La Santa Sede ha rigettato il ricorso del sacerdote Massimo Biancalani contro il provvedimento diocesano, mettendo fine a oltre un decennio di controversie legate all’accoglienza dei migranti nelle parrocchie di Vicofaro e Ramini. Ecco le motivazioni
La Santa Sede scrive (forse) l’ultimo capitolo della vicenda che vede protagonista il parroco pistoiese Don Massimo Biancalani, salito alla ribalta per il suo impegno nell’accoglienza dei migranti e per le polemiche legate alla trasformazione della sua parrocchia in un centro di ospitalità.
Il Dicastero per il Clero ha confermato la sua rimozione ufficiale dal servizio pastorale presso le parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e di San Niccolò a Ramini, rigettando il ricorso presentato dal sacerdote contro il provvedimento avviato dall’ex vescovo di Pistoia e Pescia, Monsignor Fausto Tardelli.
LE RAGIONI DEL VATICANO
Il procedimento canonico promosso dalle autorità ecclesiastiche nei confronti di Don Massimo Biancalani non scaturisce da violazioni disciplinari riguardanti la condotta sacerdotale, bensì da una complessa valutazione di opportunità pastorale. Secondo quanto emerso dal giudizio di Roma, la gestione del sacerdote avrebbe progressivamente compromesso la pastorale ordinaria, trasformando illecitamente i locali parrocchiali in centri di accoglienza straordinaria capaci di ospitare fino a 200 migranti. Tale attività avrebbe provocato nel corso del tempo severe criticità igienico-sanitarie, intemperanze, proteste dei residenti e il progressivo allontanamento dei parrocchiani dalle funzioni religiose e dalle attività ordinarie.
Nell’estate del 2024, per salvaguardare la vocazione solidaristica del sacerdote senza pregiudicare la vita parrocchiale, l’ex vescovo Monsignor Fausto Tardelli aveva proposto a Don Massimo Biancalani il trasferimento presso l’Ufficio missionario diocesano. A seguito del rifiuto opposto dal parroco e della successiva revoca della rappresentanza legale di Vicofaro — affidata provvisoriamente all’amministratore parrocchiale Monsignor Patrizio Fabbri —, il sacerdote ha promosso due ricorsi in base al diritto canonico.
La decisione definitiva del Dicastero per il Clero ha sancito che la priorità della struttura parrocchiale deve rimanere il servizio alla comunità di fedeli nella sua interezza. Sebbene sussista una finestra di 60 giorni per un eventuale ricorso al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, la misura non ha effetto sospensivo e la rimozione dal servizio pastorale resta pienamente efficace.
COSA SUCCEDE ADESSO
La palla passa ora nelle mani del nuovo vescovo di Pistoia, Monsignor Augusto Mascagna, intenzionato a riportare la vicenda su un piano pastorale e a distendere i toni. Il presule presiederà oggi alle 18 una funzione eucaristica nella chiesa di Vicofaro per accompagnare l’inizio di una nuova fase per la comunità locale, celebrazione che si svolgerà verosimilmente senza la presenza di Don Massimo Biancalani. Mentre, sul piano pratico, resta aperto il nodo relativo ai circa 50 migranti attualmente ospitati presso la struttura di Ramini.
Intanto, il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, tra i critici più intransigenti della linea di don Biancalani, ha accolto la notizia con soddisfazione: “Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo”, scrive in un post su X.
CHI È DON MASSIMO BIANCALANI
Sacerdote della diocesi di Pistoia e insegnante di religione, Don Massimo Biancalani ha ricoperto per anni il ruolo di parroco di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e successivamente di San Niccolò a Ramini. La sua figura è salita alla ribalta della cronaca nazionale nell’estate del 2017, quando la pubblicazione sui social network di alcune immagini che ritraevano un gruppo di giovani migranti da lui ospitati durante una giornata in piscina scatenò un acceso dibattito politico e dure polemiche con gli esponenti della destra.
Nel corso della sua carriera sacerdotale, Don Massimo Biancalani è diventato uno dei punti di riferimento più noti delle posizioni cattoliche favorevoli all’accoglienza, denunciando pubblicamente gli episodi di razzismo — come gli spari contro un giovane ospite della parrocchia nel 2018 — e criticando le politiche governative sull’immigrazione. Sul piano giudiziario, la sua attività è stata oggetto di un’inchiesta per presunti falsi contratti di lavoro a favore di richiedenti asilo, conclusasi nel marzo 2025 con il proscioglimento totale da parte del Giudice per l’Udienza Preliminare di Firenze perché il fatto non sussiste.

