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Valter Lavitola

Chi è Valter Lavitola, l’imprenditore ex giornalista indagato per l’attentato a Ranucci

Nelle indagini sull’attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci spunta a sorpresa il nome dell’ex direttore de L’Avanti! Valter Lavitola. Dal passato politico agli affari internazionali, ritratto di un faccendiere segnato da diverse condanne definitive

Clamoroso colpo di scena nelle indagini sull’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Dalle carte dell’inchiesta emerge un nome finora estraneo alla vicenda, quello di Valter Lavitola. L’ex giornalista, già editore e direttore del risorto quotidiano socialista L’Avanti, imprenditore e faccendiere, ben noto alle cronache giudiziarie e politiche italiane, non è  uno sconosciuto per Ranucci: tre anni fa i due furono fotografati insieme dal giornalista Aldo Torchiaro de Il Riformista – allora diretto da Matteo Renzi – allo stesso tavolo nel ristorante Cefalù, nel quartiere romano di Monteverde, di proprietà dello stesso ex editore.

Sconvolto il conduttore di Repot, che a Repubblica ha dichiarato “Per me Valter è un amico, dal 2019 ci sentivamo quasi tutti i giorni. Sono sconvolto, sconcertato, non so che cosa pensare, se non che mi affido alle indagini della Procura e dei Carabinieri. In questo momento non mi sento di rilasciare altre dichiarazioni”.

CHI È VALTER LAVITOLA

Nato a Salerno nel 1966, Valter Lavitola ha attraversato decenni di storia politica e imprenditoriale italiana. Laureato in Scienze politiche all’Università Federico II, a soli diciotto anni si è iscritto alla loggia massonica romana Aretè. Muove i primi passi in politica nel 1984 aderendo alla corrente craxiana del Partito Socialista Italiano, per poi virare verso Forza Italia dopo la temperie di Tangentopoli, periodo in cui si avvicina a Silvio Berlusconi.

Nonostante un tentativo di elezione al Parlamento Europeo nel 2004 e il blocco  da parte di Niccolò Ghedini e Gianni Letta di una successiva candidatura alle politiche, consolida il suo ruolo di uomo di fiducia per operazioni delicate, specializzandosi in affari in America Latina. Tramite l’ex premier, entra in contatto con i vertici di Finmeccanica e stringe rapporti privilegiati con il presidente di Panama Ricardo Martinelli.

In ambito editoriale, nel 1996 fonda la cooperativa International press e rileva abilmente la testata L’Avanti!, modificandone unicamente la punteggiatura rispetto allo storico organo socialista. Assume la direzione del quotidiano nel 2003, affiancato da Sergio De Gregorio, trasformando il giornale in uno strumento di pressione politica. Ne è un esempio la pubblicazione nel 2010 di un documento  proveniente da Saint Lucia per colpire Gianfranco Fini attraverso il cognato Giancarlo Tulliani nella vicenda della casa di Montecarlo.

LE CONDANNE DEFINITIVE E IL CARCERE

Lavitola è stato condannato per truffa allo Stato in relazione ai fondi per l’editoria percepiti dal suo quotidiano, patteggiando una pena di tre anni e otto mesi. Per la medesima vicenda, la Corte dei conti lo ha condannato, in solido con Sergio De Gregorio, a restituire all’erario oltre 23 milioni di euro.

Fu anche coinvolto nel processo sulla cosiddetta compravendita dei senatori, l’inchiesta della Procura di Napoli relativa alla presunta corruzione di  De Gregorio. Secondo l’accusa, tra il 2006 e il 2008 De Gregorio avrebbe ricevuto circa 3 milioni di euro, anche attraverso l’intermediazione di Lavitola, per abbandonare la maggioranza di centrosinistra guidata da Romano Prodi e passare al centrodestra, contribuendo così alla caduta del Governo Prodi II. Nel luglio 2015 Lavitola fu condannato in primo grado a tre anni di reclusione per concorso in corruzione insieme a Silvio Berlusconi; il 20 aprile 2017 la Corte d’Appello di Napoli dichiarò però il reato prescritto e la decisione fu successivamente confermata dalla Cassazione nel luglio 2018.

La giustizia ha inoltre accertato la sua colpevolezza per tentata estorsione ai danni di Impregilo e, con una condanna a due anni e otto mesi in rito abbreviato per tentata estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi. In quest’ultimo caso, agendo insieme all’imprenditore Giampaolo Tarantini, aveva richiesto cinque milioni di euro per garantire il silenzio sulle serate organizzate nelle residenze dell’ex presidente del Consiglio, vicenda per la quale verrà anche sospeso dall’Ordine dei Giornalisti. A seguito di queste condanne, dopo un periodo di latitanza in Sudamerica, ha trascorso quattro anni di reclusione tra Poggioreale e Secondigliano prima di ottenere gli arresti domiciliari. Scontata la pena, negli ultimi tempi s’era dedicato alla gestione di una ristopescheria di sua proprietà nel quartiere romano di Monteverde.

Immagine: screenshot da Bersaglio Mobile, fonte: Imagoeconomica

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