Dalle crisi finanziarie al tecno-feudalesimo: The Journal of European Economic History trasloca e rimette al centro l’importanza della storia economica
Il grande storico dell’economia americano C.P. Kindleberger – massima autorità sulle crisi finanziarie in età contemporanea – diceva che la storia economica è una disciplina anticiclica, nel senso che l’interesse per essa si accresce nelle fasi di contrazione e scema nelle fasi di espansione, quando si tende a pensare che lo sviluppo non incontrerà né ostacoli né battute di arresto.
Ma quando le battute di arresto arrivano – come è avvenuto con la Grande Recessione del 2008 o più di recente con la Pandemia del 2020 – si è costretti a fermarsi e si riscopre la Storia, anche economica.
LA NASCITA DEL THE JOURNAL OF EUROPEAN ECONOMIC HISTORY
C’è in Italia un luogo dove l’interesse per la storia economica non è mai scemato e a partire dal quale, anzi, esso si è via via irradiato in tutto il mondo: si chiama The Journal of European Economic History, ed è una rivista scientifica fondata a Roma nel 1972 (fu di fatto la prima rivista di storia europea tout court) dagli storici economici Luigi De Rosa (1922-2004) e Peter Mathias (1928-2016), massime espressioni dell’accademia napoletana e cantabrigense della seconda metà del secolo.
METODI E SVILUPPI DELLA RICERCA STORICO-ECONOMICA
Da allora, dal 1972, per oltre mezzo secolo, la rivista ha tenacemente inseguito e pubblicato regolarmente ricerche originali, spesso frutto di minuziose ricerche d’archivio, nei campi via via più innovativi della ricerca: dalla classica critica delle fonti alla cliometria, dal neoistituzionalismo alla microstoria, dalla storia globale agli studi post-coloniali, senza mai abbracciare un metodo, se non un metodo aperto, garantendo il pluralismo delle voci e degli approcci, che è il sale della storiografia. Su di essa hanno scritto diversi premi Nobel per l’economia, tra cui Joel Mokyr, premiato nel 2025.
TECNO-FEUDALISMO E NUOVE DISUGUAGLIANZE
In uno degli ultimi numeri, raccogliendo un buon numero di giovani studiosi da diversi paesi, la rivista ha addirittura discusso le tendenze emergenti di ciò che oggi viene definito tecno-feudalesimo, una categoria contesa e discussa, con la quale si fa riferimento alle gerarchie e alle rendite, vecchie e nuove, dei grandi padroni delle piattaforme tecnologiche e alle conseguenti disuguaglianze di ricchezza e di reddito che ne derivano.
Un segno, qualora ve ne fosse bisogno, che anche il presente, e non solo il passato, può essere meglio compreso attraverso il pensiero storico e la riflessione.
DA ROMA A UDINE: IL TRASFERIMENTO DELLA RIVISTA
Oggi la rivista idealmente trasloca, e da Roma, dove è nata, si sposta a Udine, dove ha sede il nuovo editore (Forum, la casa editrice dell’Ateneo friulano) avvicinandosi a quella Mitteleuropa che oggi, rispetto al 1972, specie dopo la fine della guerra fredda, è centrale in ogni discorso sull’Europa.
Ma una delle teste resta a Roma, giacché il direttore responsabile, il prof. Gaetano Sabatini, dirige anche l’Istituto Storico Italiano per l’Età Moderna e Contemporanea di via Caetani. Se potessi ripartire da zero nei miei studi – disse una volta Joseph Schumpeter – sceglierei la Storia economica.


