Skip to content

Banca Ifis

Perché (anche) Moody’s potrebbe stangare Banca Ifis

Moody’s mette sotto osservazione l’istituto dopo i 70 milioni di accantonamenti decisi in seguito all’ispezione di Bankitalia e all’integrazione di illimity. In Borsa il titolo tenta il rimbalzo dopo un crollo storico, ma a pesare sono il taglio della guidance al 2026, la vendita del core business degli Npl e i dubbi degli analisti sulla redditività futura

Tempesta perfetta su Banca Ifis: dopo le recenti turbolenze a Piazza Affari, culminate con una seduta in rosso di oltre il 38% e seguite da un timido tentativo di rimbalzo del 4%, ora Radiocor dà notizia di un possibile declassamento dell’istituto veneto da parte di Moody’s. A preoccupare i mercati e i valutatori non sono singole criticità, ma la combinazione di profondi mutamenti strategici, incognite regolamentari e una severa revisione al ribasso delle stime di redditività aziendale.

LA SCURE DI MOODY’S SUI RATING DELL’ISTITUTO

L’agenzia Moody’s Ratings ha comunicato formalmente l’inserimento di tutti i rating e le valutazioni di Banca Ifis e di illimity Bank sotto osservazione per un potenziale downgrade.

La decisione dei valutatori internazionali è maturata a seguito delle ultime, delicate comunicazioni dell’istituto presieduto da Ernesto Fürstenberg Fassio, esponente della famiglia fondatrice e azionista di controllo che negli ultimi anni ha impresso una netta accelerazione alla riorganizzazione societaria.

L’ISPEZIONE DI VIGILANZA DI BANKITALIA

Il detonatore dell’azione di Moody’s è stata l’ispezione di vigilanza condotta sul posto dalla Banca d’Italia. A seguito dei primi rilievi, la banca ha contabilizzato accantonamenti aggiuntivi per perdite su crediti pari a 30 milioni di euro, una cifra che equivale a circa lo 0,2% del totale degli impieghi.

A questo importo si sommano ulteriori 40 milioni di euro di accantonamenti effettuati sulla controllata illimity, acquisita tramite offerta pubblica di acquisto nel 2025 e che Banca Ifis prevede di incorporare definitivamente entro la fine del 2026.

PERCHÉ GLI ANALISTI HANNO RIVISTO LE VALUTAZIONI

Come ricostruiva pochi giorni fa Valentina Nicolì su Startmag, “le revisioni sono arrivate pochi giorni dopo le novità annunciate nei giorni scorsi da Banca Ifis, che hanno costretto gli analisti a rimettere mano alle stime: dal taglio della guidance 2026 al profit warning, fino alle indicazioni fornite ai mercati sul riassetto del gruppo.

Il punto centrale, secondo gli analisti, è che l’istituto attraversa una fase di forte trasformazione che rende più difficile valutare gli utili futuri. Da una parte pesa l’ispezione della Banca d’Italia, dall’altra il progetto di cedere il business dei crediti deteriorati (Npl), un’attività che nel 2025 valeva circa il 45% dei ricavi della banca”.

COSA DICONO INTESA SANPAOLO, BANCA AKROS ED EQUITA

Il clima di cautela si riflette nelle revisioni operate dalle principali case d’affari. Come evidenziato nell’articolo di Startmag, Intesa Sanpaolo ha ridotto il prezzo obiettivo del titolo a 15,2 euro, abbassando il giudizio da “buy” a “neutral” e tagliando del 70% le stime dell’utile per azione atteso nel 2026. Secondo gli analisti, “il profit warning e la prevista cessione del business degli Npl riducono in modo sensibile la visibilità sui risultati futuri della banca“, mentre restano aperte le incognite legate sia all’esito definitivo dell’ispezione di Bankitalia sia all’integrazione di illimity.

Anche Banca Akros ha adottato un approccio più prudente, quasi dimezzando il target price da 28 a 14,8 euro e declassando la raccomandazione a “neutral”. Come sottolineato da Nicolì, “il gruppo sta attraversando una fase di transizione strategica che limita la visibilità sulla redditività dei prossimi anni“, motivo per cui le stime sugli utili per il periodo 2026-2028 sono state ridotte di circa il 41%.

Più fiduciosa resta invece Equita Sim, che pur abbassando il target price da 28 a 19 euro ha confermato il giudizio “buy”. La sim ritiene infatti che una parte rilevante delle incertezze sia già incorporata nelle quotazioni e intravede “la possibilità di un graduale ritorno a una redditività più normale a partire dal 2027, sostenuto dalle sinergie con illimity e dal riposizionamento verso il credito alle piccole e medie imprese“, evidenziando inoltre come la posizione patrimoniale della banca rimanga solida.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su