Domani la Pontida più difficile per Salvini: la Lega nordista presenta il conto?
Sarà una “Pontida di rivolta”, come prometteva uno striscione apparso qualche settimana fa vicino al pratone, o una Pontida di battaglia, come nei desideri della segreteria leghista? E se battaglia sarà, contro chi?
Sulla carta, contro lo straniero che “non passa”: così recita lo slogan scelto per quest’anno, un richiamo alla Leggenda del Piave – e non ai leader stranieri della destra sovranista internazionale, che stavolta non “passeranno” dal raduno.
Per molti però il vero obiettivo è Matteo Salvini, assediato dall’ala nordista del partito, che chiede da tempo un cambio di rotta, fin qui puntualmente rinviato: una contestazione che si teme possa tracimare sul palco, sancendo la fine della sia leadership.
IL TIMORE DI UNA RESA DEI CONTI
Sono tanti gli interrogativi che aleggiano sullo storico raduno del Carroccio. Di sicuro c’è che una Lega così divisa, alla vigilia del suo giorno, non s’era mai vista. Si teme che l’appuntamento lanciato 36 anni fa dal fondatore Umberto Bossi – la cui assenza, da quest’anno, non sarà più una scelta – possa diventare il teatro di una resa dei conti tra le varie anime di un partito lacerato.
Sul banco degli imputati ci è finito inevitabilmente il segretario, accusato di aver snaturato lo spirito federalista e regionalista della fu Lega Nord, declinandolo in chiave sovranista e traslandolo su scala nazionale.
Un progetto che reggeva finché portava consensi. Ma ora il Capitano si trova davanti sondaggi impietosi, che attestano il Carroccio tra il 5% e il 6%, poco sopra il 4% di quando arrivò a via Bellerio. E non può più nemmeno giocarsi la carta Vannacci, che portò in dote 500 mila voti alle ultime Europee e oggi, invece, costituisce la principale minaccia.
NON PASSA LO STRANIERO: LA PONTIDA ITALIANA (E PADANA)
A differenza degli scorsi anni non si vedranno sul palco i Bardella, i Le Pen, gli Orbán e i Wilders. L’unico contributo “straniero” sarà un videomessaggio di Santiago Abascal, il leader del partito spagnolo Vox, incentrato sul tema dei confini a Ceuta.
Pontida torna così a una dimensione esclusivamente italiana. Si punta a riaffermare la centralità dei territori – forse per concessione del leader, forse per un pressing fruttuoso dei sui avversari interni – e degli amministratori locali, con interventi focalizzati su temi concreti: pensioni, giovani e sicurezza.
Spazio anche al lancio della candidatura per Milano di Silvia Sardone, la vicesegretaria che sfiderà il nome di Forza Italia – il sottosegretario alla Difesa di Matteo Perego di Cremnago – per rappresentare il centrodestra alle amministrative meneghine, insieme al nome che appoggerà Fratelli d’Italia, saldamente primo partito della coalizione.
LA LOGISTICA: I BUS, IL RADUNO LAMPO, I TIMORI SUI FISCHI
Al fine di prevenire contestazioni ed evitare immagini di spazi vuoti, la scaletta degli interventi sarà ridotta all’osso, i tempi saranno contingentatissimi – si parla di un’ora al massimo – e ai parlamentari verrà chiesto di mescolarsi alla folla.
I bus attesi da tutta Italia pare siano poco più di 100, rispetto agli oltre 200 rivendicati l’anno precedente. Per compensare la minore affluenza dalle regioni settentrionali, il partito ha strutturato un treno speciale da Roma e pacchetti integrati di viaggio e alloggio dedicati ai partecipanti provenienti dal Centro-Sud.
CHI SALE SUL PALCO?
Intanto, la manifestazione parte fin da subito divisa: la vecchia guardia a omaggiare il senatur alla messa in suo onore, mentre il pratone sarà inaugurato alle 17 dall’ala giovanile. Tra gli ospiti del preambolo anche Alessandro Verri, capogruppo della Lega in Comune a Milano.
Poi sarà la volta dei pesi massimi, ma è ancora poco chiaro chi interverrà dal palco. Verosimile attendersi i ministri Calderoli, Valditara e Locatelli, forse Giorgetti. E poi Giulia Bongiorno e il governatore del Veneto Alberto Stefani, oltre al plenipotenziario della Lega del Sud, Claudio Durigon.
Discorso a parte per la fronda dei nordisti: i “governatori” effettivi Fontana, Fedriga e Fugatti e quello ad honorem Zaia, in vista del raduno si sono fatti più cauti.
Ma durante l’estate, chi più chi meno, erano tutti d’accordo sulla necessità di un cambio di rotta. E rimane sul tavolo la questione, fin qui inevasa, della riorganizzazione in senso federale del partito, strutturata su basi territoriali distinte tra Nord, Centro e Sud, unitamente a una gestione maggiormente collegiale.
Quanto al capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo – il più esplicito nel chiedere un cambio di leadership e il primo nella blacklist di Salvini, secondo alcune indiscrezioni – ha già annunciato di voler portare sul palco le istanze sue e del Nord più critico. Un’eventualità che il segretario dovrà sventare se vuole che questa non sia la sua ultima Pontida.

