Nuove figure di vertice, più poteri al Capo di Stato Maggiore della Difesa, una catena di comando rafforzata sul dominio cyber e regole aggiornate per i sistemi senza equipaggio. Ecco cosa prevede il ddl Crosetto che avvia la riforma dell’organizzazione militare.
È il primo tassello della riforma della Difesa voluta dal ministro Guido Crosetto. Lo schema di disegno di legge che approderà oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri non interviene soltanto sull’organizzazione delle Forze armate, ma aggiorna l’ordinamento militare alla luce delle nuove minacce e delle esigenze operative emerse negli ultimi anni.
Il testo, diffuso in anteprima da AGEEI, introduce nuove figure di vertice, ridefinisce le competenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa, istituzionalizza il dominio cibernetico, disciplina l’impiego dei droni militari e istituisce un fondo dedicato alla ricerca tecnologica. La riforma della riserva operativa, invece, resta sullo sfondo e sarà affrontata con un successivo provvedimento.
NASCE IL COMITATO DEI CAPI DELLA DIFESA: COS’È E CHI NE FARÀ PARTE
Una delle novità più rilevanti riguarda la governance della Difesa. Il ddl attribuisce al Comitato dei Capi il ruolo di massimo organo consultivo del ministro della Difesa, rafforzando il coordinamento tra le diverse articolazioni militari.
Il Comitato sarà composto dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, dal Comandante del Comando operativo di vertice interforze (COVI), dai Capi di Stato Maggiore di Esercito, Marina e Aeronautica, dal Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, dal Segretario generale della Difesa e dal Direttore nazionale degli armamenti. Il suo compito sarà formulare proposte strategiche che il Capo di Stato Maggiore sottoporrà al ministro, creando così una cabina di regia permanente per le principali decisioni di carattere militare e organizzativo.
NUOVE CARICHE E NUOVI ORGANISMI: COME CAMBIA IL VERTICE DELLA DIFESA
La riforma ridisegna anche l’assetto organizzativo del Ministero introducendo nuove figure e nuovi organismi. Tra le principali novità, la figura del Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, che opererà alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore. Sarà nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del ministro della Difesa e sentito il Capo di Stato Maggiore, scegliendolo tra gli ufficiali con il grado di generale di corpo d’armata, ammiraglio di squadra o generale di squadra aerea.
Accanto a questa figura nasce il Centro interforze di addestramento per il combattimento e per il contrasto alla minaccia ibrida, struttura destinata a preparare le Forze armate ad affrontare scenari che combinano guerra convenzionale, attacchi informatici, campagne di disinformazione e altre minacce ibride. Il Centro sarà guidato da un generale di divisione o grado equivalente e dipenderà direttamente dal Capo di Stato Maggiore della Difesa.
Il ddl istituisce inoltre la Commissione di vertice interforze, incaricata della valutazione dei generali di divisione e dei gradi corrispondenti.
POTERI “CIBERNETICI” AL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA
Il ddl amplia sensibilmente le attribuzioni del Capo di Stato Maggiore della Difesa, che assume un ruolo centrale anche nel dominio cibernetico. Oltre alle competenze già previste dall’ordinamento, il Capo di Stato Maggiore diventa infatti l’autorità cyber del Ministero della Difesa. Gli viene affidata la responsabilità dell’organizzazione, della preparazione professionale e dell’impiego del personale cyber interforze. Dovrà inoltre identificare e aggiornare lo spazio cibernetico di interesse nazionale per la Difesa, emanare direttive comuni in materia di cybersicurezza, tecnologie dell’informazione, dati e spettro elettromagnetico, coordinare il reclutamento e la formazione del personale specializzato e potrà utilizzare risorse finanziarie per esigenze operative straordinarie delle unità cyber. Infine assume anche il ruolo di responsabile unico dei dati del Ministero della Difesa, con funzioni di indirizzo, coordinamento e vigilanza sulle infrastrutture digitali e sulla sicurezza delle informazioni.
IL CYBERSPAZIO ENTRA NELL’ORDINAMENTO MILITARE
Viene riconosciuto formalmente il cyberspazio di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato. Non si tratta solo delle reti informatiche, ma dell’intero ecosistema digitale utilizzato dalla Difesa: hardware, software, dati, sistemi industriali, piattaforme militari connesse e infrastrutture digitali anche fuori dai confini nazionali. È il riconoscimento normativo del cyberspazio come nuovo dominio operativo, al pari di terra, mare e aria.
In questo ambito nasce il brevetto di Specialista Cyber Militare, destinato al personale che seguirà percorsi di alta formazione e possiederà competenze avanzate. Il ddl introduce anche un sistema di indennità dedicate, incentivi economici e un fondo specifico per trattenere le professionalità cyber all’interno delle Forze armate.
DRONI E SISTEMI SENZA EQUIPAGGIO
Il provvedimento aggiorna anche la disciplina dei droni militari, che vengono definiti come “sistemi aeromobili militari senza equipaggio a bordo”. Sarà un decreto del ministro della Difesa a stabilire la classificazione dei diversi sistemi, le regole del volo, le abilitazioni richieste agli operatori, i requisiti psicofisici e i percorsi formativi. Il testo chiarisce inoltre che la responsabilità dell’impiego di questi mezzi ricade sulle Forze armate e sull’Arma dei Carabinieri, anche durante operazioni di emergenza, crisi o conflitto, in Italia e all’estero.
RICERCA MILITARE, PATRIMONIO IMMOBILIARE E RISERVA OPERATIVA
Tra le misure previste compare anche il Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica militare (FIRSTM), con una dotazione iniziale di 10 milioni di euro l’anno a partire dal 2026. Le risorse serviranno a sostenere progetti di ricerca e sviluppo tecnologico strategici per la Difesa.
Il ddl introduce anche una misura per la valorizzazione del patrimonio immobiliare della Difesa, consentendo al ministero di individuare beni dello Stato da destinare a operazioni di permuta con enti territoriali, società a partecipazione pubblica e soggetti privati, d’intesa con l’Agenzia del Demanio.
Resta invece fuori da questo primo intervento la riserva operativa volontaria, annunciata dal ministro Crosetto nei mesi scorsi. Il governo ha scelto di rinviare il provvedimento a una seconda fase della riforma, subordinandolo all’individuazione delle necessarie coperture finanziarie e agli sviluppi del confronto con Bruxelles sulla flessibilità di bilancio.

