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Chi sono i veri padroni del Mondo

L’autoritarismo digitale si contrsataco la forza morale e la riscoperta del sacro. Il panel “i padroni del mondo” al Meeting di Rimini

L’autoritarismo dei tempi moderni non hai il volto di regimi militari ma quello, non meno inquietante, delle meta-nazioni digitali, big tech i cui bilanci sono paragonabili al Pil dei più ricchi Stati europei.

Il panel “I padroni del mondo” in scena al Meeting di Rimini con Stefano Lucchini, Group Chief Institutional Affairs and External Communication Officer Intesa Sanpaolo, Monica Maggioni, giornalista e conduttrice In mezzora e Luciano Violante, presidente Associazione Futuri Probabili, ha provato a tracciare l’identikit dei “padroni del mondo”.

AI PADRONI DEL MONDO LE REGOLE NON PIACCIONO

E ai “veri” padroni del mondo le regole non piacciono, le stringenti normative europee, volte a tutelare i diritti digitali e non dei cittadini europei, sono percepite come un ostacolo alla libertà di azione, di agire e trarre profitto senza contraddittorio. Una tendenza non particolarmente originale ma che ora trova una sponda nell’approccio idiosincratico alle regole del presidente statunitense Donald Trump.  “La differenza fondamentale tra diritto interno e diritto internazionale risiede nella mancanza di un’autorità superiore in grado di sanzionare chi viola le norme globali”, spiega Luciano Violante. Il guaio è che si è inceppato il meccanismo del consenso e l’inquilino della Casa Bianca ammette candidamente di non avere bisogno del diritto internazionale.

L’ECONOMIA DELLA FIDUCIA

Siamo entrati in un’epoca nella quale il potere si è diffuso, frammentato, moltiplicato. Un’epoca in cui nessuno controlla completamente il quadro e nella quale, proprio per questo, cresce il bisogno di responsabilità condivise – spiega Stefano Lucchini -. Il fatto di dire che nel nostro tempo c’è un eccesso di tecnica è porre un falso problema. Dovremmo invece concentrarci sulla carenza attuale di legami e su una sempre più pericolosa scarsità di significato condiviso”.

In questo contesto, ha affermato Lucchini, il vero potere è la capacità di generare fiducia: un capitale senza prezzo.

LA CONCENTRAZIONE DEL POTERE POLITICO E TECNOLOGICO

L’intreccio sempre più stretto tra politica e colossi tecnologici ha creato una concentrazione di potere economico, informativo e d’influenza senza precedenti nella storia dell’umanità. “Un potere che non agisce più soltanto dall’esterno, ma si è insinuato all’interno dei processi amministrativi e dei meccanismi di governo”, spiega Monica Maggioni ricordando il ruolo di Peter Thiel nell’ascesa di JD Vance. “In questo scenario – spiega la giornalista della Rai – si consuma la vera “guerra fredda” del nostro tempo, una battaglia aperta sul dominio dell’intelligenza artificiale tra Stati Uniti e Cina”. Al momento in vantaggio c’è la Cina, forte di 24mila pubblicazioni scientifiche sull’intelligenza artificiale. Il blocco occidentale si è fermato a 19mila. Se da un lato gli americani accelerano spinti dalle spinte e dai capitali della Silicon Valley, dall’altro Pechino risponde con un imponente piano coordinato dallo Stato confermato dall’enorme mole di pubblicazioni scientifiche sul tema, creando i presupposti per un possibile sorpasso strategico.

Nella corsa all’innovazione, l’Unione Europea si pone come baluardo dello Stato di diritto poichè continua a insistere su due fattori particolarmente sgraditi al mercato dei dati: l’imposizione di regole a tutela dei cittadini e la tassazione dei capitali.

LA FORZA MORALE SALVERÀ LA DEMOCRAZIA

Le regole sono il fondamento del vivere civile tuttavia la democrazia, per vivere e prosperare, non ha bisogno solo di regole ma anche di forza morale. Luciano Violante, rintraccia nella riscoperta del dialogo tra la dimensione laica e quella religiosa il lugo nel quale le democrazie liberali europee possono trovare la forza per respingere le spinte autoritarie che arrivano da est ma anche da ovest. “Siamo precipitati nel relativismo e nel giuridicismo, dimenticando che la democrazia non sta in piedi soltanto sulla base delle regole: ha bisogno di un fondamento etico e di valori morali condivisi – dice Violante -. Non è vero che tutto è uguale a tutto. Se abbandoniamo i criteri morali, finiamo per schierarci con chi ci conviene di più e non con ciò che è giusto”.

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