Sul suo blog personale, l’ex garante e fondatore del M5S Beppe Grillo attacca duramente la trasformazione genetica del Movimento 5 Stelle, accusato di aver barattato l’identità e gli ideali originari in cambio della gestione del potere
Beppe Grillo, fondatore della forza politica che ha stravolto gli equilibri parlamentari italiani nell’ultimo decennio, torna a parlare e si scaglia contro la sua creatura. “Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua ‘diversità'”.
Mentre Alessandro Di Battista prova a intestarsi lo spirito primigenio del Movimento – ma fallisce la raccolta firme contro il finanziamento ai giornali – il suo demiurgo certifica il fallimento della rivoluzione originaria, sottolineando come la politica tradizionale abbia fagocitato le istanze popolari, trasformando l’utopia in pura e semplice amministrazione del potere in vista della prossima scadenza elettorale.
LA TRASFORMAZIONE DEL MOVIMENTO E L’OSSESSIONE PER LE POLTRONE
“Il M5s doveva cambiare la politica ma la politica ha cambiato il Movimento”, scrive Grillo. “Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone”. Battaglie storiche e identitarie come il reddito di cittadinanza, il limite dei due mandati, le restituzioni e la democrazia diretta si sono progressivamente svuotate di significato, finendo per ridursi a semplici “slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet”.
LA CRISI DELL’OCCIDENTE E LA SFIDA DELL’IMMIGRAZIONE
Quindi l’analisi si allarga alla più generale “crisi del modello occidentale”, un sistema sempre più “dominato dal capitalismo” e consumato dall’interno. Tra i sintomi più evidenti di questa malattia, Beppe Grillo individua il tema dell’immigrazione, accusando l’attuale classe dirigente di sfruttare politicamente il disagio sociale anziché proporre soluzioni reali. “I flussi vengono lasciati senza governo e senza integrazione”, denuncia, puntando il dito contro un approccio che “da una parte grida all’invasione, dall’altra finge che il problema non esista”.
Il rischio maggiore, avverte, è che la mancanza di risposte democratiche ai bisogni di sicurezza e salute consegni i cittadini alla paura e a “modelli autoritari”, in cui “arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo”.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE, LAVORO E TUTELA DEI DATI
Una cospicua parte del documento programmatico pubblicato dall’ex garante si concentra sulle sfide tecnologiche, a partire dall’impatto dell’intelligenza artificiale sulle nostre vite. Di fronte all’automazione di massa, Beppe Grillo invoca politiche radicali e redistributive, sostenendo che un reddito universale debba essere finanziato direttamente da “coloro che guadagnano dall’automazione”, per evitare un futuro con “pochi proprietari degli algoritmi e milioni di persone con un abbonamento mensile alla sopravvivenza”.
Preoccupazioni analoghe vengono sollevate per la sanità e per la privacy. Denunciando il “capitalismo della sorveglianza”, il fondatore ricorda che i dati personali “sono nostri, dovremmo poterli controllare e decidere come utilizzarli”, chiedendo che la tecnologia venga impiegata per curare realmente le persone e non per selezionare le vite “considerate convenienti”.
LA RETE CONTRO LA BUROCRAZIA DELLA RAPPRESENTANZA
Il manifesto politico si conclude con un ritorno alle origini del pensiero grillino, ribadendo la fiducia nella rete come strumento di emancipazione civica. Se la tecnologia permette “una partecipazione continua dei cittadini”, l’ex leader constata con rammarico come il sistema continui a delegare ogni decisione a rappresentanti che, una volta nei palazzi, “rispondono ai partiti e alle correnti” e alla propria sopravvivenza politica. L’innovazione tecnologica dovrebbe invece servire per “limitare il potere” dei delegati, impedendo che il voto si trasformi in “una cambiale in bianco per cinque anni”.
E su questo scostamento tra ideali e realtà si abbatte la scure del fondatore: “Il MoVimento era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso. Ma le domande non sono scomparse, sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere”.

