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Crisi Ceuta, cosa chiede il governo Meloni all’Europa: il piano sul modello Albania

L’Italia spinge per una strategia comunitaria basata sull’istituzione di centri di rimpatrio in Paesi terzi finanziati dall’Unione Europea sul modello Albania e sul programma GSP+: ecco in cosa consiste la proposta di Roma

All’indomani dei drammatici eventi di Ceuta e in vista del vertice straordinario dell’Interno dell’Unione Europea, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni spinge per far passare la linea italiana nella gestione dei flussi migratori comunitari.

Forte dell’appoggio della premier danese (socialista) Mette Frederiksen e di un’ampia coalizione di Paesi europei, il governo italiano porterà al tavolo del Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno dell’Ue una strategia basata sul finanziamento di centri di rimpatrio in Paesi terzi extra-UE e sulle leve commerciali sugli stati di origine previste dal piano GSP+.

LA LETTERA DEI 22 E L’ASSE FREDERISKEN-MELONI

Nel weekend, le due premier italiana e danese si sono fatte promotrici di una lettera firmata da 22 Paesi europei che esige un cambio di passo sui controlli e sui rimpatri. La missiva, indirizzata ai vertici delle istituzioni comunitarie, ha raccolto l’adesione di 22 Paesi europei, tra cui la Germania guidata di Friedrich Merz, la Grecia del Primo Ministro Kyriakos Mitsotakis, oltre a Paesi Bassi e Austria. Si sfilano invece Francia e Portogallo.

Il documento consiste in una richiesta urgente per una risposta coordinata alla crisi migratoria, sollecitando l’Unione Europea ad avviare progetti pilota concreti per l’esecuzione delle espulsioni. Nella missiva si sottolinea l’opportunità di rafforzare o reintrodurre temporaneamente i controlli ai confini e si evidenzia come interventi straordinari, quali le regolarizzazioni di massa, rischino di costituire un fattore di attrazione per i flussi irregolari.

LA DIFESA DI SANCHEZ

Diversa la versione di Madrid, che redige una lettera di segno opposto: nel testo Pedro Sánchez sottolinea che “Ceuta non è parte dell’area Schengen”, richiamando lo statuto di deroga speciale che disciplina i controlli di frontiera nelle enclave, e rivendica la gestione della crisi da parte del governo spagnolo.

Il premier condanna inoltre “pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici”, che a suo giudizio influenzano la linea di molti Paesi europei, a partire dall’Italia, e chiede a Bruxelles una risposta condivisa.

LA STRATEGIA ITALIANA AL VERTICE EUROPEO: IL MODELLO ALBANIA VA A BRUXELLES

Ma Roma, dopo aver sospeso Schengen con Madrid, insiste per orientare il dibattito, mettendo avanti il modello Albania, che pure in patria stenta a decollare.

Domani sarà il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a illustrare la proposta italiana. In sintesi si tratta di traslare a livello europeo l’approccio del governo italiano: espulsioni rapide, esternalizzazione delle procedure d’asilo verso Paesi terzi attraverso hub per i rimpatri finanziati dall’Unione Europea e controlli alle frontiere interne per contrastare i fattori di attrazione.

DOVE REALIZZARE GLI HUB DI RIMPATRIO EUROPEI

Tra le nazioni individuate nella lista preliminare dei potenziali partner per la realizzazione degli hub ci sarebbero Ruanda, Uganda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Etiopia, Montenegro, Armenia e Uzbekistan.

L’ipotesi di strutture in Uganda ha già registrato l’interesse di Germania, Austria e Paesi Bassi, mentre il Montenegro rappresenta un interlocutore strategico per la regione balcanica, sebbene siano da valutare attentamente le tempistiche: nel 2028 Podgorica potrebbe entrare nell’Unione, perdendo dunque lo status di Paese extra-Ue.

CHE COS’È IL PROGRAMMA GSP+

Parallelamente, l’Italia spinge per mutuare il programma GSP+ (Sistema di Preferenze Generalizzate Plus, operativo a partire dal 2027) anche sul piano della gestione dei flussi migratori, dotando così l’Unione di leva negoziale ed economica vincolante nei confronti dei Paesi terzi.

Il programma prevede infatti di azzerare i dazi doganali all’importazione su oltre due terzi delle linee tariffarie a beneficio dei Paesi in via di sviluppo economicamente vulnerabili. A fronte dell’accesso agevolato al mercato unico europeo, gli Stati beneficiari assumono l’obbligo di ratificare e attuare efficacemente 27 convenzioni internazionali inerenti i diritti umani, i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e le norme di buon governo.

La proposta italiana punta a considerare anche la cooperazione attiva dei Paesi terzi nel riaccogliere i propri cittadini e nel rilasciare tempestivamente i documenti d’identità necessari alle operazioni di rimpatrio, cosicché il mantenimento dei vantaggi commerciali sia subordinato alla piena ed effettiva collaborazione.

Spetta ora al negoziato europeo stabilire quali e quante delle proposte operative dell’Italia verranno adottate dall’intera Unione.

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