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ELLY SCHLEIN

Pd, tutti i sindaci che vincono senza Schlein (e che Schlein non può perdere)

Nelle città il Pd conta grazie agli amministratori territoriali che la nuova segretaria avrebbe dovuto archiviare. E se nella nuova legge elettorale saranno inserite le preferenze, il loro peso crescerà 

Elly Schlein aveva promesso di archiviare il Pd dei “cacicchi” territoriali. Ma ogni volta che il centrosinistra vince nelle città, riemergono proprio loro: sindaci, governatori, amministratori locali spesso lontani dalla linea schleiniana e dal “campo largo”.

Da De Luca a Crisafulli, passando per i riformisti come Biffoni, il Pd continua a vincere soprattutto dove sopravvive il vecchio partito del territorio. E se un giorno dovessero tornare le preferenze, quei leader locali diventerebbero ancora più indispensabili.

I CACICCHI CHE IL PD NON RIESCE A ROTTAMARE

Elly Schlein era salita al Nazareno anche per questo: archiviare il vecchio Pd dei ras territoriali, dei notabili, dei “cacicchi” denunciati alle primarie da Stefano Bonaccini. Un partito più movimentista, più identitario, meno dipendente dalle correnti locali e dalle reti di potere costruite nei comuni e nelle regioni. Eppure, ogni volta che il centrosinistra torna competitivo nelle città, riaffiorano proprio loro: i sindaci, gli amministratori, i riformisti, i cattolici democratici, gli uomini delle preferenze e delle coalizioni civiche.

I risultati delle amministrative stanno raccontando una storia che nel Pd tutti vedono ma che pochi hanno interesse a verbalizzare apertamente: nei territori vincono spesso candidati che non nascono con Schlein, non parlano il suo linguaggio politico e, in molti casi, non appartengono nemmeno al perimetro del “campo largo” teorizzato dalla segretaria.

DA DE LUCA A CRISAFULLI: IL RITORNO DEI TERRITORI

In Sicilia il caso più evidente è quello di Maurizio Crisafulli, storico uomo del Pd ennese, politico di lungo corso, già eurodeputato e parlamentare regionale. Per anni simbolo di quel ceto democratico territoriale che la nuova leadership avrebbe dovuto marginalizzare. E invece proprio figure così tornano decisive quando bisogna vincere davvero, organizzare liste, mobilitare consenso personale, presidiare pezzi di elettorato moderato.

Lo stesso schema vale in Campania con Vincenzo De Luca. Da mesi il governatore combatte una guerra politica quasi quotidiana con il Nazareno, ma resta uno dei pochi amministratori democratici dotati di un consenso personale ancora spendibile fuori dalla nicchia militante del partito.

I RIFORMISTI CHE TENGONO LE CITTÀ

Poi c’è la galassia dei sindaci riformisti. Matteo Biffoni, ex sindaco di Prato e presidente di Ali, è uno dei dirigenti cresciuti dentro il Pd amministrativo e pragmatico dell’era pre-Schlein. Un profilo che parla ai ceti produttivi, agli amministratori locali, al centrosinistra di governo più che alla militanza identitaria. Lo stesso vale per molti altri amministratori che continuano a vincere soprattutto dove il Pd resta forza municipale: coalizioni larghe ma non necessariamente grilline, radicamento civico, reti locali, moderazione istituzionale. In molte città il Movimento 5 stelle resta marginale o addirittura ingombrante, mentre a fare la differenza sono candidati che costruiscono consenso personale ben oltre il recinto del partito.

Il NODO DELLE PREFERENZE

C’è poi un elemento che pesa più di quanto si dica pubblicamente: la legge elettorale. Oggi i parlamentari vengono sostanzialmente nominati dai vertici di partito attraverso liste bloccate. E questo cambia completamente i rapporti di forza interni: i sindaci, i presidenti di regione, i leader territoriali contano sul territorio ma molto meno nella composizione del Parlamento, perché le candidature dipendono dalla segreteria nazionale. In altre parole: i “cacicchi” portano voti, ma non necessariamente eleggono i propri uomini. Il problema è che la discussione sulle preferenze potrebbe riaprirsi in qualsiasi momento, e a deciderlo sarà soprattutto la maggioranza di governo. Se il sistema dovesse cambiare, il peso dei leader locali dentro il Pd tornerebbe enorme. E Schlein avrebbe bisogno più che mai di amministratori capaci di prendere voti personali.

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