Nonostante il rinvio del Business Forum di Miami dopo la rottura tra la presidenza del Consiglio italiana e la Casa Bianca, Roma conferma l’adesione al vertice di Washington del 25 e 26 giugno per la firma della Pax Silica, strumento chiave per preservare l’asse strategico transatlantico e rinsaldare l’alleanza e chi sono i firmatari
Le relazioni diplomatiche tra Roma e Washington sono ancora sull’ottovolante: il presidente Usa Donald Trump è nel pieno di un’aspra campagna contro gli alleati europei, da cui l’Italia non è certo esente.
Chiuso in un rigoroso silenzio – fa eccezione il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che è tornato sulle divergenze tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca in una recente intervista al Corriere della Sera – il governo italiano lavora sotterraneamente per ricucire. L’occasione per il disgelo potrebbe essere la firma della Pax Silica, attesa a giorni e cara a entrambe le sponde dell’Atlantico.
CHE COS’È LA PAX SILICA
La Pax Silica costituisce lo sforzo di punta del Dipartimento di Stato americano sul fronte dell’intelligenza artificiale e della sicurezza delle catene di approvvigionamento, volto a strutturare un nuovo consenso sulla sicurezza economica tra paesi alleati e partner di fiducia.
L’iniziativa mira a coordinare le componenti essenziali dell’ecosistema tecnologico avanzato, incluse la capacità di calcolo, la produzione di semiconduttori, l’approvvigionamento di energia e le infrastrutture digitali come cavi in fibra ottica e data center.
Il principale artefice del progetto, il sottosegretario di Stato per gli Affari economici Jacob Helberg, ha evidenziato come tali risorse rappresentino i fattori strategici del secolo corrente, equivalenti al ruolo storico svolto da petrolio e acciaio. Per supportare concretamente l’iniziativa, Washington ha istituito il Pax Silica Investment Consortium con uno stanziamento iniziale di 250 milioni di dollari, finalizzato a mobilitare capitali pubblici e privati.
L’obiettivo profondo della piattaforma risiede nella riduzione delle dipendenze eccessive da attori esterni, con un implicito ma chiaro riferimento alla Cina, specialmente alla luce delle recenti restrizioni all’esportazione e alla lavorazione delle terre rare imposte da Pechino. Attraverso il contrasto a pratiche distorsive di mercato, come il dumping e la sovra-capacità, l’alleanza intende preservare un ecosistema sicuro per lo sviluppo tecnologico occidentale.
CHI SONO I FIRMATARI FINORA
Tra i primissimi firmatari della dichiarazione sulla Pax Slica ci sono Australia, Finlandia, India, Israele, Giappone, Norvegia, Qatar, Repubblica di Corea, Singapore, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Filippine, con la Grecia che risulta associata alla piattaforma in qualità di firmataria della specifica Dichiarazione di Sicurezza Economica Usa-Grecia e Taiwan che, pur non siglando ufficialmente il documento, ha annunciato il proprio sostegno ai principi del documento tramite una dichiarazione congiunta sulla cooperazione economica con gli Stati Uniti.
ll progetto sta raccogliendo nuove adesioni, specialmente in Europa: già formalizzate quelle a titolo individuale di Svezia e Olanda, mentre è attesa a breve la sottoscrizione da parte della Germania. Di rilievo strategico è inoltre il via libera del Comitato dei rappresentanti permanenti, l’organismo degli ambasciatori degli Stati membri presso l’Unione europea che ha formalmente autorizzato la Commissione europea ad aderire all’iniziativa in rappresentanza dell’intera Unione.
PAX SILICA, OCCASIONE DI DISGELO DOPO LE BORDATE DI TRUMP?
Gli Stati Uniti tengono moltissimo alla Pax Silica, che viene considerata l’architrave strategico per arginare il dominio cinese sulle terre rare. Per questo l’eventuale adesione dell’Italia potrebbe favorire la normalizzazione tra le due sponde dell’Atlantico, dimostrando che il dissidio tra Donald Trump e Giorgia Meloni è di natura personale e nulla ha a che vedere con i rapporti bilaterali tra i due storici alleati. Anche perché la salvaguardia dell’Occidente è un punto che sta a cuore tanto al tycoon quanto all’esecutivo italiano.
La firma sarebbe già dovuta arrivare ieri al Business Forum di Miami, appuntamento poi disertato da Antonio Tajani in risposta agli attacchi ricevuti dalla premier. Ma il vicepremier ha mantenuto aperto il canale di dialogo con Marco Rubio e l’opportunità potrebbe ripresentarsi.
La nuova occasione potrebbe essere il vertice sulla Pax Silica fissato per il 25 e 26 giugno a Washington. La partecipazione italiana dovrebbe essere garantita dalla presenza dell’ambasciatore Armando Varricchio, inviato speciale del ministro degli Esteri per l’innovazione e le nuove tecnologie.
Per quanto riguarda la firma del memorandum bilaterale sui minerali critici, accantonata l’opzione di Miami, la Farnesina sta vagliando percorsi alternativi: tra le ipotesi sul tavolo vi sono l’organizzazione di una nuova cerimonia ufficiale dedicata oppure la delega della formalizzazione dell’atto direttamente a Marco Peronaci, attuale ambasciatore d’Italia a Washington.


