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Consob Risiko

Risiko bancario, perché ora la Consob è chiamata a intervenire: gli esposti e i nodi da sciogliere

Dopo l’esposto di Intesa Sanpaolo, anche i consumatori chiamano in causa l’Autorità di Borsa sulle contromosse di Mps. Il pressing su Stazi aumenta

Una settimana fa era stato uno dei principali attori del risiko, Intesa Sanpaolo, a chiedere l’intervento della Consob, fin qui rimasta sullo sfondo rispetto al terremoto che sta ridisegnando gli equilibri del sistema bancario italiano.

Mossa prevedibile, se è vero, come sosteneva ieri Massimo Giannini su Repubblica, “che queste grosse partite della finanza” in Italia finiscono “sempre in carte bollate”. Ora però sulla scrivania da poco occupata dal neo presidente dell’autorità di vigilanza Guido Stazi arriva anche l’esposto di Assoutenti, che si somma alla segnalazione del Codacons e all’interrogazione parlamentare a firma del co-presidente di Europa Verde Filiberto Zaratti. Per la Commissione il tempo del non intervento ora sembra davvero agli sgoccioli.

L’ESPOSTO DI ASSOUTENTI

L’associazione dei consumatori presieduta da Gabriele Melluso ha infatti formalizzato una richiesta di accertamenti indirizzata alla Consob e alla Banca d’Italia: pur non entrando nel merito della convenienza industriale delle operazioni, Assoutenti punta il dito contro la tempistica e le modalità con cui informazioni altamente sensibili sono finite in pasto al mercato.

Sotto la lente finiscono le indiscrezioni di stampa trapelate prima della chiusura delle contrattazioni, i colloqui preliminari tra Siena e Milano antecedenti alle operazioni e l’opacità dei processi di governance interna. L’obiettivo è garantire la massima trasparenza su sinergie ed effetti economici a tutela dei piccoli azionisti, esigendo il rispetto rigoroso della normativa europea sulla gestione delle informazioni privilegiate.

COSA CHIEDE INTESA

Di natura ben diversa l’iniziativa della scorsa settimana a firma del principale istituto di credito italiano. Il 26 agosto Intesa aveva già depositato un esposto formale in Consob per denunciare le criticità delle operazioni senesi, che tentano di sventare l’Opas lanciata su Rocca Salimbeni dal gruppo guidato da Carlo Messina.

Secondo Ca’ de Sass, il nodo giuridico centrale riguarda l’interpretazione della cosiddetta passivity rule. La doppia operazione su Banco Bpm e Banca Generali architettata dall’ad di Mps Luigi Lovaglio ha infatti incassato l’ok del suo board, ma secondo Intesa, qualsiasi mossa difensiva successiva al lancio della propria Opas avrebbe dovuto attendere il via libera di un’assemblea straordinaria dei soci, che Mps ha invece strategicamente convocato solamente per il 29 ottobre per guadagnare tempo.

Spiega bene il Sole 24 Ore: “il tema è l’interpretazione della passivity rule, le disposizioni di legge che mirano a salvaguardare la contendibilità delle società quotate impedendo azioni di contrasto se non autorizzate dai soci in assemblea con la maggioranza qualificata dei due terzi del capitale presente. Mps ha però convocato l’assemblea per il 29 ottobre, un tempo evidentemente ritenuto troppo lungo, da chi contesta, per evitare che nel frattempo la società non compia passi che non sono ancora stati autorizzati”.

LA SEGNALAZIONE DEL CODACONS

A rafforzare ulteriormente il pressing sulla Consob si era aggiunto anche il Codacons, che il 24 agosto ha inviato una segnalazione integrativa all’Autorità chiedendo di verificare la correttezza, la completezza e la tempestività delle informazioni rese al mercato da Mps.

Secondo il documento inviato all’Autorità di vigilanza, e visionato da questa testata, l’associazione dei consumatori evidenziava un’anomalia nella sequenza delle comunicazioni: il 31 luglio Mps aveva dichiarato l’interruzione delle interlocuzioni per una possibile aggregazione con Banco BPM. Tuttavia, poche settimane dopo, il 21 agosto, lo stesso istituto ha comunicato ufficialmente il lancio di due offerte pubbliche di scambio parallele su Banco BPM e Banca Generali, per un controvalore di circa 34 miliardi di euro. Alla luce di ciò, il Codacons chiedeva alla Consob di accertare il rispetto dell’art. 102, comma 8, del TUF in merito alla gestione delle indiscrezioni e della chiarezza informativa. Sollecitando peraltro una verifica sull’eventuale violazione della passivity rule, proprio come richiesto anche da Assoutenti: il nodo è chiarire se le nuove operazioni deliberate da Mps per 34 miliardi di euro possano ostacolare l’esito dell’offerta pubblica di acquisto e scambio già promossa da Intesa Sanpaolo. Per il Codacons, la trasparenza di queste operazioni è fondamentale per tutelare non solo i piccoli risparmiatori, ma anche le famiglie, le imprese e il livello di concorrenza del mercato bancario nazionale.

LA PARTITA POLITICA DIETRO IL RISIKO

Sul dossier è ancora poco chiara la linea del Governo, sebbene la presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia dato una direzione di massima (difesa dell’identità e del legame territoriale di Mps). Più netto invece il vicepremier Matteo Salvini, il quale ha elogiato il progetto del terzo polo bancario per fare concorrenza ai big del settore. E nonostante gli sforzi del responsabile economico Antonio Misiani, anche il Pd è apparso più che interessato, dal momento che un eventuale spezzatino di Mps sarebbe un argomento forte contro il Governo, quantomeno sul piano locale.

E con l’esposto di Assoutenti, è arrivata anche la presa di posizione del vicepresidente del Movimento 5 Stelle Mario Turco, delegato alle politiche economiche del partito, secondo il quale “l’aggregazione tra Mps e Banco Bpm, con i conseguenti effetti sugli assetti di controllo di Generali, appare sempre più chiaramente come l’opzione sostenuta dal Governo”.

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI ZARATTI

Alla fine, oggi è stato l’on. Filiberto Zaratti di Europa Verde a portare la questione in Parlamento, presentando un’interrogazione rivolta al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy.

Zaratti pone interrogativi sulla legittimità delle azioni promosse dall’ad di Mps Luigi Lovaglio, facendo suoi i dubbi sul rispetto della passivity rule, sulla regolarità dell’informazione al mercato e sulla governance interna. La richiesta ai Ministri è di valutare anche l’applicazione della normativa sul golden power, dato che l’operazione su Banca Generali potrebbe incidere in modo rilevante sugli assetti di Assicurazioni Generali, definita un gruppo di importanza strategica nazionale. Infine, l’Onorevole sollecita chiarimenti per capire se Autorità come AGCM, Banca d’Italia, BCE e IVASS siano state tempestivamente investite della questione, ciascuna per valutare i rispettivi impatti sulla concorrenza, la stabilità prudenziale e gli equilibri assicurativi del Paese.

I PROSSIMI SNODI DEL RISIKO

Mentre la Borsa esprime freddezza, penalizzando i titoli coinvolti con uno spread d’offerta persistentemente negativo e segnalando scetticismo sulla fattibilità del piano senese, il calendario di settembre si appresta a definire le sorti dello scontro.

Domani il consiglio comunale di Siena aprirà le danze con una seduta straordinaria dedicata alla salvaguardia del radicamento territoriale dell’istituto, seguita giovedì da un vertice tra enti locali e parlamentari toscani.

Lo spartiacque tecnico e politico-finanziario è però fissato al 10 settembre. In quella data l’assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo dovrà autorizzare l’aumento di capitale essenziale per servire l’offerta su Mps. Superato questo scoglio formale, l’operazione di Ca’ de Sass entrerà nella sua fase decisiva tra ottobre e novembre, sempre che la Consob non decida di rimescolare le carte in tavola.

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