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Rheinmetall

Cosa rischia Rheinmetall per il dietrofront tedesco sulle fregate F126

La cancellazione della maxi-commessa governativa da 12,8 miliardi di euro per la costruzione delle navi da guerra F126 pesa sulle prospettive di Rheinmetall e agita i mercati. Il punto

La decisione del governo tedesco di abbandonare i piani per la costruzione di sei fregate F126, annunciata lo scorso 24 giugno, si è abbattuta pesantemente sulle proiezioni finanziarie di Rheinmetall. Come evidenzia il Sole 24 Ore, si trattava della “commessa di navi da guerra più importante per la Marina tedesca dalla Seconda guerra mondiale” all’interno di un accordo da 12,8 miliardi di euro di cui l’azienda sarebbe stata il principale appaltatore. La notizia ha fatto sbandare il titolo del colosso degli armamenti del 2,18% alla Borsa di Francoforte, costringendo i vertici societari a ricalcolare le prospettive finanziarie.

QUANTO COSTA A RHEINMETALL LO STOP SULLE FREGATE

Di fronte alla decisione di Berlino, la società ha diramato una nota ufficiale: “Rheinmetall sta valutando le potenziali implicazioni della cancellazione del programma per la fregata F126”. Come riportato dal Sole 24 Ore Radiocor, i vertici pur confermando le stime del secondo trimestre, “ovvero il raggiungimento di un tasso di crescita dei ricavi previsto superiore al 60%, la cancellazione del programma comporterà una riduzione del volume di ordini previsto per il trimestre, pari a 20 miliardi di euro, inclusa la F126”.

Tale frenata si registra “nonostante il forte slancio degli ordini in tutti gli altri segmenti”, come quelli per le munizioni a guida autonoma e le commesse per la Romania. L’azienda sta ora ricalcolando le stime annuali, precisando che nel caso “non fosse possibile individuare misure di mitigazione, l’impatto sui ricavi del 2026 potrebbe raggiungere 300 milioni di euro”. La società, che fornirà ulteriori dettagli il 6 agosto, ha comunque garantito che “farà tutto il possibile per mitigare questo effetto acquisendo nuovi ordini in futuro”.

IL PARERE DEGLI ANALISTI E I RISCHI PER IL 2030

Le prospettive del gruppo dividono i maggiori istituti di credito. Per Markus Bauer, analista senior di Deutsche Bank, un calo degli ordini non è sorprendente, sebbene risulti inaspettato l’impatto fino a 300 milioni di euro in caso di mancata mitigazione. L’esperto mantiene tuttavia una visione costruttiva e l’istituto tedesco prova a rassicurare gli investitori: “Nel complesso manteniamo la nostra valutazione positiva su Rheinmetall e consideriamo la recente debolezza del prezzo delle azioni esagerata e un interessante punto di ingresso”.

Di diverso avviso è David Perry, analista di punta per il settore aerospazio e difesa presso JP Morgan, che intravede diverse criticità legate ai ritardi governativi negli appalti e alla velocità dei cambiamenti tecnologici. Dalla banca d’affari statunitense sottolineano: “A nostro avviso, gli obiettivi del gruppo per il 2030 appaiono sempre più ambiziosi”. Una posizione che ha spinto JP Morgan a ridurre le stime sugli utili fino al 2030, abbassando il prezzo obiettivo del titolo da 1.500 a 1.350 euro.

LA REAZIONE DELLA BORSA

L’impatto a livello azionario è stato immediato e marcato. Il Sole 24 Ore Radiocor ricorda che all’annuncio del 24 giugno il titolo di Rheinmetall “aveva reagito con un ribasso molto pesante”, portando la quotazione a registrare un calo “di circa il 30%” dall’inizio dell’anno. La pressione in Borsa sembra però aver trovato un freno nei giorni più recenti, mostrando un mercato in cerca di equilibrio. Nel corso dell’ultima settimana di contrattazioni, infatti, “il titolo ha inanellato una serie di consistenti rialzi” e, limitatamente alle sole ultime cinque sedute, “il progresso risulta del 14% circa”, confermando l’alta instabilità che attualmente circonda le azioni del colosso della difesa.

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