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legge elettorale

Quando il Parlamento voterà (di nuovo) la legge elettorale

La riforma approvata a Montecitorio giovedì 16 luglio passa ora a Palazzo Madama. Ma prima del voto del Senato ci sono la pausa estiva e diversi provvedimenti già inseriti nell’agenda parlamentare. 

La legge elettorale approvata dalla Camera giovedì 16 luglio 2026 arriva al Senato, ma i tempi del secondo passaggio parlamentare dipenderanno dal calendario di Palazzo Madama. Il testo dovrà essere assegnato alla commissione competente e poi calendarizzato in Aula, un percorso che difficilmente potrà completarsi prima della sospensione estiva dei lavori parlamentari.

IL CALENDARIO PRIMA DELLA PAUSA ESTIVA

Il Senato ha in programma per la fase finale di luglio una serie di provvedimenti già inseriti nel calendario dell’Assemblea. Tra questi il ddl in materia di giustizia e per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo, con scadenza prevista l’11 agosto, il ddl n. 1917, delega al Governo per la riforma dell’ordinamento forense, e il ddl n. 1826, sulla proroga del termine per l’esercizio della delega sulla sicurezza stradale.

IL RITORNO DEI LAVORI A SETTEMBRE

Con la pausa estiva dei lavori parlamentari, la finestra ordinaria per un esame della legge elettorale si sposta quindi alla ripresa autunnale. Le commissioni del Senato potranno riprendere l’attività dalla settimana del 1° settembre 2026, mentre la calendarizzazione in Aula dipenderà dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari e dall’ordine di priorità assegnato al provvedimento.

Se il Senato approverà il testo senza modifiche, l’iter potrà concludersi con la promulgazione. Cosa improbabile, dal momento che è in programma un nuovo emendamento sulle preferenze, su cui la maggioranza avrebbe trovato l’accordo. Qualora l’emendamento passasse, la legge elettorale dovrà tornare alla Camera per una nuova lettura.

Il Governo punta adesso all’approvazione definitiva tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Certo, a Montecitorio tornerebbe il voto segreto, e con esso lo spettro dei franchi tiratori che già una volta hanno affossato l’emendamento sulle preferenze.

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