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Roberto De Vita Ranucci

Chi è il legale di Ranucci Roberto De Vita e i casi di cui si è occupato

Il profilo del legale di Sigfrido Ranucci e i casi di cui s’è occupato in passato

Premessa doverosa, innanzitutto: Sigfrido Ranucci al momento non è indagato né si prospettano accuse a suo carico. Il conduttore di Report è e rimane vittima di un attentato, secondo la tesi della Procura e secondo la confessione del presunto mandante. Se si parla dunque del suo avvocato in questa complessa vicenda, è perché Ranucci è parte lesa: di un reato contro di lui e contro la sua famiglia, da un lato; e dall’altro perché, qualora gli venisse sottratta la trasmissione sul terzo canale, è verosimile immaginare una battaglia legale tra il giornalista e la Rai, come scrive oggi il Corriere.

Oltre, naturalmente, ai vari fronti che si stanno aprendo, dopo i molti attacchi ricevuti: tant’è che tramite il suo legale, ha già presentato una denuncia per diffamazione aggravata contro chi aveva sostenuto o insinuato la tesi di un falso attentato e contro la magistrata Clementina Forleo, per via del post Facebook in cui la consigliera della Corte d’appello di Roma si chiedeva “Chi sta ricattando Ranucci?”, affermando che “in un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati: solo per tali gravi intimidazioni”


Veniamo così a Roberto De Vita,

Veniamo così a Roberto De Vita, l’avvocato che assiste il conduttore di Report nella vicenda dell’attentato e nei contenziosi connessi, il quale ieri ha avvisato la Rai delle possibili ripercussioni di una sospensione di Ranucci.

CHI È ROBERTO DE VITA

De Vita è avvocato penalista del Foro di Roma, cassazionista e patrocinante dinanzi alla Corte penale internazionale, fondatore e titolare dello studio e laboratorio legale DEVITALAW. Laureato con lode in Giurisprudenza alla Sapienza, ha conseguito un Master of Laws a Cambridge nel 2002, ed è specializzato sui reati contro lo Stato e la pubblica amministrazione, diritto penale dell’economia e cybersecurity. De Vita è inoltre tenente di vascello della Marina Militare, nominato per decreto del Presidente della Repubblica.

È stato ricercatore con assegno presso la Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza e ricercatore a contratto per l’Osservatorio Antiriciclaggio della Banca d’Italia. Nel corso della sua carriera ha svolto attività didattica e accademica presso l’University of Malta (Link Campus di Roma), la ENI Corporate University, la Business School del Sole 24 Ore, la Scuola Forense della Camera Penale di Roma e la Scuola di Alta Formazione dell’Unione delle Camere Penali Italiane. È professore titolare presso l’Accademia Ufficiali della Guardia di Finanza e, dal 2015, docente presso la Scuola di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza. Sul fronte istituzionale, dal 2009 è membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Eurispes. Presso il medesimo istituto ricopre dal 2011 anche i ruoli di direttore del Dipartimento Giustizia e di presidente dell’Osservatorio IT e Sicurezza (Cybersecurity).

CHI HA DIFESO ROBERTO DE VITA

Nel corso degli ultimi 15 anni De Vita è comparso come difensore in una serie di procedimenti di particolare rilievo. Tra i suoi assistiti figurava ad esempio Tullio Del Sette, ex comandante generale dei Carabinieri, coinvolto nel procedimento Consip e poi assolto dalle accuse contestate nel filone che lo riguardava e difeso da De Vita nella prima parte del procedimento.

De Vita ha assistito anche Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi, e Walter Biot, capitano di fregata condannato nei procedimenti per spionaggio e rivelazione di documenti classificati a favore della Russia.

Tra gli altri, De Vita ha difeso anche Raniero Guerra – ex vicedirettore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, poi condannato a pagare le spese legali proprio a Report per le inchieste della trasmissione sul piano pandemico – e il maresciallo dei Carabinieri Fabio Manganaro, processato per avere bendato Christian Gabriel Natale Hjorth dopo il fermo seguito all’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, poi assolto perché il fatto non costituiva reato.

Tra i casi più recenti, lo scorso maggio De Vita ha assunto l’incarico per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, presentando una denuncia contro Roberto D’Agostino, direttore di Dagospia, per diffamazione aggravata a mezzo stampa in relazione agli articoli e alle insinuazioni sui rapporti del ministro con Claudia Conte e sull’asserito favoreggiamento nell’assegnazione di incarichi pubblici.

De Vita ha inoltre espresso il proprio parere sulla vicenda Almasri e sul ruolo del ministro Carlo Nordio, intervenendo come avvocato esperto di diritto penale internazionale e sostenendo una lettura critica della gestione italiana. In particolare, contestò l’idea che il ministro della Giustizia avesse un obbligo automatico di intervenire sulla Corte d’appello e sostenne che la Corte avrebbe potuto e dovuto decidere anche senza un’iniziativa del ministro. Nel marzo dello scorso anno Nordio citò espressamente alla Camera proprio la posizione di De Vita durante la discussione sulla mozione di sfiducia.

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