Pietro Galli, storico collaboratore di Beppe Sala, lascia l’Azienda Trasporti Milanesi dopo gli accertamenti della Procura su Finalter: il rapporto con il trust del sindaco e il nodo delle quote nella società
Nell’attesa che l’inchiesta della procura meneghina faccia luce sulle consulenze di Finalter a Engineering Ingegneria Informatica, il caso sulla holding di cui sono soci il sindaco di Milano Beppe Sala e il suo storico collaboratore Pietro Galli ha già prodotto due effetti concreti: il primo ha annunciato che dismetterà le proprie quote, il secondo ha lasciato il cda di Atm, l’azienda che gestisce il trasporto milanese.
L’ASSETTO SOCIETARIO DI FINALTER
L’assetto di Finalter vede l’80 per cento delle quote in capo alla società Cinque G, appartenente alla moglie e alla figlia di Pietro Galli. Il restante 20 per cento è di proprietà del sindaco Sala, il quale ha sottoscritto la quota per diecimila euro alla fine del 2015, per poi conferirla al trust Inter, il contenitore creato per separare i suoi affari privati e gestito dal notaio milanese Filippo Zabban.
INCHIESTA FINALTER: COSA SAPPIAMO
Oggi Finalter è al centro delle verifiche della Procura per presunte criticità legate alle sue consulenze. Tra queste, quelle fornite a Engineering, il colosso dell’informatica da oltre 1,7 miliardi di fatturato e 14 mila dipendenti che vanta rapporti di lavoro con il Comune di Milano e con partecipate come Metropolitana Milanese e A2A. E nel cui cda siede anche Pietro Galli.
Secondo quanto emerso, nel 2020 Finalter avrebbe investito 1,2 milioni di euro acquisendo indirettamente, attraverso un veicolo lussemburghese, una partecipazione collegata a Engineering. Col risultato che anche il trust riconducibile a Beppe Sala ha finito per detenere in proporzione una piccola quota del colosso informatico.
SALA DISMETTE LE QUOTE (MA ARRIVA LA SMENTITA DELL’ANAC)
Per fugare ogni sospetto di conflitto di interessi, il sindaco ha dato mandato di cedere la partecipazione al socio di maggioranza Pietro Galli allo stesso valore di acquisto iniziale, pari a diecimila euro. Sala s’è poi detto cieco rispetto alle decisioni economiche di Finalter e ha sottolineato di non aver guadagnato nulla dalle sue attività. E sul mancato inserimento nella dichiarazione patrimoniale del 2021, dopo la rielezione a sindaco, ha detto di essersi attenuto alle Faq dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e di non aver menzionato la partecipazione in Finalter perché non produceva reddito.
Peccato che sul punto l’Anac lo smentisca. L’Autorità ha infatti chiarito di non essersi mai occupata di redigere regolamentazioni specifiche o Faq in materia di trust, data la mancanza di precedenti consolidati. Inoltre, l’Anac ha precisato che la partecipazione fiduciaria doveva essere obbligatoriamente dichiarata anche nel 2021, ribadendo che un amministratore pubblico con interessi economici in un trust ha il dovere assoluto di renderli sempre conoscibili alla cittadinanza, a maggior ragione in occasione di una riconferma per un secondo mandato.
CHI È PIETRO GALLI E PERCHÉ SI È DIMESSO
Intanto ieri sono arrivate, senza troppe spiegazioni, le dimissioni proprio di Pietro Galli dal consiglio d’amministrazione di Atm. Già Vice President e Director di Bain & Co., dal 2013 alla fine del 2015 Dg della divisione di Expo Milano 2015, Galli ha lavorato fianco a fianco con Giuseppe Sala gestendo con successo le operazioni commerciali, il marketing, le vendite e la tecnologia dell’intero evento.
All’interno dell’Azienda Trasporti Milanesi, Pietro Galli sedeva nel Consiglio di Amministrazione dal 2023 ed era stato riconfermato nel 2026. In Atm ricopriva anche il delicato ruolo di presidente del Comitato Nomine e Remunerazioni.

