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Ricchiuti

Chiesa e politica, mons. Ricchiuti (Pax Christi) boccia il Pd: cosa dice il Concilio Vaticano II

L’arcivescovo e presidente di Pax Christi Giovanni Ricchiuti boccia il Pd sul riarmo e spinge i cattolici verso M5S e Avs: il monito del teologo Marco Vergottini e la lezione del Concilio Vaticano II sui rapporti tra Chiesa e politica

A cavallo tra la fine di luglio e i primi di agosto, ha fatto molto discutere l’intervista resa al Fatto Quotidiano da mons. Giovanni Ricchiuti, dal 2014 presidente di Pax Christi, il noto movimento cattolico per la pace.

Prendendo le mossa da una pur comprensibile avversione nei confronti del riarmo europeo, in linea con la tradizione del movimento di cui è guida, il presule si slanciava in una serie di considerazioni elettorali al limite dell’indicazione di voto, nello specifico bocciando le posizioni e la gestione del Pd sul riarmo europeo e promuovendo invece la linea di Avs e M5S.

In merito è intervenuto il teologo Marco Vergottini, che sulla newsletter del Corriere della Sera s’interroga sull’opportunità di un tale intervento da parte di un vescovo, ricordando la lezione del Concilio Vaticano II sui rapporti tra Chiesa e politica.

COSA HA DETTO MONS. RICCHIUTI (PAX CHRISTI)

Lo spunto delle dichiarazioni di mons. Ricchiuti proveniva, a sua volta, dall’intervista di Elly Schlein al Foglio, in cui la segretaria Pd fissava la linea sul riarmo: “Noi siamo per una difesa comune che tenda a rendere possibile l’esercito unico europeo (…). Non serve spendere di più, serve spendere in modo più coordinato a livello europeo”.

Per l’arcivescovo è “assurdo e sconfortante”, al punto da chiedersi “ma se le cose stanno così, come faccio a votare Pd?”. Poi aggiunge: “c’è chi magari preferirà votare qualche altro partito della coalizione, come appunto Movimento 5 Stelle o Avs, perché lì trova qualche risposta in più ma in mancanza di chiarezza molti elettori potrebbero anche stare a casa”.

Una bocciatura a tutto tondo per Schlein, sul conto della quale affonda ancora: “Evidentemente il Pd è un partito con una decina di anime diverse e lei non riesce ancora a gestirle. Ma mi chiedo alla lunga come faccia a sopravvivere un partito così (…). Vale per il riarmo, per l’Ucraina, per il disegno di legge contro l’antisemitismo, su cui qualcuno aveva le stesse posizioni del centrodestra, e così via”.

LA RISPOSTA DEL TEOLOGO VERGOTTINI: LA CHIESA PUÒ DARE INDICAZIONI DI VOTO?

La risposta di Vergottini squaderna le dichiarazioni del presule e ne analizza gli aspetti contraddittori, distinguendo i vari piani in gioco. Dal punto di vista morale, sostiene il teologo, la posizione del vescovo è coerente col pacifismo cattolico. Ma è posta con un linguaggio che è proprio della politica, per di più parlando dall’alto di un incarico ecclesiale di rilievo a un quotidiano nazionale e trascurando il principio della “sana laicità”, sancito col Concilio Vaticano II.

COSA DICE IL CONCILIO VATICANO II SUI RAPPORTI TRA CHIESA E POLITICA

La querelle diventa così uno spunto per tornare a parlare di alcuni dei principi cardine di Gaudium et spes, il documento promulgato nel 1965 da Papa Paolo VI, e oggi quanto mai utile per sventare il rischio di un cattolicesimo trascinato nell’agone politico, oggetto degli appetiti dell’uno e dell’altro fronte (un altro esempio, è quanto accaduto a marzo in occasione della campagna per il referendum).

Scrive Vergottini, richiamando la costituzione pastorale: “I pastori della Chiesa non sono chiamati a fornire soluzioni concrete per ogni problema politico (…). Il Vangelo offre criteri, non ricette; orienta le coscienze, non sostituisce il discernimento storico”. Per questo “due cristiani possono condividere il medesimo Vangelo e giungere, con uguale onestà di coscienza, a valutazioni differenti circa gli strumenti più efficaci per promuovere la pace, la giustizia sociale o la tutela della libertà”.

Il che non implica indifferenza, dal momento che “l’impegno politico non è una concessione della gerarchia, ma una vera vocazione cristiana”, che va però esercitata rispettando appunto il principio della “sana laicità” e la non confondibilità della Chiesa con “con la comunità politica” , poiché essa “non è legata ad alcun sistema politico” (GS 76).

IL RISCHIO DI POLITICIZZARE IL VANGELO

Ne consegue che, tenuto fermo il valore fondamentale della pace per la cristianità, le vie per perseguirla possono differire, poiché derivano dalla responsabilità individuale e dal confronto democratico. Per converso, “Anche quando nasce dalle migliori intenzioni, l’ingresso diretto di un vescovo nella competizione fra i partiti produce quasi inevitabilmente un effetto controproducente: sposta l’attenzione dal contenuto evangelico della pace alla presunta collocazione politica della Chiesa. E il Vangelo finisce per essere letto come il programma di una parte.”

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