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legge elettorale ed emendamento anti-Vannacci

Cosa c’è negli oltre 200 emendamenti alla legge elettorale

La riforma della legge elettorale entra nella fase decisiva con il deposito di oltre 200 emendamenti. Il confronto si concentra soprattutto sul ritorno delle preferenze, ma il pacchetto di modifiche investe anche premio di governabilità, soglie di accesso, equilibrio di genere e modalità di attribuzione dei seggi, confermando come la partita sia ancora tutt’altro che chiusa

La riforma della legge elettorale arriva in aula alla Camera dei deputati: dopo una lunga fase emendativa in Commissione Affari costituzionali, dove sono state presentate centinaia di proposte di modifica, il confronto si concentra ora sugli oltre 200 emendamenti depositati. Quello politicamente più rilevante è stato presentato da Fratelli d’Italia, insieme a Noi Moderati e Udc, e introduce un sistema misto: resta il capolista bloccato, ma gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze per gli altri candidati della lista. La proposta, anticipata da la Repubblica, non porta però le firme di Forza Italia e Lega, che hanno scelto di rinviare una decisione definitiva.

IL REBUS DELLE PREFERENZE

È ancora sulle preferenze che emerge la principale linea di frattura all’interno della maggioranza. Il testo depositato prevede che “ogni elettore (…) può esprimere fino a tre preferenze in favore di candidati nel collegio plurinominale della lista votata tra quelli che non sono capolista”. Rimane quindi la scelta preventiva del partito sul primo eletto, mentre gli altri candidati competono attraverso il consenso personale. La mancata adesione immediata di Forza Italia e Lega lascia intendere che il tema sia ancora oggetto di trattativa politica. Il ritorno delle preferenze, infatti, modifica profondamente gli equilibri interni ai partiti: rafforza il peso dei candidati con maggiore radicamento territoriale, aumenta la competizione all’interno delle liste e riduce, almeno in parte, il controllo delle segreterie sulla selezione degli eletti. Resta confermato invece il meccanismo della doppia preferenza di genere: in caso di due o tre preferenze, queste dovranno riguardare candidati di sesso diverso, altrimenti la seconda e la terza saranno annullate.

GLI EMENDAMENTI DELL’OPPOSIZIONE

Il Movimento 5 Stelle ha depositato un emendamento, a prima firma Ricciardi, che punta invece a eliminare proprio il meccanismo del capolista bloccato. Secondo il Movimento, si tratta dell’unico modo per introdurre “vere preferenze”, accusando il centrodestra di voler “truffare gli italiani con i capolista bloccati”. La proposta prevede una o due preferenze, sempre con il vincolo di genere. Ma il dossier delle opposizioni non si esaurisce qui. Pd, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa hanno depositato, insieme al M5S, numerosi emendamenti che puntano a modificare l’impianto complessivo della riforma. Tra i più significativi figurano quelli soppressivi dell’intero testo, con l’obiettivo di fermare la riforma prima dell’approvazione definitiva.

NON SOLO PREFERENZE: GLI ALTRI EMENDAMENTI CHE PESANO

Se il confronto politico ruota attorno alle preferenze, il fascicolo depositato contiene anche altri interventi destinati a incidere sull’architettura della riforma. Tra gli emendamenti di merito torna il tema del premio di governabilità, uno degli elementi più controversi della riforma. Alcune proposte chiedono di rivedere i meccanismi di attribuzione del premio e il tetto massimo dei seggi assegnabili alla coalizione vincente, dopo che il testo base della maggioranza aveva già innalzato dal 40 al 42% la soglia necessaria per ottenerlo, eliminando contestualmente il ballottaggio previsto nella prima versione della riforma.

Sul tavolo resta anche la questione dell’indicazione del candidato premier. Il testo della maggioranza ha rafforzato l’obbligo, per liste e coalizioni, di indicare il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio già al momento della presentazione delle candidature; anche su questo punto sono stati depositati emendamenti correttivi che mirano a modificare uno degli elementi qualificanti della riforma. Tra gli oltre 200 emendamenti depositati figura anche quello sul voto dei fuori sede, presentato da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. La proposta rende strutturale la possibilità di votare dal Comune di domicilio per studenti, lavoratori e persone in cura lontano dalla residenza, estendendo il meccanismo alle elezioni politiche, europee e ai referendum.

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