Prende forma l’uscita anticipata dell’amministratore delegato del Gruppo Fs Stefano Antonio Donnarumma dopo il vertice con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini: ecco le ragioni dietro il passo indietro
L’amministratore delegato del Gruppo Fs, Stefano Antonio Donnarumma, si appresta a lasciare la guida delle Ferrovie dello Stato con quasi un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato, fissata dopo l’approvazione del bilancio 2026.
La decisione è maturata al termine del colloquio di stamane tra il manager e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Una conseguenza dei forti disagi sulla rete nazionale registrati negli ultimi giorni, ma anche della crisi in corso nel consiglio di amministrazione e delle profonde divergenze sulle scelte strategiche per l’alta velocità tra ministero e vertici del Gruppo.
Come sottolinea il Corriere della Sera, il percorso per un’uscita consensuale, in cui resta ancora da sciogliere il nodo della buonuscita, dovrebbe formalizzarsi nell’assemblea dei soci del prossimo 23 luglio. Fonti del Mit confermano l’indiscrezione all’Ansa e precisano che l’ad prima di lasciare “chiuderà i dossier più importanti prima di consegnare le dimissioni”. Il favorito a raccogliere l’eredità di Donnarumma è Gianpiero Strisciuglio, attuale amministratore delegato di Trenitalia.
PERCHÉ DONNARUMMA SI DIMETTE
La scelta di gettare la spugna matura in un momento di forte instabilità per il sistema ferroviario nazionale. Nelle ultime settimane si sono susseguiti guasti, rallentamenti e disagi che hanno coinvolto sia l’alta velocità sia il traffico regionale e aumentato la pressione politica sul ministro Matteo Salvini.
Nonostante i tentativi di fare fronte comune rivendicando i progressi della puntualità e l’avanzamento dei cantieri, l’asse tra il ministero e il vertice di Fs si è incrinata in modo irrimediabile a causa del mancato gradimento, da parte di influenti ambienti della maggioranza, di alcune scelte strategiche. Secondo Repubblica, “non sono piaciute a tutti le acquisizioni delle società Firema e Pizzarotti (ramo ferroviario)”, né “ha convinto la pur prestigiosa alleanza con il fondo statunitense Certares, immaginata per portare il Frecciarossa sotto il Canale della Manica”.
Ma il quotidiano diretto da Mario Orfeo aggiunge un altro elemento: Donnarumma aveva ipotizzato lo scorporo dei binari veloci per conferirli a una nuova società aperta all’ingresso di grandi investitori internazionali, pur sotto il controllo di FS. Nei piani del manager, l’operazione avrebbe garantito l’afflusso di capitali indispensabili una volta esauriti i fondi del Pnrr.
Il progetto ha però trovato la ferma ostilità della maggioranza di centrodestra, preoccupata che i nuovi partner potessero pretendere un aumento dei pedaggi richiesti alle società ferroviarie come Trenitalia, Italo e, dal 2027, i francesi di Sncf causando a cascata un rincaro dei biglietti per i viaggiatori.
LE DIMISSIONI DI CONSIGLIERI E TOP MANAGER
Peraltro, il consiglio di amministrazione delle Ferrovie dello Stato, nato originariamente con sette membri, viaggiava già a ranghi ridotti con soli cinque componenti ancora in carica.
Nelle scorse settimane erano infatti arrivate le dimissioni di Caterina Belletti, che ha lasciato l’incarico per approdare alla presidenza di Fs International, e, soprattutto, di Tiziana De Luca, consigliera in quota Mef.
Defezioni a cui si aggiunge l’addio dato per imminente di due figure chiave della dirigenza: il direttore finanziario dimissionario, Fabio Paris, diretto verso Open Fiber, e il responsabile delle Risorse Umane delle Fs, Gian Luca Orefice, che, sempre secondo Repubblica, sarebbe in procinto di trasferirsi presso un grande gruppo industriale del settore della difesa.

