Dopo il braccio di ferro sulla legge elettorale, il centrodestra rischia un nuovo scontro interno. Al centro ci sono le “intercettazioni a strascico”: Fratelli d’Italia vuole ampliare il loro utilizzo, Forza Italia si oppone. L’exit strategy con l’intervento di Ignazio La Russa
Ancora un emendamento di Fratelli d’Italia, ancora una tensione nella maggioranza, ancora il rischio che il centrodestra si presenti diviso su uno dei provvedimenti simbolo della legislatura.
L’ultimo terreno di scontro non è la politica estera né la riforma elettorale, ma le intercettazioni. Il rischio è che si ripeta lo stesso copione visto pochi giorni fa sulla legge elettorale: il partito di Giorgia Meloni accelera su una misura considerata identitaria, mentre i forzisti si oppongono. Stavolta la premier spera nella mediazione del presidente del Senato Ignazio La Russa, orientato a dichiarare i due emendamenti improponibili o inammissibili, per evitare una nuova spaccatura.
COSA PREVEDE L’EMENDAMENTO DI FDI E PERCHÉ FORZA ITALIA SI OPPONE
Dopo il duro confronto sulla riforma della legge elettorale, è ora il dossier giustizia a mettere alla prova la tenuta della coalizione. L’emendamento alla norma, chiesta espressamente dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, è stato presentato dal senatore di FdI Gianni Berrino e modifica le regole sulle cosiddette “intercettazioni a strascico“, tema da sempre divisivo tra l’anima più securitaria di Fratelli d’Italia e quella garantista di Forza Italia.
La proposta interviene sull’utilizzabilità delle intercettazioni raccolte durante un’indagine. L’intenzione di Fratelli d’Italia è ampliare i casi in cui quelle conversazioni possano essere utilizzate anche per contestare reati diversi rispetto a quelli per cui il giudice aveva inizialmente autorizzato le intercettazioni.
Secondo i promotori, si tratta di evitare che elementi investigativi importanti vengano inutilmente esclusi e di rafforzare l’efficacia delle indagini. Il principale ostacolo all’iniziativa di Fratelli d’Italia arriva dagli alleati di Forza Italia. Gli azzurri rivendicano una tradizione garantista che considera il tema delle intercettazioni una linea rossa difficilmente superabile. A ribadirlo è il leader del partito Antonio Tajani, che – riporta l’Ansa – ha chiarito: “all’emendamento sulle intercettazioni noi siamo contrari, ma credo sia anche inammissibile, perché il centrodestra ha approvato un testo pochi mesi fa, sarebbe una contraddizione e noi non lo possiamo votare”.
COSA SIGNIFICA “INTERCETTAZIONI A STRASCICO”
L’espressione “intercettazioni a strascico” indica l’utilizzo di conversazioni intercettate nell’ambito di un’indagine per perseguire fatti diversi rispetto a quelli che avevano giustificato il decreto autorizzativo.
In pratica, durante un’intercettazione disposta per accertare un determinato reato possono emergere altri episodi o altri possibili illeciti. La disciplina vigente limita l’impiego di questo materiale in procedimenti differenti, salvo precise eccezioni previste dalla legge e dalla giurisprudenza.
LA STRATEGIA DI GIORGIA MELONI
Dietro il confronto parlamentare si muove però anche una trattativa politica più ampia. Secondo le ricostruzioni, Giorgia Meloni starebbe cercando di trasformare il dossier intercettazioni in una partita negoziale con Forza Italia.
L’ipotesi è quella di un compromesso: attenuare o rinviare la stretta sulle intercettazioni in cambio del sostegno degli azzurri alla riforma della legge elettorale, in particolare sul sistema delle preferenze con il correttivo di genere, uno dei punti su cui Fratelli d’Italia punta maggiormente.
PERCHÉ LA RUSSA SI È MOSSO
Il nodo è talmente delicato che il presidente del Senato Ignazio La Russa si è mosso personalmente per scongiurare uno scontro in Aula, seguendo da vicino la valutazione sull’ammissibilità dell’emendamento e cercando una soluzione che eviti una nuova conta nella maggioranza.
L’obiettivo è duplice. Da una parte scongiurare una nuova spaccatura pubblica nella maggioranza, dall’altra evitare che un voto divisivo finisca per indebolire l’immagine di compattezza del governo proprio mentre il centrodestra è chiamato ad affrontare altri dossier politicamente sensibili.
Il coinvolgimento del presidente del Senato è significativo anche perché raramente una delle più alte cariche dello Stato interviene, seppur informalmente, per favorire una soluzione politica su un provvedimento che divide gli stessi partiti della maggioranza.

