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Maurizio Rasero

Banca d’Asti, perché il sindaco Maurizio Rasero si dimette dalla presidenza

Il sindaco di Asti Maurizio Rasero lascia la presidenza della Banca d’Asti. Caso chiuso?

Ad Asti sembrerebbe chiuso il braccio di ferro che si protraeva dalla scorsa primavera, quando il sindaco Maurizio Rasero aveva assunto la presidenza della Cassa di risparmio della città piemontese tra le proteste dell’opposizione.

Dopo la missiva di Bankitalia, che prospettava la possibile decadenza del sindaco-banchiere, Rasero ha annunciato ieri l’atteso passo indietro, scegliendo “la città”: questa almeno la versione resa in una lettera pubblica ai dipendenti, nella quale rivendica i risultati raggiunti, “primo tra tutti la mancata vendita dell’istituto bancario”. Ma come si è arrivati a questo punto?

IL CASO RASERO, IL SINDACO-BANCHIERE

Prima di assumere la presidenza della Banca di Asti, la scorsa primavera, Rasero aveva lasciato la presidenza della Provincia e, poco dopo, anche la vicepresidenza di Ream Sgr, per evitare il conflitto d’interessi che ne sarebbe derivato. Era però rimasto sindaco di Asti, nonostante le richieste di dimissioni. Poi, il 28 agosto, Bankitalia ha chiesto chiarimenti alla banca nell’ambito della procedura “fit and proper” avviata con la nomina di Rasero, prospettando una possibile decadenza.

IL CONFLITTO D’INTERESSI

Il nodo è la sovrapposizione tra il ruolo istituzionale del sindaco e quello di presidente dell’istituto di credito – non certo una realtà minore, dato che figura stabilmente nella top 15 delle banche italiane -, sulla cui governance Provincia e Comune hanno un peso tutt’altro che marginale.

Il cda della Banca di Asti è infatti nominato dall’assemblea attraverso il meccanismo del voto di lista, con la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, principale azionista, che attualmente esprime la maggioranza dei consiglieri (dieci), accanto alla Fondazione CR Biella (due) e a Banco Bpm (uno).

A sua volta, il Consiglio di indirizzo della Fondazione CR Asti è composto da 15 membri. Tre sono scelti all’interno di terne proposte dal Comune, due all’interno di terne proposte dalla Provincia, gli altri designati secondo quanto previsto dallo statuto tra enti e organizzazioni del territorio e dallo stesso Consiglio di indirizzo.

In altre parole, Rasero, in quanto sindaco, ha pesato sulla scelta di tre consiglieri della Fondazione, tra cui quello che ne è diventato presidente, Livio Negro. E la Fondazione ha poi approvato all’unanimità la lista per il rinnovo del cda della Banca di Asti, inserendo Maurizio Rasero al primo posto e indicandolo per la presidenza.

IL CASO È CHIUSO?

Con le dimissioni annunciate ieri, Rasero risolve il nodo del doppio incarico e spera di trascorrere gli ultimi mesi di mandato in Comune (non può ricandidarsi nel 2027) in un clima di maggiore serenità.

Le dimissioni saranno ufficializzate in un’assemblea da venire, e per la successione si fa il nome dell’ex sottosegretaria del Mef Maria Teresa Armosino, già nel cda della Banca, con la presidenza che dovrebbe passare nel frattempo al numero 2 dell’istituto, Gabriele Mello Rella.

Intanto però il caso è sbarcato  in Parlamento, con i deputati Daniela Ruffino (Azione) e Federico Fornaro (Pd) che chiedono al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti chiarimenti non solo sulla procedura di vigilanza, ma anche sul percorso che ha portato Rasero alla presidenza della banca.

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