associazioni e studiosi. Realtà come Italia Nostra, l’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, gli Amici di Villa Borghese e l’associazione Carteinregola presieduta da Anna Maria Bianchi Missaglia denunciano il progetto come illegittimo, ricordando che il parco fu acquistato dallo Stato nel 1901 per essere donato ai cittadini con vincoli di inedificabilità assoluta. Sul punto s’è poi sollevata la voce della comunità accademica, con Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena e noto storico dell’arte, che ha paragonato l’intervento addirittura a una “sopraelevazione sulla Cupola del Brunelleschi”. Gualtieri tirerà dritto comunque? A trent’anni di distanza, sull’Ara Pacis nessuno mette bocca.


