Le forze armate Usa avrebbero quasi esaurito le scorte di missili a lungo raggio e di intercettori dopo cinque mesi di guerra con l’Iran, sollevando timori sulla prontezza militare della superpotenza.
Dopo oltre cinque mesi di operazioni contro l’Iran, le forze armate americane avrebbero bruciato gran parte delle scorte globali di missili a lungo raggio di precisione e di intercettori per la difesa antimissile. Fonti interne e rapporti di think tank segnalano che ATACMS, Precision Strike Missiles (PrSM), Patriot e THAAD sono scesi a livelli critici, spingendo i comandanti a mettere in guardia la Casa Bianca sui rischi per la capacità di risposta in Iran e in altri teatri.
Mentre il presidente Trump e il Pentagono rassicurano sulla superiorità americana e sull’aumento della produzione, gli analisti temono che le scorte insufficienti costringano gli Usa a scelte più rischiose e limitino la deterrenza verso Russia e Cina.
MISSILI A LUNGO RAGGIO QUASI FINITI
Secondo quanto riporta Reuters citando tre persone a conoscenza dei dati, l’esercito americano ha consumato “praticamente tutti” i sistemi ATACMS e i più moderni PrSM durante il conflitto iniziato a febbraio. Si tratta di armi di superficie-superficie dal costo superiore al milione di dollari ciascuna, capaci di colpire con precisione da distanza di sicurezza.
Come scrive The Hill, gli ATACMS possono raggiungere circa 190 miglia e sono stati usati anche in Ucraina; i PrSM, con raggio superiore alle 300 miglia, rappresentano la generazione successiva e al momento dell’inizio della guerra le scorte erano già limitate. La drastica riduzione di questi munizionamenti, sottolinea Reuters, potrebbe costringere a ricorrere a più rischiose missioni di bombardamento con aerei pilotati qualora Trump decidesse di intensificare gli attacchi.
ANCHE LA DIFESA ANTIMISSILE SOTTO PRESSIONE
CNN riferisce che quasi l’80% degli intercettori THAAD e circa la metà dei Patriot sono stati impiegati dall’inizio della guerra. Il Center for Strategic and International Studies stima che prima del conflitto gli Stati Uniti disponessero di circa 452 missili THAAD e 2.200 Patriot modernizzati; a fine luglio, secondo lo stesso CSIS, le scorte di THAAD sarebbero scese tra 234 e 278 e quelle di Patriot del 65%.
Reuters indica che i numeri forniti dal CSIS coincidono con i dati interni americani. Anche i Tomahawk, armi navali di precisione, risultano dimezzati secondo una fonte Reuters. Gli alleati del Golfo, sottolinea la CNN, hanno espresso preoccupazione perché dipendono da questi sistemi per intercettare missili e droni iraniani.
LE RASSICURAZIONI DELLA CASA BIANCA
Trump ha affermato che gli Stati Uniti hanno “molte più munizioni di chiunque al mondo” e “molte più di quante ne servano”, sottolineando che le aziende della difesa ne stanno producendo a ritmi record. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha ribadito a Reuters che le forze armate americane restano le più potenti e possiedono l’arsenale necessario.
Tuttavia, analisti citati da CNN avvertono che ripristinare le scorte pre-guerra richiederà alcuni anni: per i THAAD si parla di tre o più anni, mentre i Patriot e i Tomahawk vengono prodotti al ritmo di poche decine al mese.
IMPLICAZIONI STRATEGICHE
Le scorte in calo sono state al centro di discussioni tese all’interno dell’amministrazione Trump nelle ultime settimane e avrebbero contribuito alla decisione del presidente di non lanciare un nuovo attacco massiccio contro la Repubblica islamica.
I comandanti hanno avvertito la Casa Bianca che livelli troppo bassi di scorte limiterebbero la capacità di difendere gli alleati del Golfo, di rispondere a eventuali crisi che emergessero altrove e di esercitare la deterrenza nei confronti di avversari come Russia e Cina.

