Bruxelles concede a Roma una deroga da 14 miliardi nel triennio 2026-2028 legata alla clausola della difesa, ma dice “no” agli sconti sulle accise
La Commissione europea apre uno spiraglio all’Italia sul fronte del caro energia, ma senza allentare il richiamo alla disciplina di bilancio. Nel pacchetto di raccomandazioni del Semestre europeo 2026, Bruxelles conferma che il Paese resta sotto osservazione per l’elevato debito pubblico, la crescita debole e gli squilibri macroeconomici, ma concede una flessibilità limitata per finanziare misure legate alla crisi energetica e alla transizione fuori dai combustibili fossili.
La misura si inserisce nella clausola nazionale di salvaguardia già prevista per la difesa, che l’esecutivo Ue propone di estendere anche agli interventi sulla resilienza energetica.
LA MINI-CLAUSOLA ENERGETICA
In concreto, gli Stati membri potranno chiedere di utilizzare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028, con un tetto cumulato dello 0,6% sul triennio. Per l’Italia, la stima oscilla tra 13 e 14 miliardi di euro. La Commissione precisa però che si tratta di una facoltà, non di un obbligo, e che ogni richiesta dovrà essere valutata caso per caso.
Il perimetro della flessibilità è stretto. Non potranno essere finanziati interventi generici o non mirati, come la riduzione delle accise sui carburanti o tagli indistinti alle tasse sulle bollette. Bruxelles orienta invece la spesa verso misure temporanee e mirate, destinate a proteggere famiglie vulnerabili e imprese energivore, ma soprattutto a rafforzare la sicurezza energetica di lungo periodo.
COSA SI PUÒ FINANZIARE
Tra gli esempi indicati figurano investimenti nelle reti elettriche, sostegni allo sviluppo delle rinnovabili, incentivi per pompe di calore, batterie, impianti solari e sussidi per l’acquisto di auto elettriche.
Il messaggio politico è chiaro: l’Europa non vuole finanziare il contenimento artificiale dei prezzi dell’energia, ma accompagnare il Paese nella riduzione della dipendenza dal gas e dai combustibili fossili importati. La Commissione avverte infatti che l’Italia continua a scontare alcuni dei prezzi dell’elettricità più alti dell’Unione, effetto della sua dipendenza strutturale dalla produzione da gas. Per questo raccomanda di accelerare l’elettrificazione, rafforzare gli accumuli e velocizzare la diffusione delle rinnovabili, anche attraverso una piena attuazione della riforma delle autorizzazioni e degli investimenti nelle reti.
Sul piano dei conti pubblici, però, il quadro resta severo. Bruxelles conferma che l’Italia non è uscita dalla procedura per deficit eccessivo e dovrà mantenere la spesa netta entro il percorso correttivo fissato in precedenza. Il tutto mentre restano elevati i costi legati al debito, all’invecchiamento della popolazione e alle rigidità strutturali dell’economia. La Commissione sottolinea che la flessibilità energetica dovrà stare dentro il limite dell’1,5% del Pil già previsto dalla clausola di salvaguardia per la difesa, e che la sostenibilità fiscale resta una condizione inderogabile.
LA SODDISFAZIONE DEL MEF
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha accolto positivamente la proposta, parlando di una scelta che recepisce le richieste italiane. Secondo il ministro, una volta definiti con precisione i limiti di utilizzo, il Mef potrà formulare misure più mirate a tutela di famiglie e imprese. Ma Bruxelles, nello stesso tempo, ricorda che eventuali interventi dovranno essere coerenti con la traiettoria di rientro del debito e con la sostenibilità dei conti.
LE RACCOMANDAZIONI DI BRUXELLES
Le raccomandazioni all’Italia non si fermano all’energia. La Commissione chiede di accelerare il Pnrr e i programmi di coesione, rafforzare la pubblica amministrazione e la giustizia, intervenire sulla qualità del lavoro, sul cuneo fiscale, sulla lotta all’evasione e sul sostegno alla natalità. Nel mirino finiscono anche la sanità, la scuola, la povertà assoluta e lo sfruttamento del lavoro, con un richiamo severo alle condizioni dei migranti, alla precarietà e alle forti disuguaglianze territoriali.
La fotografia di Bruxelles è netta: l’Italia può contare su uno spazio di manovra temporaneo per difendersi dall’emergenza energetica, ma quel margine dovrà essere usato per accelerare la transizione e non per rinviare le correzioni strutturali.


