La partita interna alla Lega è tutt’altro che chiusa. Mentre Matteo Salvini prova a contenere le tensioni tra l’anima sovranista e le spinte autonomiste del Nord, il peso politico di Luca Zaia continua a crescere, dentro e fuori il partito. Mentre si concretizza, almeno sulla tv, l’asse Doge-Marina B., in Veneto gli zaiani meditano il distacco dalla Lega di Stefani. Il punto
L’enigma insoluto del destino di Luca Zaia torna a impensierire il segretario della Lega Matteo Salvini. Archiviata la struttura a doppio binario Nord-Sud e affidata sbrigativamente la gestione delle tensioni al neonato Tavolo di coordinamento dei territori, il Capitano è alle prese con un partito attraversato da spinte divergenti: da un lato la tentazione di inseguire Roberto Vannacci sul terreno del sovranismo, dall’altro il richiamo alle origini autonomiste incarnato proprio dall’ex governatore del Veneto.
Il Doge, nonostante i tentativi di ridimensionamento messi in campo negli ultimi anni, continua a rappresentare un punto di riferimento per una parte consistente del mondo leghisti e non solo. Se in Veneto i suoi meditano di costituire un gruppo autonomo per onorare la sua stagione, lui sarebbe in procinto di portare sulle reti Mediaset il suo videopodcast, che sulla rete macina numeri impressionanti.
IL PROCESSO INTERNO ALLA LINEA SALVINI
Rinviando a settembre il confronto più delicato, Salvini sta cercando di tenere insieme un partito sempre più diviso tra pulsioni ultra-sovraniste e richieste di un ritorno alle radici padane.
L’ultima proposta del leader leghista, quella di candidare il gioielliere omicida Mario Roggero, è stata respinta pubblicamente dal presidente della Camera e suo compagno di partito, Lorenzo Fontana. Nel frattempo, s’inaspriscono le tensioni nel Nord: se in Lombardia, come ricostruisce La Stampa, il direttivo regionale si trasforma in un processo ai vertici nazionali guidato dal governatore Attilio Fontana e dal segretario locale Massimiliano Romeo, dal Veneto gli zaiani minacciano di rompere con Alberto Stefani.
IN VENETO GLI ZAIANI MEDITANO DI STACCARSI DA STEFANI
Proprio nella regione simbolo del leghismo storico prende infatti quota l’ipotesi di costituire in Consiglio regionale un nuovo gruppo politico modellato sull’esperienza della Lista Zaia.
Secondo il Foglio, gli zaiani vivono con malumore la damnatio memoriae tentata dal neogovernatore Stefani ai danni dell’inarrivabile predecessore.
I primi segnali sarebbero emersi già lo scorso autunno, quando Zaia non fu invitato alla festa organizzata per celebrare la vittoria elettorale della coalizione. Da allora, sostengono gli zaiani, diversi progetti avviati durante le precedenti amministrazioni — dall’ospedale di Padova alla riforma del commercio — sarebbero stati modificati per marcare la discontinuità con il passato. Lunedì scorso, poi, la spaccatura si è resa manifesta, con il capogruppo leghista Riccardo Barbisan che ha difeso Stefani senza però rivendicare il lavoro della precedente amministrazione, scatenando l’indignazione degli uomini del Doge.
E così, si legge, “la creazione di un nuovo gruppo in Consiglio regionale” è diventata “uno scenario concreto: idealmente reincarnando quella famosa Lista Zaia invocata in campagna elettorale – ma potrebbe avere anche un nome diverso, piace “Terra veneta”, per esempio. L’idea è sottolineare l’appartenenza a una stagione, più che a una persona”.
LE MANOVRE DI MARINA B.
Ad armare anche mediaticamente l’ex Doge della Regione Veneto potrebbe pensarci la Mediaset degli eredi Berlusconi, la stessa che ha tirato la volata a Salvini negli anni d’oro con le trasmissioni di Paolo Del Debbio e Mario Giordano.
Già a maggio, l’incontro tra Marina e il Doge aveva dato adito a congetture di ogni sorta, tra chi ipotizzava un clamoroso cambio di casacca e chi, al contrario, parlava semplicemente di progetti editoriali.
Ma a Cologno Monzese sanno bene quanto editoria e politica vadano a braccetto. E alla figlia del Cavaliere non dispiacerebbe affatto mettere in scacco la retorica sovranista su cui Salvini prova a insistere, che inevitabilmente porta la destra a inseguire l’escalation securitaria alla Vannacci.
Già dentro Forza Italia il peso dei liberali è aumentato a dismisura, e a scapito del leader in pectore Antonio Tajani. Il prossimo passo può essere far entrare il verme nella casa degli alleati leghisti, puntando forte sul nome simbolo del Nord.
IL FIENILE DI ZAIA SU MEDIASET?
Secondo quanto riportato da Repubblica, sarebbe infatti imminente il primo sbocco delle intese con Zaia, ossia il piano di portare su Rete4 o Italia 1 Il Fienile, il videopodcast del Doge.
Un’occasione d’oro per sfidare Salvini senza affrontarlo in campo aperto, ma misurandosi sui numeri. Fronte su cui Zaia è un fuoriclasse e che potrebbe testare anche sul piano dell’audience.
Per il momento il Doge non si sbilancia. Intanto però il suo predellino nazionale potrebbe avercelo già, e grazie ai Berlusconi. Con Salvini che ha fatto di tutto per ridimensionarlo e ora potrebbe trovarselo in tv.

