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Fides et Ratio

Cosa sappiamo di Fides et Ratio, la fondazione che organizza i “tavoli di pace” (filorussi?) a Formello

Un evento alle porte di Roma mescola l’eredità di San Francesco con le visioni geopolitiche di Mosca e Teheran. Tra gli ospiti previsti figurano ministri, generali e alti prelati. A organizzarla è la Fondazione Fides et Ratio: ecco cos’è e di cosa si occupa

L’evocazione della pace e del messaggio francescano si scontra con un parterre di figure diplomatiche e politiche che rappresentano alcune delle nazioni più in contrasto con il blocco occidentale. È questo il paradosso che ha acceso i riflettori sui “Tavoli di pace” organizzati dalla Fondazione Fides et Ratio ETS alle porte della Capitale da oggi fino al 6 settembre.

Da quando Dagospia per primo ha pubblicato il parterre di ospiti, l’evento sta creando un certo imbrazzo. Anche perché, come ha rilevato il giornalista Ilario Piagnarelli, la kermesse, che si propone di esplorare il superamento dell’attuale ordine internazionale a guida atlantica, ha ottenuto il patrocinio ufficiale del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario di San Francesco d’Assisi, istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

I “TAVOLI DI PACE”: ECCO IL PROGRAMMA E GLI OSPITI ATTESI

L’iniziativa – il cui titolo completo è “Tavoli di pace: un’esperienza francescana, un’eterna sfida tutta italiana. Dalla fine dell’Occidens Pacis Ordo verso quale Novus Pacis Ordo? ” – vede come ospite di punta Alexey Paramonov, ambasciatore della Federazione russa in Italia. Ad affiancarlo ci saranno rappresentanti diplomatici di Cuba, del Venezuela e dell’Iran, tra cui l’ayatollah Mohammad Hossein Mokhtari, ambasciatore iraniano presso la Santa Sede, e Ali Asghar Soltanieh, ex rappresentante di Teheran presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Da programma, risultano anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio e Maurizio Gasparri, presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, la cui partecipazione è tuttavia saltata, almeno secondo quanto scrive la deputata dem Lia Quartapelle su X

A completare il quadro italiano vi sarebbero Roberto Vannacci, ex generale dell’Esercito e leader di Futuro Nazionale, Marcello Foa, giornalista ed ex presidente della Rai, l’economista Vladimiro Giacché, l’avvocato ed ex senatore Simone Pillon, il direttore della rivista Limes Lucio Caracciolo, l’economista Gabriele Guzzi, l’ex eurodeputato Antonio Maria Rinaldi e lo storico conduttore televisivo Michele Santoro.

Nutrita anche la componente militare, con la presenza dei generali in congedo Maurizio Boni, ex vicecomandante dell’Allied Rapid Reaction Corps, e Marco Bertolini, già comandante del Comando operativo di vertice interforze.

Il cartellone coinvolge persino la diplomazia vaticana, annunciando gli interventi di George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso, e di Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, oltre all’ex presidente della Cei Angelo Bagnasco.

COS’È LA FONDAZIONE FIDES ET RATIO

L’ente organizzatore del vertice è la Fondazione Fides et Ratio E.T.S., realtà culturale di ispirazione cattolica formalmente costituita a Brescia il 19 giugno 2025, sebbene il progetto originario risalga al dicembre del 2018. Nata dall’iniziativa di un gruppo di giovani bresciani alla ricerca di percorsi formativi alternativi rispetto alle tradizionali agenzie educative e parrocchiali, la fondazione si pone l’obiettivo ambizioso di preparare una nuova classe dirigente capace di affrontare quella che definiscono “il default del sistema del cosiddetto Occidente”.

Il manifesto del gruppo di “Amici, Socii et Comites” descrive l’epoca attuale come la fine di un ciclo storico inaugurato dall’Illuminismo, muovendo aspre critiche all’individualismo, allo scientismo e al progressismo, ritenuti responsabili di una deriva verso il nichilismo e il transumanesimo.

Sulle pagine web dell’organizzazione emergono in maniera chiara i legami con l’ala più tradizionalista della Chiesa e del mondo intellettuale, testimoniati da immagini che ritraggono i membri della fondazione accanto al cardinale Gerhard Ludwig Müller e allo storico Franco Cardini.

CHI È GIAN PIETRO CALIARI

Secondo Today.it, l’anima intellettuale e organizzativa dell’intero progetto è Gian Pietro Caliari, studioso classe 1962 di origini veronesi, esperto di relazioni internazionali e analisi geopolitica, effettivamente autore di diversi interventi nella sezione dedicata sul sito della Fondazione.

Ricostruirne la biografia è un’operazione complessa. Un dominio a suo nome risulta oggi inaccessibile, sebbene su un blog online sia disponibile un curriculum presumibilmente proveniente dal suo sito personale e risalente almeno al 2018.

Incrociando varie informazioni online, emerge che Caliari è stato dottorando dell’Università di Padova e che negli anni Novanta, ha collaborato come consulente con il Comune di Verona, curando progetti internazionali nell’anno in cui la città veneta ospitò il vertice Ecofin.

Un profilo istituzionale apparentemente consolidato in Kosovo: nel 2004, l’Osservatorio Balcani lo descriveva infatti come direttore del dipartimento per il monitoraggio e l’analisi dei media della Temporary Media Commission e vice-commissario temporaneo. Mentre in una bio apparsa su Limes nel 2006 risulta “Docente di Teoria delle relazioni internazionali” e “vicecommissario ai media dell’Amministrazione internazionale interinale del Kosovo (Unmik-Osce)” dal 2003 al 2006.

Autore di saggi sulla Santa Sede e sulla politica europea, nel 2006 è stato insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica.

Ancora secondo Today, attraverso le sue conferenze, l’esperto promuoverebbe una visione aspramente critica della società secolarizzata e dell’attuale assetto unipolare a guida americana. Già nell’estate del 2025, molto prima che le sue iniziative finissero sotto la lente della stampa nazionale, l’analista aveva ospitato in una scuola di formazione politica nel Bresciano lo stesso Roberto Vannacci. In quell’occasione, il generale era stato affiancato da Marco Bertolini, dal ricercatore Andrea Gaiani e dall’ex parlamentare Vito Comencini, animando una serata dedicata esplicitamente al Donbass, alla Crimea e all’analisi delle ragioni strategiche della Russia.

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