Calenda zittisce le ricostruzioni di Repubblica e la Stampa sui presunti abbocchi con Fratelli d’Italia. Ma ora che si rischia l’infilata Vannacci a destra, il centro può tornare molto utile
La corsa al centro di Fratelli d’Italia stuzzica l’immaginazione di Repubblica e La Stampa. Entrambi i quotidiani raccontano la riunione di ieri a via della Scrofa, con cui s’è archiviata definitivamente l’ipotesi di una corsa dell’altra Meloni – Arianna – a Roma. È qui che si concentrerebbero le ansie del partito: e se Roberto Vannacci si candidasse in prima persona? Un patto con Gianni Alemanno, del resto, c’è già.
Ecco allora che balena il nome di Carlo Calenda e di Azione per allargare il perimetro e trovare la candidatura giusta. Non solo per la Capitale: nel ragionamento rientrerebbe anche Milano, dove la destra litiga sull’ipotesi Maurizio Lupi.
Il leader centrista smentisce però le ricostruzioni: “A Milano siamo nella maggioranza di Sala. A Roma siamo all’opposizione costruttiva di Gualtieri”.
COSA SCRIVONO REPUBBLICA E LA STAMPA SU CALENDA E FDI
Ma cosa scrivono i due giornali? Ecco Lorenzo De Cicco su Repubblica: “A via della Scrofa, allora, tutti convocati: (…) il presidente del partito romano, il deputato Marco Perissa” traccia “il profilo del candidato sindaco: un nome politico”. Le ipotesi sono “l’ex Udc Luciano Ciocchetti o Roberta Angelilli, numero due della Regione Lazio”, ma non si esclude un civico (la suggestione qui sarebbe Massimo Giletti). Poi ecco Calenda, perché “il nodo politico vero, emerso anche durante la riunione dell’altro ieri, è l’apertura al centro”. Bisogna allargare il perimetro, “non solo a Roma, anche a Milano c’è chi spinge per far entrare Azione. Stefano Benigni, vicesegretario di FI, lo ripete da mesi”.
“Carlo Calenda non viene considerato un interlocutore impossibile. Anzi”, rincara la dose Francesco Malfetano sulla Stampa. Anche qui si conferma la consonanza su Milano, dove è verosimile che prevalga la candidatura di un civico, ed emerge la difficoltà torinese intorno alla candidatura di Maurizio Marrone.
In entrambi i pezzi viene dato risalto all’intervista rilasciata pochi giorni fa dal leader di Azione a RomaToday: “un po’ ammiccava al centrodestra: «Se tirano fuori una figura competente, ci parlerei». Un po’ pungeva: «Dovrebbero fare piazza pulita della loro classe dirigente». Si vedrà”, commenta il quotidiano di Mario Orfeo. Mentre chez Andrea Malaguti si scrive: “Le parole del leader di Azione sono un segnale. «Noi non candideremo nessuno, ma voglio vedere chi esprimerà il centrodestra», ha spiegato parlando del voto romano. Una frase che a via della Scrofa interpretano come disponibilità a discutere, a certe condizioni: programmi compatibili, nomi non ostili, profili amministrativi credibili”.
LA SMENTITA DI CALENDA
Il leader di Azione però smentisce seccamente.
A Milano siamo nella maggioranza di Sala. A Roma siamo all’opposizione costruttiva di Gualtieri. Rimaniamo dove gli elettori ci hanno messo. Non abbiamo fatto né stiamo discutendo patti con chicchessia. Ci interessa la qualità dei candidati e dei programmi. A @repubblica e… https://t.co/Db9XRtq1GW
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) May 27, 2026
In molti, tra i commenti, obiettano però che l’intesa si è già verificata a Reggio Calabria. Peraltro Calenda sa benissimo che il vento tira dalla sua parte, e infatti non dice che un confronto con il centrodestra sia impossibile in assoluto; dice piuttosto che non esistono trattative o patti. Quando afferma che discuterebbe con un candidato “competente” espresso dal centrodestra, introduce comunque un criterio politico non ideologico – e quindi esclusivo – ma amministrativo, sufficiente a mantenere aperte le interpretazioni. E a confermare che una smentita è una notizia data due volte.
LA CORSA AL CENTRO DI FDI
Quanto ai Fratelli d’Italia, l’urgenza è trovare coperture centriste per prevenire Vannacci, che oggi è già un problema per la Lega – lo dimostra Vigevano – e in chiave nazionale rischia di essere una spina nel fianco anche per Meloni. E al centro c’è il rischio che Forza Italia, su input di Marina Berlusconi, si smarchi e apra a un governo di larghe intese.
Calenda servirebbe per coprire l’elettorato liberal-riformista, recuperare il terreno perso con il mondo dell’industria e rilanciarsi in chiave più europea ed europeista, oltre al fatto che un suo arruolamento instillerebbe il seme della discordia nell’opposizione.
Nel voto locale Azione sarebbe utilissimo ai ballottaggi: lo si vedrà già ad Arezzo, dove i 20% di Marco Donati può andare al meloniano Marcello Comanducci, o a sinistra, al dem Vincenzo Ceccarelli. E può decidere la partita.


