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Lega Salvini

Anti-Salvini e no: chi resta col segretario e chi vuole la svolta del Nord

Lega, la fronda anti-Salvini cresce: da Fontana a Pontida, la resa dei conti è vicina. Ecco chi sta dalla parte dei lealisti e chi guida la contestazione

Tira una brutta aria nella Lega di Matteo Salvini, posto che sia ancora la sua. Dopo l’uscita allo scoperto del governatore della Lombardia Attilio Fontana, si fa sempre più manifesta la linea di demarcazione tra chi sta con il (fu?) Capitano del Carroccio e i suoi avversari interni, perlopiù espressione di un Nord scontento della linea del partito e, soprattutto, dei sondaggi non certo lusinghieri.

Ma c’è anche chi non dimentica i giorni di gloria, quando la svolta nazionale voluta da Salvini portò il partito fino al 34%, e chi ricorda ai malpancisti la sua riconferma per acclamazione al congresso federale di Firenze. Un anno e mezzo dopo, il fronte degli anti-salviniani dilaga, tanto da prospettare addirittura una sua defenestrazione sul prato di Pontida.

SCISSIONE O ASSOCIAZIONE?

Per saperlo bisognerà attendere probabilmente il 20 settembre, giorno appunto in cui è convocato lo storico raduno di Pontida. Ma se lo sfogo al Corriere di un bossiano e leghista della prim’ora come Attilio Fontana è abbastanza inequivocabile nel richiedere un cambio alla guida del partito, una vera e propria scissione pare oggi un’ipotesi troppo forte. Anche perché gli altri presunti ribelli – su tutti Luca Zaia e Massimiliano Fedriga – non hanno mai veramente affondato il colpo contro il segretario, nonostante la valanga di indiscrezioni che in più momenti vaticinavano una loro imminente ribellione. E del resto lo stesso Fontana, a giugno, escludeva categoricamente l’ipotesi di un nuovo partito. E poi per andare verso cosa?

Quindi, più che un bis di quanto già fatto da Roberto Castelli con il Partito Popolare del Nord nel 2023 e da Paolo Grimoldi con il lancio di Patto per il Nord nell’ottobre 2024, il Corriere ipotizzava ieri la costituzione di “un’associazione (denominazione più nobile ma nella sostanza una sorta di corrente) in cui confluiranno tutti quelli che ritengono necessario che la Lega torni ad essere la voce dei territori”. In modo da rimanere in pressing lato partito, senza causare scossoni che rischino di far vacillare governo e coalizione.

CHI SONO GLI ANTI-SALVINI

Eccolo dunque lo zoccolo duro degli anti salviniani. La linea di demarcazione è la preferita dei leghisti d’antan, una riattualizzazione del fronte Nord contro la Roma delle poltrone, declinato stavolta in chiave tutta interna.

Oltre ai succitati Fontana, Zaia e Fedriga, ci sono anche il trentino Maurizio Fugatti e i segretari provinciali delle principali roccaforti del nord in Lombardia, Piemonte e Veneto. Il primo a lanciarsi in avanscoperta è l’assessore allo sviluppo economico della Lombardia Guido Guidesi, che il 14 agosto parlava di “azzeramento dei ruoli interni al partito partendo dall’alto sino alla sezione più piccola”.

L’uomo di riferimento nella Capitale è il capogruppo a Palazzo Madama Massimiliano Romeo, ma anche il cauto piemontese Riccardo Molinari, suo omologo alla Camera, fa sempre più fatica a non far coincidere il suo anti-vannaccismo con una critica integrale alla linea dettata da via Bellerio.

Viceversa, nel Nord, chi non volta le spalle al segretario è Alberto Stefani, scelto da Salvini per raccogliere l’eredità del Doge in Veneto, lascito prontamente ridimensionato alla prima occasione utile.

LA TRUPPA DEI LEALISTI

Tra i salviniani di ferro, il Corriere annovera la pattuglia di parlamentari che hanno accompagnato il segretario nella sua ascesa: “Andrea Crippa, già suo vice e per anni «grillo parlante» della Lega (…), Luca Toccalini (coordinatore uscente della Lega Giovani, la «cantera» di Salvini), la vicesegretaria e deputata europea Silvia Sardone, la collega a Bruxelles Susanna Ceccardi (…), l’altro vicesegretario Claudio Durigon“. Alla lista andrebbe aggiunto anche Lorenzo Fontana, che nei giorni scorsi ha dismesso, per una volta, i panni del presidente della Camera super partes per chiedere “più rispetto” nei confronti di Salvini, così come Gian Marco Centinaio, fustigatore di chi oggi dimentica la sua riconferma per acclamazione. Per Repubblica dentro ci sono anche “Claudio Borghi, Stefano Candiani, Giulio Centemero, Igor Iezzi“.

IL RUOLO DI GIORGETTI E CALDEROLI

Arbitri della partita – nel senso che potrebbero deciderla, ma per il momento non si gettano nella mischia – i due grandi vecchi Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli, in ben altro affaccendati. Per via del ruolo di governo: il primo, in missione per conto dell’intera coalizione, deve far uscire l’Italia dalla procedura d’infrazione; l’altro s’è intestato la battaglia sull’autonomia differenziata, uno dei pochi dossier su cui Salvini e i governatori del Nord riescono ancora ad accordarsi, con buona pace del Sud.

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